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sabato 8 agosto - Aggiornato alle 19:54

Terremoto e non solo, mille imprese ai raggi X. Nuovo prefetto: «Sforzi da moltiplicare»

A Perugia si è insediato Armando Gradone: «Sindaci sono i pilastri della democrazia. Su alcol e droghe serve lavorare insieme»

Il nuovo prefetto Armando Gradone (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Dalla lotta all’abuso di droghe e alcol a quella contro le mafie, dal rilancio economico di un territorio piegato dall’emergenza sanitaria alla collaborazione istituzionale. Mercoledì mattina a Perugia il nuovo prefetto Armando Gradone, che ha preso il posto di Claudio Sgaraglia, ha tenuto una conferenza stampa in occasione del suo insediamento. Avellinese classe 1958, al pari di tanti altri uomini e donne del Sud ha «risalito la corrente come i salmoni», studiando per un periodo a Perugia per poi trasferirsi a Roma. Appassionato di montagna e fumatore autodefinitosi «globale» («dalle sigarette ai sigari, più raramente la pipa»), nel suo curriculum ci sono esperienze come quella di prefetto a Siracusa, negli anni passati principale porta di ingresso dei flussi migratori con centinaia di sbarchi e decine di cadaveri recuperati in fondo al mare. Un’esperienza molto impegnativa anche sul piano umano come ricorda lo stesso Gradone, poi trasferito a Siena e infine a Perugia.

Conoscere la lingua Uomo che si definisce «molto curioso e che ascolta molto», Gradone ha l’intenzione di «conoscere la lingua sostanziale del territorio», ovvero mentalità e problemi, capendone i bisogni: «Vorrei partire – dice – dalle domande che arrivano dal territorio, conoscendone ogni minimo dettaglio, per poi lavorare dietro le quinte come dovrebbero fare i prefetti, senza protagonismi. La Sicilia e la Toscana sono per me una seconda patria, e vorrei che lo diventasse anche Perugia». E a proposito del lavoro da fare, Gradone spera di poter moltiplicare gli sforzi a proposito dello «screening, continuo ed efficace», relativo alle imprese che operano in Umbria. Ovviamente Gradone si riferisce al rischio di possibili infiltrazioni criminali ricordando che «in un anno qui sono stati passati ai raggi X più di mille imprenditori»; un lavoro «ad ampio raggio», con al centro non solo l’area del terremoto.

Criminalità Per quanto studiato fino a ora, sul problema delle infiltrazioni mafiose il neo prefetto ribadisce un dato noto, ovvero che «non sembrano sussistere organizzazioni radicate, anche se questo non significa che l’Umbria non possa essere un terreno fertile. Bisogna prevenire le mire di soggetti che nessuno vorrebbe a casa nostra». Il «rischio potenziale c’è», specialmente per quanto riguarda il riciclaggio, ma accanto a esso c’è anche una «ottima e radicata collaborazione tra le forze dell’ordine e la magistratura». Spostando l’attenzione su alcol e droghe, una certa preoccupazione c’è, oltre che per il ritorno dell’eroina, anche per l’abbassamento dell’età media in cui «si inizia ad avere abitudine con queste sostanze; un fenomeno che caratterizza Perugia come altre realtà». Per il prefetto, che ricorda di aver lavorato molto in passato con scuole e università, «il contrasto non può essere solo repressivo: serve un lavoro di lunga lena che deve impegnare tutte le istituzioni, in primis quelle formative».

Rilancio economico Il proprio ruolo Gradone vuole giocarlo anche sul fronte del rilancio economico, spiegando che «va aiutato il tessuto imprenditoriale del paese a recuperare nuove prospettive di rilancio e questa terra più di altre ha in sé capacita ed energie per farlo». Il lavoro, da portare avanti con tutti i soggetti coinvolti, «non sarà breve» ma sarà certamente importante, anche perché «se questa crisi non troverà valide prospettive di recupero e rilancio si potrebbero aprire aree di disagio in grado di alimentare fenomeni di notevole problematicità; bisogna fare di tutto perché ciò non accada e alimentare in ogni modo l’occupazione, affinché nessuno rimanga indietro».

Il ruolo dei sindaci Un lungo capitolo Gradone ha voluto dedicarlo alla collaborazione istituzionale («nessuno può stare chiuso dentro la propria torre a difesa dei rispettivi perimetri di competenza»), mettendo in particolare luce il ruolo dei sindaci, «protagonisti fondamentali dell’impegno delle istituzioni a favore dei cittadini. Sindaci e Comuni sono i pilastri del sistema democratico e se possibile vorrei essere presente nelle aule comunali per cercare il confronto. Ogni volta che entro in quelle sale sento di essere nel luogo fondamentale della democrazia: è quello il primo fronte istituzionale chiamato a tradurre in progetti le istanze dei cittadini».

Twitter @DanieleBovi

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