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mercoledì 12 agosto - Aggiornato alle 11:26

Tamponi anche nei laboratori privati: c’è l’ok della Regione. La nuova strategia diagnostica

Via libera della giunta. L’obbiettivo è arrivare a 2.500-3mila test al giorno. Per operatori sanitari più a rischio analisi ogni 15 giorni

Il laboratorio di Microbiologia di Perugia (foto Troccoli)

di Daniele Bovi

Da ora in avanti nei laboratori privati dell’Umbria si potranno fare non solo i test sierologici ma anche i tamponi orofaringei, ritenuti il «gold standard» per l’individuazione del nuovo coronavirus e finora eseguiti solo in alcuni ospedali pubblici umbri. A deciderlo nei giorni scorsi è stata la giunta regionale nel quadro di un piano attraverso il quale si punta, in questa fase 3, a rafforzare il sistema diagnostico, di monitoraggio e di sorveglianza. I privati dovranno comunicare alla Regione di essere interessati a svolgere questa attività, e poi toccherà al laboratorio del Santa Maria della misericordia di Perugia fare una valutazione della capacità diagnostica; una volta fatto ciò, sarà pubblicato un elenco delle strutture autorizzate che, ovviamente, dovranno attenersi a tutta una serie di disposizioni, come ad esempio l’immediata comunicazione alle strutture sanitarie pubbliche dei risultati di tutti i test. Quanto ai cittadini, che dovranno pagare l’intero costo, potranno fare il tampone solo dopo una prescrizione medica e dopo aver firmato un consenso informato.

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La strategia Al di là di quelle che possono essere le esigenze dei singoli cittadini, nella fase 3 il settore privato sarà coinvolto nel rafforzamento della strategia diagnostica tratteggiata in un documento di 18 pagine firmato da Carla Ferri (direttrice della Struttura complessa di Patologia clinica ed ematologia dell’ospedale di Perugia), Daniela Francisci (direttrice del reparto di Malattie infettive di Perugia), Antonella Mencacci (direttrice della Microbiologia del Santa Maria) e Massimo Rizzo, dirigente medico dell’ospedale di Terni. Gli obbiettivi del documento sono tre e sono quelli di assicurare in modo tempestivo l’accertamento diagnostico dei casi, l’identificazione e la gestione dei contatti e il monitoraggio delle persone in quarantena. Per fare ciò serve aumentare il numero di tamponi eseguiti e migliorare l’accessibilità, «facilitando la possibilità di sottoporsi al test da parte del cittadino».

Gli obbiettivi Attualmente in Umbria la media giornaliera di tamponi oscilla tra i 1.250 e i 1.800 (la regione secondo la fondazione Gimbe è la quarta in Italia), con l’ospedale di Perugia che ne esegue 5-600, Terni 2-300, altrettanti quello di Città di Castello, 150-200 quello di Spoleto e 2-300 l’Istituto zooprofilattico; a Foligno, Branca e Orvieto invece non essendoci laboratori di microbiologia si possono fare solo i tamponi rapidi. L’asticella viene fissata a quota 2.500-3mila al giorno e per raggiungere quest’obbiettivo si punta a incrementare la dotazione tecnologica dei laboratori (sia per i test rapidi che per quelli standard), a produrre gli indispensabili reagenti la cui assenza ha creato problemi in più occasioni, test fatti col metodo del pooling e ricorso ai privati. Secondo le previsioni il pubblico potrebbe arrivare a una media di circa 2.200 tamponi al giorno, ai quali sommare «quelli effettuabili a seguito di eventuale affidamento, in caso di necessità, a soggetti privati, di quote di esami da eseguire per conto della Regione (circa 1.000 al giorno)».

Rafforzamento Per quanto riguarda i test sierologici si punta a eseguirne di più cercando di reclutare un maggior numero di cittadini e di facilitare le modalità per la richiesta e l’esecuzione. La guardia rimarrà particolarmente alta nelle strutture sanitarie e sociosanitarie che, come certificato nelle scorse ore dall’Inail, sono quelle più a rischio. Per tutti questi operatori la sorveglianza è rafforzata ed è previsto uno screening di tutto il personale, ovviamente anche di quello che opera nelle strutture private. Ogni 15 giorni saranno sottoposti al sierologico coloro che presentano un rischio medio-alto lavorando nei pronto soccorso, nelle terapie intensive, nei reparti di malattie infettive e nelle Usca, le Unità speciali di continuità assistenziale. Ogni 30 giorni invece toccherà per coloro che, come gli operatori sociosanitari, sono classificati in una categoria di rischio più bassa; ogni due mesi, invece, verranno sottoposte a test quelle categorie che presentano rischi simili a quelli della normale popolazione (come ad esempio il personale amministrativo).

Popolazione Relativamente a quest’ultima, l’obbiettivo è sempre quello di «intercettare tempestivamente nuovi casi infetti, soprattutto nella popolazione paucisintomatica o asintomatica, per minimizzare la probabilità che possano trasmettere il contagio». Il primo step rimane quello del test sierologico, in particolare per determinate categorie a rischio come ad esempio i farmacisti e le forze dell’ordine. Molecolare e sierologico saranno prenotabili al Cup con l’impegnativa del medico di base e i test saranno a disposizione anche di aziende e istituti in seguito a specifici accordi. Rimane sempre valido poi quanto stabilito dal Ministero a fine aprile a proposito della strutturazione delle attività di contact tracing, per la quale servono in Umbria 80 persone organizzate in due unità di sorveglianza.

Twitter @DanieleBovi

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