sabato 18 agosto - Aggiornato alle 14:35

Spoleto al voto, De Augustinis dalla new economy ai consigli frazionali: «Roma nostro partner naturale»

Intervista al candidato sindaco del centrodestra: «Investire nella valorizzazione dinamica dei monumenti e incentivare i romani a trasferirsi qui»

Umberto De Augustinis (foto Fabrizi)

Umbria24 in vista del voto del 10 giugno ha sottoposto ai quattro candidati sindaco sette domande su altrettanti temi ritenuti strategici per il futuro di Spoleto. Le interviste saranno pubblicate progressivamente. Di seguito quella al candidato sindaco del centrodestra Umberto De Augustinis.

I CANDIDATI AL CONSIGLIO
TULLI DI CONFINDUSTRIA
BARBANERA DI CONFCOMMERCIO
PACIOTTO DI LEGAMBIENTE
DEBACLE 5 STELLE

di Chiara Fabrizi

Iniziamo dal principio. Perché si è candidato sindaco?
Ho accettato la candidatura a sindaco di Spoleto perché nella vita, ogni giorno, bisogna sapersi mettere in gioco, specie se lo si fa per la città in cui figli e nipoti e noi stessi abbiamo deciso di vivere e che, a giudizio unanime, vive a volte dei momenti di malessere e rassegnazione. Ognuno dovrebbe offrire alla propria città qualcosa di sé, specie in questo momento. E, poi, perché i momenti di follia sono sempre la parte più bella della vita.

In caso di vittoria, quali sarebbero le tre misure che varerebbe nei primi cento giorni di amministrazione?
Nei primi 100 giorni (che capitano anche nel pieno dell’estate) bisogna fare una ricognizione precisa della situazione dall’interno e iniziare a rendere più efficiente la macchina. Un periodo iniziale in cui dare risposte ai primi interrogativi più urgenti degli spoletini sul loro futuro, come la ricostruzione post terremoto o le crisi legate all’occupazione. Solo un inizio, per consentire loro di credere nel loro sindaco e su questo progetto, rimboccarsi tutti le maniche e finalmente ripartire.

Le crisi e vertenze aziendali, così come lo sviluppo economico della città, sono un tema centrale della campagna elettorale. Pur consapevoli dei limiti di un’amministrazione comunale, ci sono delle azioni che ritiene di poter attivare per incidere positivamente sull’occupazione?
Spoleto ha un polo industriale nato quando la città e l’Italia erano diverse e poi in parte andato in crisi, a volte irrimediabilmente. La città deve essere un’opportunità per chi, protagonista della new economy, vuole avvalersi della laboriosità degli spoletini e delle loro eccellenze, oltre che di una città che sappia offrire i migliori servizi e un’invidiabile qualità della vita. I tavoli di crisi si devono gestire in asse con Roma e Perugia.

C’è un tessuto sociale cittadino in forte sofferenza per povertà di vario genere, quali sono le misure da adottare per contrastarla?
La povertà è cresciuta. Per fortuna a Spoleto non abbiamo i tassi di povertà di realtà degradate, né a volte un’evidenza particolare, ma è nostro dovere conoscere bene la situazione di quanti sono effettivamente sotto la soglia di povertà ed attivare meccanismi di solidarietà nella loro direzione. Il futuro della nostra città passa anche dall’inclusività, dal dare le giuste opportunità a tutti.

Il turismo è sviluppo economico. Spoleto ha chiuso il 2017 con 92 mila arrivi e 262 mila presenze: quali sono le leve con cui intende incrementare i flussi? E quanti arrivi e presenze ritiene che, in base alle politiche turistiche che propone, Spoleto potrebbe raggiungere nel 2020?
Spoleto è bellissima. Il turismo di qualità può consentire di attivare soluzioni recettive nuove che offrano servizi di assoluta affidabilità. Oggi i flussi turistici interni sono sensibilmente aiutati da situazioni congiunturali molto favorevoli, ma il prodotto turistico va veicolato nel mercato interno ed all’estero offrendo proposte che attirino, a partire dai nostri punti forti, la cultura e l’ambiente. Oltre agli eventi, che hanno sempre un ruolo centrale, dobbiamo investire nella valorizzazione dinamica dei monumenti a tema (circuito longobardo, circuito Borgia, circuito degli eremi, etc.) e delle eccellenze del nostro territorio (l’ambiente, l’enogastronomia, le piste ciclabili, i percorsi di trekking, il turismo slow, etc).

Ipotizzando che il ministero dei Trasporti ammettesse a finanziamento un’opera strategica per Spoleto, su quale punterebbe tra il completamento della Tre Valli, il raddoppio ferroviario Spoleto-Terni e l’ammodernamento del tratto di Flaminia Spoleto-Terni?
Tra gli interventi infrastrutturali privilegerei senz’altro i collegamenti con il ternano (SS3 e ferrovia), perché in realtà, sono un ponte verso Roma, naturale partner in qualunque progetto di sviluppo. A Spoleto si può vivere bene. Oltre che a crederci per primi noi, dobbiamo farlo capire a tutti. Finiamola di piangerci addosso. Cerchiamo di renderci degni dei nostri avi, che, se serviva, nel medio evo, correvano a togliere d’impaccio il Papa. Potremmo incentivare, ad esempio, i romani a venire a stare a Spoleto: sarebbe facile, se solo si riuscisse a mostrare la differenza e a dimostrare che i servizi, in una dimensione umana, possono funzionare meglio anche se solo si coccola un po’ di più l’utente. Uno slogan potrebbe essere “a Spoleto torni ad essere umano”.

Spopolamento, azzeramento commerciale e mobilità alternativa: come crede di riuscire a far rinascere il centro storico tutto l’anno? Le frazioni a Spoleto sono 102: come intende assicurare la manutenzione delle strade, del verde e delle aree attrezzate esistenti?
Le frazioni devono poter dire la loro. Spesso gli spoletini che vivono al centro non le conoscono, quindi non sanno neppure di cosa hanno bisogno. Accarezzo l’idea di proporre l’istituzione dei consigli frazionali, unità sinergiche con le altre istituzioni cittadine comunali e con la Giunta per crear ponti e interscambi con la gente.

@chilodice

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