martedì 16 luglio - Aggiornato alle 10:20

Thyssenkrupp-Tata, Acciai speciali Terni fuori dalla joint venture

Occhi puntati sul sito di viale Brin, Nevi di Fi e Rossi del Pd: «Il gruppo tedesco chiarisca le proprie intenzioni su Ast»

Tk-Ast (foto Rosati)

«Le attività di Material Services, tra cui Acciai speciali Terni, non sono interessate alla joint venture». Con queste parole la direzione aziendale di viale Brin argina i timori delle prime ore.

La joint venture «In Tata – ha commentato l’amministratore delegato di Thyssenkrupp Ag Heinrich Hiesinger – abbiamo trovato un ottimo partner sia a livello strategico che culturale. Condividiamo un chiaro orientamento alle prestazioni e la stessa comprensione della responsabilità imprenditoriale verso la forza lavoro e la società». Entrambi i partner aspirano alla leadership di qualità e tecnologia nell’industria siderurgica europea e sviluppano continuamente prodotti e soluzioni innovative per i clienti. Thyssenkrupp e Tata hanno un Dna culturale ugualmente caratterizzato dalla volontà di abbracciare i cambiamenti al fine di garantire il loro futuro.

Le reazioni «L’inizio della joint venture tra ThyssenKrupp e Tata Steel entro la fine del 2018 apre scenari inediti e nuovi nell’ambito della siderurgia europea – commenta il senatore Pd umbro Gianluca Rossi -. Le voci sull’operazione si ricorrono da tempo, tanto che il 7 aprile 2016 ho scritto una lettera al Presidente del Consiglio Renzi chiedendo di approfondire e vigilare sulle ripercussioni che l’Italia potrebbe patire. Rinnovo quell’invito all’attuale Presidente Gentiloni e al ministro Calenda, affinché si interloquisca anche con la Commissione europea al fine di garantire un futuro certo alla siderurgia continentale ed evitare gli errori del recente passato».

Gianluca Rossi Quanto alla perdita dei 4.000 posti di lavoro, Rossi: «Terni ha già pagato il conto di accordi non industriali ed ha subito tagli e ripercussioni sociali, per cui si chiariscano senza ‘pacche sulle spalle’ le ragioni per cui non saremo coinvolti dall’accordo. Si manifestino chiaramente i piani di ThyssenKrupp, senza lasciarci nuovamente in balia di fumosità. Le domande sono sempre le stesse: siccome per la produzione inox in Tk rimarrà solo Terni, si dica con quali prospettive e con quale proprietà. Inoltre è da chiarire se gli annunciati tagli di personale riguarderanno solo i siti tedeschi o se a Terni verremo nuovamente coinvolti, cosa che, dopo la vicenda del 2014, sarebbe inaccettabile oltre che improponibile, pena un ridimensionamento strategico del sito ternano. Per tali ragioni auspico chiarimenti e interventi del Governo tesi a chiarire quanto ora messo nero su bianco».

Raffaele Nevi A proposito di siderurgia, le variabili in campo restano molteplici: «Il Presidente del Parlamento europeo Tajani, i all’Assemblea nazionale di Federacciai, ha citato Terni e ha parlato a lungo della questione ancora aperta relativa alle misure antidumping nei confronti della Cina e della necessità che gli Stati membri modifichino le regole antitrust che tanto hanno danneggiato l’acciaieria ternana. Non possiamo stare a guardare – le parole del capogruppo regionale Fi Raffaele Nevi – occorre che la Marini, come è scritto nella mozione approvata la settimana scorsa, alzi la sua voce a livello nazionale. In più occorre che il Ministero dell’Industria convochi a breve ThyssenKrupp per capire finalmente e definitivamente se vogliono continuare a puntare su Terni (con un coerente piano di investimenti che deve riguardare l’azienda ma anche la città con particolare riguardo per l’ambiente) oppure no. In quel caso l’Italia deve attrezzarsi per fare in modo che ThyssenKrupp esca e l’impianto di Terni venga rilevato da chi ha realmente intenzione di investire in questo settore».

 

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