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sabato 27 febbraio - Aggiornato alle 10:30

Umbria, dalla Codogno d’Italia a laboratorio sulle varianti: cosa c’è dietro la visita del ministro

I retroscena e gli scenari di un incontro nel fuoco della pandemia: la zona rossa umbra e quella di Speranza

di Maurizio Troccoli

Il saliscendi dei momenti tempestosi è lo stesso che pervade l’Umbria. In pochi giorni, se non in poche ore, siamo passati dalla Codogno d’Italia a laboratorio nazionale contro il nuovo nemico del Covid: le varianti.

IL MINISTRO IN ZONA ROSSA

L’una o l’altra Cambiamento che significa tante cose e che ribalta il paradigma non soltanto dell’immagine della nostra Regione ma, paradossalmente, anche le quote di aiuti, con soldi, vaccini, anticorpi monoclonali, personale sanitario. Insomma tutto l’arsenale di richieste messo in piedi in questi ultimi tempi.

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Il paziente o lo studente Se sei il paziente più grave d’Italia è un conto. Se invece sei lo studente più bravo è un altro. Probabilmente in entrambi i casi hai bisogno di aiuti. Ma in maniera differente. Andiamo per ordine.

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La Codogno d’Italia L’Umbria della Codogno d’Italia, quella che vede le troupe televisive nazionali alle porte dell’ospedale del capoluogo, sotto assedio della pandemia, è l’Umbria sotto il mirino della critica. L’ultima della classe. Quella che si è fatta sfuggire la situazione di mano. Che ha fatto scoppiare i focolai, territoriali e ospedalieri. Che non è riuscita ad assumere i medici e neppure a trattenersi gli anestesisti, i propri, quelli umbri, facendoseli sfilare da altre Regioni. Quella che non c’acchiappa con l’ospedale da campo senza medici, da dove prendere i respiratori che saranno portati nei reparti. Quella costretta a improvvisare terapie intensive, persino nelle sale operatorie, sperando che a nessuno accada nulla di grave, da richiedere un importante intervento chirurgico. Quella cioè che negli ospedali non attiva tempestivamente le restrizioni necessarie, sugli accessi, sui percorsi puliti e sporchi, sulla turnazione del personale e su tutto il resto a cui abbiamo assistito. E’ l’Umbria che, in sostanza, chiede: tirateci fuori da questo guaio. Dateci soldi, uomini e vaccini, più delle altre regioni.

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Laboratorio d’Italia L’Umbria laboratorio d’Italia, è invece la narrazione che ha cominciato a prendere forma proprio mentre il main stream diffondeva, nei Tg, sui siti internet, nei talk show e sulla stampa di tutto il paese, l’immagine delle strade deserte del centro perugino e del fuggi fuggi tra le corsie. E’ lo storytelling che la Regione ha contrapposto: altro che ‘Codogno’, l’Umbria sta lavorando per tutti voi italiani. Presto ve ne accorgerete.

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Scenario ribaltato Pochi giorni, poche ore e le agenzie battono la notizia che poi è diventata titoli di giornali per più giorni: la variante inglese non è solo in Umbria o nella sua zona rossa, ma in tutto il Centro Italia, in maniera poderosa, e nel resto d’Italia, in maniera minore ma progressiva. Poi il titolone: «In 5, 6 settimane – parola di Silvio Brusaferro, presidente Iss – sostituirà il virus precedente in tutta Italia». E ancora: «Il lavoro che è stato fatto in Umbria – parola di Giovanni Rezza, direttore Igiene del ministero della Salute – ci ha permesso di sapere di più, su come affrontare le varianti». Cioè, ci ha permesso di affrontare il nuovo nemico.

