mercoledì 30 settembre - Aggiornato alle 04:44

Terni, Corte dei Conti boccia il piano di rientro: esclusi altri ricorsi, dissesto vicino

Riunione fino a tarda notte: non arrivano le dimissioni del sindaco, atteso atto del prefetto da portare in consiglio Opposizioni durissime

leopoldo-di-girolamo-terni
Leopoldo Di Girolamo

di Massimo Colonna

Nel primo pomeriggio di mercoledì è arrivata la decisione della Corte dei Conti a sezioni unite: bocciato il ricorso dell’amministrazione comunale per il piano di rientro. Ora la parola passa al sindaco che si dice in attesa del dispositivo e intanto ha convocato una riunione urgente a Palazzo Spada. Le norme tirano in ballo il prefetto e il consiglio comunale per la fase di dissesto, a meno che il Comune di Terni non intenda procedere con ulteriori ricorsi.

Riunione fino a tarda notte Un’ipotesi, questa, che viene esclusa in tarda serata, quando è ancora in corso la riunione. Secondo quanto risulta, il sindaco Leopoldo Di Girolamo e i suoi assessori non sarebbero intenzionati a presentare ulteriori ricorsi, accettando dunque di fatto la bocciatura della Corte dei Conti. Le dimissioni del sindaco, è quanto apprende Umbria24 in serata, non arriveranno in queste ore. Nella riunione tra giunta e tecnici di Palazzo Spada, infatti, è stato analizzato lo scenario previsto dal Tuel, col prefetto che invia al Comune di Terni l’atto che sancisce il dissesto. Il documento deve essere presentato all’aula che entro venti giorni deve deliberare il dissesto.

Parla il sindaco Nel primo pomeriggio era stato lo stesso sindaco a confermare la bocciatura della Corte dei Conti:«Ho appena ricevuto notizia dallo studio legale che ha seguito la procedura del ricorso – ha dichiarato Di Girolamo – che le Sezioni riunite  hanno respinto il ricorso presentato dal Comune di Terni in merito al piano di riequilibrio finanziario dell’ente. Prendiamo atto del pronunciamento della magistratura contabile, rimaniamo in attesa di leggere il dispositivo e della applicazione delle procedure di legge che ne conseguiranno così come prevede in queste circostanze il testo unico degli enti locali».

Cosa succede ora La situazione politica a Palazzo Spada resta in fermento, anche dopo la riunione di giunta, nell’ambito della quale si sarebbe esclusa la possibilità di presentare ricorso in merito al parere della Corte dei  Conti regionale, quello sulla irricevibilità, oppure di presentare ulteriore ricorso al Tar, sostenendo la tesi per cui il piano di Palazzo Spada con la richiesta di accesso al fondo di rotazione, non è stato mai preso in esame, visto che il ricorso in questione era relativo al piano A, ossia quello senza richiesta di fondo di rotazione.

La legge In questa situazione, normative alla mano, l’art. 243 quater comma 7 del Tuel  prevede l’applicazione dell’art. 6 comma 2 del dlgs 149/20011, con il prefetto che assegna al consiglio comunale il compito di esprimersi, entro 20 giorni, sul dissesto finanziario dell’Ente». Ecco cosa dice il testo in esame: «La mancata presentazione del piano entro il termine di cui all’articolo 243-bis, comma 5, il diniego dell’approvazione del piano, l’accertamento da parte della competente Sezione regionale della Corte dei conti di grave e reiterato mancato rispetto degli obiettivi intermedi fissati dal piano, ovvero il mancato raggiungimento del riequilibrio finanziario dell’ente al termine del periodo di durata del piano stesso, comportano l’applicazione dell’articolo 6, comma 2, del decreto legislativo n. 149 del 2011, con l’assegnazione al Consiglio dell’ente, da parte del Prefetto, del termine non superiore a venti giorni per la deliberazione del dissesto».

Dal prefetto Mentre l’articolo 6, comma 2, del decreto legislativo 149/2011 spiega che «la competente sezione regionale, accertato l’inadempimento, trasmette gli atti al Prefetto e alla Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica. Nei casi previsti dal periodo precedente, ove sia accertato, entro trenta giorni dalla predetta trasmissione, da parte della competente sezione regionale della Corte dei conti, il perdurare dell’inadempimento da parte dell’ente locale delle citate misure correttive e la sussistenza delle condizioni di cui all’articolo 244 del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000, il Prefetto assegna al Consiglio, con lettera notificata ai singoli consiglieri, un termine non superiore a venti giorni per la deliberazione del dissesto. Decorso infruttuosamente il termine di cui al precedente periodo, il Prefetto nomina un commissario per la deliberazione dello stato di dissesto e dà corso alla procedura per lo scioglimento del consiglio dell’ente ai sensi dell’articolo 141 del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000».

@tulhaidetto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.