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sabato 26 novembre - Aggiornato alle 10:19

Umbria pronta a chiedere più autonomia su alcune materie, Tesei: «Risorse saranno centrali»

Giovedì parte in Conferenza Stato-Regioni la discussione sul ddl Calderoli. Presidenti divisi. La posizione dell’Umbria

La sede della Conferenza

di Daniele Bovi

Mentre la battaglia di fatto è già aperta l’Umbria è pronta a fare la propria parte sul tema dell’autonomia differenziata. Il gong è previsto ufficialmente per giovedì mattina a Roma, in Conferenza Stato-Regioni, dove il ministro degli Affari regionali Roberto Calderoli discuterà insieme ai presidenti la proposta di legge sull’autonomia differenziata. Il testo è stato anticipato alle Regioni e rappresenta, di fatto, uno dei cavalli di battaglia politicamente più importanti per la Lega. I governatori del Nord – anche in modo politicamente trasversale – puntano a ottenere qualche risultato in tempi brevi, mentre diversi di quelli del Sud chiedono il ritiro del testo. In mezzo c’è FdI, freddina sul tema.

Pro e contro Calderoli lo ha messo in cima alla lista degli obiettivi mentre il presidente della Campania, il dem Vincenzo De Luca, mercoledì ha chiesto il ritiro del ddl: «È un provvedimento che genera solo caos – ha detto mercoledì – e che spacca in due il Paese. Faremo un fronte con altre Regioni del Sud come Calabria, Basilicata, Puglia, Molise e Lazio ma ci sono segnali per un sostegno anche da parte delle Regioni del Nord. Da domani siamo in battaglia per difendere l’ unità nazionale». Il ministro ha risposto sostenendo che si tratta solo di «una bozza di lavoro per iniziare a confrontarci e a lavorare», auspicando che «la versione definitiva di questo testo possa essere scritta con il contributo di tutte le Regioni». Tra i favorevoli c’è il presidente dem dell’Emilia Romagna (e più che probabile candidato alla segreteria del partito) Stefano Bonaccini, al quale si è aggiunto pure il collega toscano Eugenio Giani, che punta in particolare su beni culturali e geotermia. In tutto questo, FdI con Fabio Rampelli mercoledì ha spiegato al Fatto quotidiano che «per noi i livelli essenziali di prestazione sono imprescindibili e lo ribadiamo ancora oggi», e che «l’autonomia differenziata va approvata senza mettere a repentaglio l’unità dello Stato. Non possono esserci Regioni di serie A e di serie B».

I Lep Uno dei punti chiavi di tutta la vicenda è quello dei Lep, sigla che sta per Livelli essenziali di prestazione. L’articolo 117 della Costituzione spiega chiaramente che è lo Stato ad avere la potestà esclusiva sulla «determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale»; motivo per cui chi si oppone giudica intollerabile che non ne venga prevista a monte la definizione. Infatti stando alla bozza degli disegno di legge anticipata alle Regioni, non c’è più l’obbligo per il governo di stabilire i Lep prima di firmare gli accordi diretti sulle materie da delegare alle Regioni; al suo posto solo un termine di un anno dopo il quale, se i Lep non vengono approvati, le funzioni potrebbero comunque essere assegnate alla Regione.

Tesei E in tutto questo qual è la posizione dell’Umbria? «Per quanto ci riguarda – dice a Umbria24 la presidente Donatella Tesei – abbiamo già fatto un lavoro di approfondimento sulle possibili materie di nostro interesse. Quali? Stiamo facendo in questi giorni delle riflessioni con le nostre strutture: penso ad alcuni che possono caratterizzarci come la gestione dei beni culturali, la protezione civile e la tutela del territorio e altre sulle quali serviranno ulteriori approfondimenti per adottare scelte consapevoli». Tesei parla anche di un altro tema sul quale batte spesso: «Penso – dice – alla possibile perequazione relativamente alle infrastrutture, possibilità data dall’articolo 119 della Costituzione; ho molto a cuore il tema delle infrastrutture e del nostro isolamento e stiamo facendo un lavoro anche a livello europeo. Su questo chiederemo degli approfondimenti». La questione chiave però è quella che riguarda le risorse: «Bisogna capire – sottolinea sul punto Tesei – quali potrebbero essere i trasferimenti per gestire l’autonomia. Tutto è legato a questo. Domani approfondimento, la discussione è solo all’inizio e bisogna tenere conto che le Regioni – per bilanci, entrate e conformazione – non sono tutte uguali».

LA PARTITA DELL’AUTONOMIA AVVIATA NEL 2018

Il precedente L’argomento era stato affrontato a più riprese anche dalla giunta Marini, in particolare nell’ipotesi dell’allora Macroregione. Nel 2018 venne approvato un documento che prevedeva quattro temi sui quali chiedere una maggiore autonomia: la valorizzazione dei beni culturali, istruzione, salute e protezione civile, con una particolare attenzione alla prevenzione sismica. «La richiesta che noi faremo al governo – spiegava all’epoca l’assessore Antonio Bartolini – è quella di un’autonomia maggiore su materie dove abbiamo dato il meglio di noi». La discussione poi si arenò, complice anche la caduta dell’esecutivo l’anno seguente, e ora è pronta a ripartire. Di sicuro non sarà facile.

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