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giovedì 21 ottobre - Aggiornato alle 17:04

Terni, aiuti agli afghani sì ma non a Lgbt: spaccata anche la minoranza

Ok della II commissione all’atto per i corridoi umanitari: sul testo finale lo zampino della Lega, Maggiora cita il diritto a non emigrare

di Maria Sole Giardini

La seconda commissione consiliare del Comune di Terni lunedì 11 ottobre ha approvato con sei voti favorevoli e due astensioni, dopo un lungo dibattito, un atto presentato dal capogruppo Pd Francesco Filipponi, notevolmente modificato con emendamenti a firma Lega. L’atto in questione era stato presentato il 31 agosto scorso e chiedeva di sollecitare il governo e le istituzioni a intervenire per favorire i corridoi umanitari tesi a portare in salvo i cittadini afghani perseguitati nel loro Paese, coinvolgendo il territorio ternano. Si era anche tentato di discuterlo nell’ultima seduta di consiglio comunale ma la maggioranza aveva chiesto di rinviarlo in commissione. Motivo del rinvio? Probabilmente togliere l’articolo che parlava di corridoi umanitari per le persone Lgbt+. Infatti l’emendamento proposto dal capogruppo della lega Federico Brizi ha di fatto tolto ogni specifica dell’atto originario che distingueva tra donne sole, bambini e bambine e persone Lgbt+ sostituendolo con un più generico ‘tutti coloro che potrebbero essere perseguitati e violati nei loro diritti umani’. Senza la parola Lgbt, che sappiamo divide gli animi, l’atto è stato approvato a maggioranza. Uniche astensioni quella di Comunardo Tobia (M5s) e Rita Papegna (Fdi) ma quest’ultima solo per ribadire come tutti debbano fare la loro parte «non solo noi italiani».

La discussione La seconda commissione, riunitasi alle 16 in presenza, è andata ben oltre le due ore di discussione sull’atto in questione. Tanti gli interventi dei consiglieri che avevano da dire la loro sul tema. Ma primo tra tutti l’assessore Cristiano Ceccotti (Lega) che ha rassicurato su come anche Terni e l’Umbria tutta abbiano fatto la loro parte nell’accoglienza. Più di 2.500 gli afghani accolti e soccorsi nella penisola e soprattutto composte da famiglie numerose. Ma alla domande su quante famiglie effettivamente siano state accolte a Terni l’assessore è stato molto vago continuando a sottolineare come il Comune abbia fatto la sua parte anche velocizzando le pratiche burocratiche per agevolare le persone richiedenti asilo. Alle parole dell’assessore sono seguite quelle del consigliere Paolo Cicchini (Lega) che ha sottolineato come «nella sostanza siamo tutti d’accordo nell’aiutare queste persone». Ma l’intervento che più di tutti ha fatto scaldare gli animi è stato scuramente quello del consigliere Devid Maggiora (Lega) che ha iniziato con una frase di papa Benedetto XVI ‘il diritto a non emigrare’. Secondo il consigliere leghista emigrare crea un trauma, divide le famiglie e crea un dramma che va evitato a queste persone. Non sono mancati poi, sempre dal consigliere leghista apprezzamenti al capo dell’Islam «Loro (gli islamici) considerano il loro profeta un tagliagole. Non mi sorprende se vengono violati i loro diritti, tutto questo viene dal Corano. Apertura si ma solo per chi viene veramente perseguitato non c’è posto per l’immigrazione clandestina».

Dall’opposizione allora un basito Alessandro Gentiletti (Senso civico) ha dichiarato di provare «vergogna a sedere nella stessa aula con il consigliere Maggiora». Per tutta risposta il leghista ha risposto che Gentiletti dovrebbe studiare la Storia ma a riprendere Maggiora ci ha pensato poco dopo anche il consigliere Cicchini del suo stesso partito sottolineando come «Qui non stiamo parlando di storia delle religioni perché anche noi nel nostro testamento…». Già forse in tema di persecuzioni religiose, caccia alle streghe, crociate in terre straniere non avremmo nulla da insegnare all’Islam. «Qui non si tratta di una religione giusta piuttosto di un’altra ma di estremisti che interpretano la religione in modo sbagliato» ha evidenziato il consigliere di minoranza Angeletti. E per quanto riguarda il diritto di rimanere nelle loro terre il consigliere di minoranza Comunardo Tobia ha ricordato come: «Siamo stati 20 anni in Afghanistan a lottare per farli rimanere nel loro Paese e non abbiamo risolto nulla. Ora l’unico dovere è di approvare un atto come questo e fare il possibile».

Emendamento Tutti d’accordo insomma i consigliere nel voler aiutare ma quando quasi si era giunti al punto della votazione a prendere la parole è stato il consigliere Federico Brizi (Lega) che ha presentato alla commissione riunita un emendamento. Un singolo emendamento per cambiare completamente l’atto. L’emendamento presentato in due punti è il seguente. Primo punto nelle premesse, scrivere: «con il progressivo ritiro delle truppe italiane dall’afghanistan e, analogamente alla precedente esperienza del 2014, il governo italiano ha ritenuto opportuno predisporre un piano per mettere in sicurezza i collaboratori del contingente militare a Kabul presso il comando di Herat. Gli enti locali con il consueto spirito di collaborazione hanno messo a disposizione la sede del sistema Sai». Punto due sostituire integralmente il dispositivo dell’impegno con: «A sollecitare il governo italiano affinchè esorti la comunità europea e quella internazionale a garantire la protezione internazionale dei cittadini e cittadine afghane più fragili e di tutti coloro che potrebbero essere perseguitati e violati nei loro diritti umani dalla pericolosa restaurazione del regime talebano in afghanistan attraverso la predisposizione di corridoi umanitari nell’ottica di una accoglienza solidale ed equilibrata attuata attraverso una distribuzione equa dei migranti tra tutti i paesi membri della comunità europea e della Nato». Insomma un atto riscritto totalmente dal partito di maggioranza senza specificare quali siano ‘tutti coloro che potrebbero essere perseguitati’ mentre nell’atto del Partito democratico erano distinti tra donne single, bambini, bambine e persone Lgbt+.

Le reazioni Chiesta una pausa per discutere gli emendamenti che per ammissione del consigliere Michele Rossi (Terni civica) non erano stati presentati nemmeno alla maggioranza stessa. Critiche le reazioni di Alessandro Gentiletti che subito ha notato la mancanza della parola Lgbt nel nuovo atto e ne ha chiesto lumi: «Se è vostra volontà politica rimuovere questa minoranza che sappiamo essere tra le più perseguitate proprio in afghanistan sotto un regime totalitario e che quindi ne avrebbe più bisogno parlate chiaro. Le persone che vi hanno votato ne trarranno le dovute conseguenze. Non ci dimentichiamo le foto con Pillon all’inizio del vostro insediamento». Dopo una breve sospensione in cui i consiglieri hanno discusso però sembra essersi trovato un accordo. Nell’atto sono state reinserite le donne e i bambini ma non le persone Lgbt. Accordo che ha trovato il consenso anche del primo firmatario Francesco Filipponi che ha votato a favore. Unico astenuto della minoranza Comunardo Tobia. Astensione anche dal gruppo di Fratelli d’Italia ma per altre volontà come ha commentato la presidentessa delle seconda commissione Rita Papegna: «Veniamo sempre tacciati di razzismo ma in realtà noi vorremmo che tutti si prendessero le proprie responsabilità non sempre e solo noi italiani».

 

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