domenica 24 maggio - Aggiornato alle 23:30

Test rapidi, è scontro sul prezzo pagato. Tensione anche sul Comitato di controllo

I dem all’attacco di Coletto mentre sull’organismo di garanzia duto botta e risposta tra Lega e M5s

L'aula del Consiglio regionale

di D.B.

C’è il prezzo pagato per i test rapidi al centro del nuovo round tra il Pd e la giunta regionale. Nel mirino dei dem Bori e Bettarelli, in particolare, l’intervista rilasciata a Umbria24 dall’assessore alla Sanità Luca Coletto, e soprattutto il passaggio in cui il leghista spiega che «non è vero che i test sono costati 16 euro perché abbiamo fatto fare una verifica all’Anac e sarà quest’ultima a definire il prezzo giusto. Quello sarà il prezzo vero che saranno pagati». Il Pd mette sul tavolo la determina dirigenziale di fine marzo con cui sono stati acquistati 15 mila kit ‘pungidito’ dalla Vim spa di Città di Castello, la ditta dell’imprenditore Vincenzo Monetti.

L’INTERVISTA A COLETTO

OSPEDALE DA CAMPO, FASCICOLO DELLA CORTE DEI CONTI

Il prezzo «Si decide di scegliere uno specifica ditta e un preciso prodotto in maniera discrezionale. Se in prima battuta – dicono – a seguito di una ‘contrattazione informale sul prezzo’ l’azienda conferma la possibilità di fornire immediatamente i test ‘al costo di euro 27 cadauno’, di gran lunga più alto del prezzo di mercato e di quello sostenuto dalle altre Regioni. Poi il prezzo crolla magicamente in poche ore e leggiamo che ‘con nota del protocollo regionale n. 56194 del 23/03/2020, la ditta V.I.M. Spa ha proposto 15 mila test al prezzo di euro 16 cadauno’. Così si determina ‘di affidare alla ditta V.I.M. spa la fornitura di 15 mila test rapido sierologico da pungidito screen-test covid 19 per l’importo di euro 16 a test, per complessivi euro 240 mila, oltre Iva al 22 per cento’ per un totale, dunque, di quasi 300mila euro di soldi pubblici». E nella determina, concludono i dem, si scrive che metà importo è stato pagato: «Condividiamo appieno solo una frase della sua intervista: “i numeri sono questi, le altre sono chiacchiere”».

TEST RAPIDI, GIUNTA NEL MIRINO 

Il Comitato Ma lo scontro tra maggioranza e opposizione prosegue anche sull’ultima seduta, saltata causa abbandono dei consiglieri della Lega, del Comitato di controllo presieduto dal pentastellato Thomas De Luca. Anche la vigilia della riunione, alla quale ha partecipato il direttore della Sanità Claudio Dario, era stata ad alta tensione dato che la Lega avrebbe voluto sapere in anticipo le domande su test rapidi e ospedale da campo; altrimenti la seduta sarebbe saltata, com’è successo. I leghisti sostengono di «non poter tollerare che il Comitato venga utilizzato in maniera strumentale», sottolineando di «essere stati costretti ad abbandonare la seduta in quanto era l’unico modo per non continuare a spingersi in ambiti che non sono consentiti da Statuto e regolamento».

Domande e polemiche La tensione, e il nervosismo sul tema, è testimoniato anche dall’invito, fatto dagli uffici, di sottoporre al voto (e quindi all’approvazione della maggioranza) «quale e come argomento affrontare in commissione – scrive De Luca – quali domande porre e a chi, assoggettando gli argomenti al veto della maggioranza. Ciò avrebbe comportato l’esautoramento totale delle minoranze non solo al Comitato ma in tutte le commissioni permanenti». Domande secondo De Luca legittime mentre per la Lega il pentastellato il Comitato viene condotto dal presidente «come se incarnasse le funzione insieme del Tar, della Corte dei conti e di una commissione di inchiesta». Da registrare poi in casa della Lega il caso di Eugenio Rondini, in un primo momento revocato dal suo partito dalla vicepresidenza del Comitato e poi ripristinato dopo pochi giorni. Tutti episodi che fanno dire ad alcuni, in maggioranza, che serve un modo migliore di gestire i lavori da parte dei sostenitori della giunta.

Twitter @DanieleBovi

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