sabato 19 ottobre - Aggiornato alle 09:56

Terni, Sprar e centri di accoglienza: «Il Comune collabori con il governo, tempi stretti»

Filipponi (Pd): «Il ministero pronto a rifinanziare i servizi, il sindaco deve fare chiarezza sulla volontà dell’amministrazione»

«Leggiamo ormai da giorni di una amministrazione comunale divisa sulla posizione da prendere in merito agli Sprar. Noi chiediamo, senza alcuna polemica ideologica ma affrontando la questione con sano e costruttivo pragmatismo, che il Comune di Terni, sui centri di accoglienza, collabori con il governo centrale». Così Francesco Filipponi, capogruppo in Comune del Partito democratico, in una nota affronta il tema dei servizi di accoglienza e delle politiche di Palazzo Spada in materia. Anche perché «il 30 giugno 2019 ci sarà una scadenza tecnica per accreditarsi nei siti del ministero degli Interni, in attesa che il ministro durante l’estate emani il decreto sul futuro dell’accoglienza».

I piani «Il progetto Sprar di Terni – prosegue Filipponi – nei prossimi giorni ultimerà la ripulitura della facciata del Liceo Tacito, dove peraltro si diplomerà anche un ragazzo che è stato ospite nel progetto di accoglienza con sua mamma diversi anni fa. In una fase in cui da 3 anni non ci sono più arrivi a Terni di profughi, abbandonare progetti per l’accoglienza di poche decine di persone, il numero non ha mai superato le 70 unità, che comunque dovranno rimanere in città, e mandare indietro 1.500.000 di euro all’anno, sarebbe surreale. Risorse che sono sempre servite a gestire un fenomeno che esisterebbe comunque ma senza governo e senza servizi. La decisione in un verso o nell’altro sarebbe presa anche sopra la testa dei Comuni della zona sociale coinvolti. Sarebbe l’inizio dell’insicurezza vera, di percorsi autentici di marginalità, con motivi di preoccupazione anche per prefettura e questura. I progetti Sprar  e Sipromi sono la risposta, non sono il problema. E quei soldi non si possono utilizzare per anziani, ragazzi o per le buche: il Governo italiano dovrebbe mandarli indietro all’Unione Europea. Per questo chiediamo al sindaco di non ascoltare gli ululati ideologici di qualche suo assessore – peraltro non condivisi dalla gran parte della giunta – ma di procedere all’accreditamento».

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