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sabato 28 gennaio - Aggiornato alle 10:17

Spesa per farmaci, Regione chiede stretta a Usl e ospedali: «Situazione preoccupante, possibile danno erariale»

Lettera di D’Angelo ai direttori: «Mancata o inefficace attivazione di tutte le misure disposte a partire da settembre 2021»

L'ospedale di Perugia (©Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

Sette dettagliate pagine fitte di «misure urgenti» per far fronte alla «preoccupante situazione che presenta la spesa farmaceutica della nostra regione». A scriverle è stato il direttore regionale della Sanità Massimo D’Angelo in una lettera indirizzata ai direttori generali delle due Usl e delle due Aziende ospedaliere. Il documento, recapitato martedì, va inquadrato nel più ampio contesto di difficoltà legato ai conti della sanità regionale; una sofferenza, che non riguarda solo l’Umbria, legata anche all’impennata dei costi per l’energia, alle spese Covid riconosciute solo in parte dal Governo e alla farmaceutica.

I tetti di spesa Quest’ultima, finanziata con una quota del Fondo sanitario nazionale, si divide essenzialmente in due voci: la «farmaceutica convenzionata» o «territoriale», che si riferisce alla spesa per i farmaci rimborsabili di fascia A, e quella «ospedaliera» o «per acquisti diretti», destinata ai medicinali di fascia H acquistati dalle strutture sanitarie. Nel corso degli anni i vari Governi che si sono succeduti hanno imposto alle Regioni di rispettare dei tetti, via via sempre più bassi: per la convenzionata si è passati dal 13,1 per cento del 2012 al 7,96 del 2017, mentre per l’«ospedaliera» nello stesso anno il tetto è salito dal 3,5 al 6,89 per cento, comprendendo anche i farmaci di fascia A distribuiti dalle strutture.

I numeri Secondo l’ultimo rapporto di Aifa (l’Agenzia italiana per il farmaco) relativo al primo quadrimestre dell’anno, l’Umbria è, in termini percentuali, al secondo posto in Italia per lo scostamento dalle soglie indicate (+19,61 per cento). In totale nei primi quattro mesi la spesa è stata pari a 118,3 milioni di euro, dei quali 78,6 per acquisti diretti. E il problema, scorrendo le tabelle, per l’Umbria per tutte le altre 20 regioni è proprio qui: se per la «convenzionata» l’Umbria è sotto la soglia per oltre 2,5 milioni di euro, per gli «acquisti diretti» lo sforamento tra gennaio e aprile è di quasi 31 milioni (+12,8 per cento, il più alto a fronte di una media del 10,3 per cento). In sintesi, a fronte di un tetto complessivo del 14,85 per cento l’Umbria nei primi quattro mesi dell’anno avrebbe potuto spendere al massimo 89,6 milioni.

Mancanze e inefficienze Nella lettera spedita da D’Angelo si parla di «mancata o inefficace attivazione, da parte delle quattro aziende sanitarie, di tutte le misure disposte da questa Direzione regionale a partire da settembre 2021 a tutt’oggi». Insomma, sul punto le indicazioni date dalla Regione a Usl e ospedali sono rimaste lettera morta; una sottolineatura che evidenzia uno scollamento grave tra il vertice della sanità regionale e quelli delle aziende, cambiati negli ultimi mesi. D’Angelo chiede «immediata applicazione» di tutte le disposizioni dettate da più di un anno e, in particolare, di rendere più efficienti le procedure di gara centralizzate insieme a PuntoZero (la società frutto della fusione tra Umbria salute e Umbria digitale), con l’obiettivo di uniformare i prezzi di acquisto; procedura che la Regione aveva richiesto ai direttori di attivare più di sei mesi fa.

Le misure D’Angelo chiede alle aziende di fissare dei tetti di spesa ai propri specialisti prescrittori (con tagli dal 5 al 25 per cento a seconda delle strutture) e di individuare un farmacista a tempo pieno per il monitoraggio delle prescrizioni; per chi non si attiene alle disposizioni, richiami e anche revoca dell’autorizzazione a prescrivere con la possibile prefigurazione, come scritto da D’Angelo, anche del danno erariale. Commissioni interaziendali sull’appropriatezza prescrittiva dovranno riunirsi ogni due settimane mentre le due Usl dovranno destinare un farmacista al monitoraggio delle prescrizioni dei medici di famiglia: «Lo scopo – dice il direttore – è quello di presentare i dati relativi agli obiettivi aziendali e regionali, gli eventuali scostamenti, evidenziare i principi attivi da sottoporre a valutazioni approfondite nonché favorire le prescrizioni dei farmaci a più basso costo terapia a parità di indicazioni terapeutiche». E anche su questo fronte D’Angelo fa apparire lo spettro del danno erariale.

Danno erariale Ai direttori viene poi imposto anche di ridurre la mobilità passiva farmaceutica e, per quanto riguarda le gare, di recepire l’esito di quelle centralizzate: «L’Azienda sanitaria che emetterà ordini di prodotti a prezzo più alto di quello di aggiudicazione – scrive D’Angelo – determina un danno erariale». I prodotti da acquistare dovranno essere solo quelli che passano attraverso le gare di PuntoZero, facendo attenzione a quelli esclusivi o non sostituibili con altri: «La stazione appaltante – è detto nella lettera – deve accertare in modo rigoroso l’infungibilità del bene e non può accontentarsi al riguardo delle dichiarazioni presentate dal fornitore o dal professionista». Stretta anche sulle apparecchiature: le procedure di acquisto, da centralizzare, dovranno tener conto anche dei costi per l’installazione, per i consumi e per la manutenzione. Ogni azienda poi dovrà rivedere, ovviamente al ribasso, i costi sostenuti per ogni pratica assistenziale. Altre misure sono più tecniche e riguardano ad esempio l’utilizzo delle piattaforme gestionale dei piani terapeutici.

I dem Commentando la lettera di D’Angelo i consiglieri regionali pd parlano di «conti della sanità sempre più fuori controllo» e di misure che andavano inserite in una delibera di giunta: «Ci sentiamo di condannare – continuano i Dem – questo intervento diretto del direttore D’Angelo, che va a colmare un vuoto della Giunta regionale. Per interventi così decisi e radicali sull’organizzazione della spesa farmaceutica delle aziende, una delibera di Giunta sarebbe stata non solo più adatta ma anche più consona al regolamento. Imporre tetti di spesa e paventare danni erariali per chi non dovesse rispettarli, il tutto attraverso un provvedimento della Direzione, non è decisamente quello che si dice una ‘assunzione di responsabilità’ della politica nei confronti della sanità, per anni settore benchmark e ora diventata una spina nel fianco dell’amministrazione Tesei». Infine una stoccata all’assessore alla Sanità Luca Coletto che potrebbe entrare nella squadra del nuovo governo Meloni: «la sua uscita dall’Umbria – attaccano – sarebbe però la certificazione della gestione totalmente fallimentare portata avanti in questi tre anni di amministrazione»

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