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Cosa è accaduto Inciso: L’Umbria è stata brava – è stato affermato anche dal coordinatore del Comitato tecnico scientifico Agostino Miozzo – a sollevare l’attenzione sulle varianti e a prendere le contromisure dei restringimenti. Sostanzialmente l’Umbria si è accorta che venivano contagiati soggetti che avevano già avuto il covid, personale medico già vaccinato, alcuni persino con seconda dose, e dell’anomalia della progressione del contagio in alcuni focolai territoriali, come Magione e ospedalieri, in alcuni reparti e poi da un reparto all’altro. Ha quindi alzato le antenne e chiesto il sequenziamento (è il caso di sottolineare come sequenziare e processare siano attività diverse) dei tamponi sospetti (quelli che presentavano «la proteina spike senza S»). Sequenziamento, che confermerà il sospetto, ma circa un mese dopo dall’invio, dando vantaggio al virus.

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Nel Paese Quindi il passaggio alla dimensione nazionale. Ogni regione sequenzi tamponi random e vediamo quanto è diffusa la variante. Risultato: quella inglese c’è dappertutto. E dove c’è di meno, presto sarà completamente sostituita.

La narrazione Tradotto nella narrazione: l’Umbria, ultima della classe a bloccare la ‘terza ondata’, in controtendenza con tutte le altre regioni, diventa la prima a fronteggiare le varianti insegnando a tutti come dovranno fare.

La politica Tra gli estremi del paradigma c’è il mezzo. Ed è la politica. Dove ognuno tira la veste dal lato che conviene. Chi verso la prima, chi verso la seconda ipotesi. I fatti però dicono che oltre a Brusaferro, Rezza e Miozzo, i vertici dell’emergenza nazionale, il primo tra questi,  il ministro, appena informato da Draghi  di essere riconfermato, non ci pensa due volte e si tuffa nel fuoco dell’epidemia, in zona rossa. Tra l’altro governata dalla Lega. Se avesse giocato la politica spietata del consenso probabilmente avrebbe ascoltato chi gli ha suggerito di lasciare il mondo com’è e che ognuno si assuma le proprie responsabilità. Perchè cioè infilarsi personalmente in una situazione disastrosa? Non ha giocato la politica del consenso? Probabilmente la verità è nel mezzo.

Le carte di Tesei Tesei può giocarsi le proprie carte: è la conferma che siamo laboratorio d’Italia. Dateci gli strumenti. Occhio però alle voci fuori dal coro: mercoledì la professoressa Mencacci della Microbiologia perugina, in un articolo de La Nazione, firmata da Michele Nucci, parla di una incidenza dell’Inglese in linea con il resto d’Italia: «’6,4% nel primo studio di prevalenza e 17% in un secondo studio».

La zona rossa di Speranza Sul fronte opposto: dal rosso partito di Roberto Speranza, qualcuno avrebbe fatto notare: ma come è andato in soccorso della Lega? Da ambienti vicini al ministro si apprende che c’è innanzitutto un gradimento per alcuni livelli tecnici: primo tra tutti il direttore Claudio Dario. Per chi parla poco, i fatti sarebbero meglio interpretabili delle parole. E direbbero, che il Governo ha preso in mano la situazione, governandola per risolverla.

Vaccini per l’Umbria Sulla promessa dei vaccini in più per l’Umbria, su cui qualcuno si sarebbe sbilanciato, c’è chi fa muro, ricordando che uno squilibrio sarebbe difficile da motivare. Il controcanto è che si può dosare, da parte della centrale d’acquisti, la somministrazione in base alla diffusione del contagio. Ed è nero su bianco. A chi togliere eventualmente le dosi da destinare all’Umbria? Rebus complicato, probabilmente, poco per parte. Probabilmente centellinando le nuove umbre. Probabilmente aspettando l’evoluzione sulle provvigioni. Compresa la partita delle Regioni che vogliono acquistare in autonomia, tra cui l’Umbria. Ma il Governo sottrarrebbe le quote autoprocacciate. Si libererebbero per gli umbri? Presto per dirlo.

La partita dei brevetti Mentre è chiaro che la partita, per Draghi, si sposta sul livello dei brevetti. Poche aziende non possono approvvigionare il mondo intero. E, i paesi poveri del mondo, non potranno rimanerne fuori. Manovre in corso quindi per farsi trovare pronti ad autoprodurre. A tutto c’è un prezzo. Se non può più esistere un Albert Bruce Sabin.

 

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