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giovedì 30 giugno - Aggiornato alle 22:32

Sinistra, in Umbria in poco più di 10 anni ‘sparite’ due città come Gubbio e Spoleto. La Babele di sigle

Tra il 2006 e le elezioni politiche del 2018 svaniscono 70 mila voti con una progressiva erosione dello ‘zoccolo duro’. Il problema della frammentazione

di Daniele Bovi

In poco più di un decennio sono ‘spariti’ oltre 70 mila voti dalla geografia politica dell’Umbria, all’incirca l’equivalente di due città come Spoleto e Gubbio messe insieme, mentre dal 2001 a domenica scorsa un’altra grande poco meno di Terni ha deciso di non andare più alle urne; una transumanza da decine di migliaia di voti verso altri lidi, almeno quando quegli elettori sono entrati nei seggi. Uno dei motivi alla base della crisi del centrosinistra regionale sta anche nella progressiva erosione di quello zoccolo duro – come lo ha chiamato il professor Bruno Bracalente – che nel corso degli anni ha gravitato alla sinistra dell’Ulivo prima e del Partito democratico poi. In certe occasioni alleati e in altre no, ma in ogni caso elettori che si sentivano rappresentati da un simbolo e da persone più a sinistra del partito principale della coalizione. È anche grazie all’apporto di quelle bocche da fuoco elettorali che i risultati in Umbria, alle amministrative come alle politiche, sono state per lungo tempo senza storia.

La Babele Specialmente in quest’area politica i simboli e le alleanze nel corso del tempo sono cambiati quasi in ogni occasione, tanto da costringere tutte le volte l’elettore di sinistra a cercare nuovi punti di riferimento in cui riconoscersi. Solo fermandosi alle sigle presentate in Umbria si va da Rifondazione al Pdci, dal Nuovo Psi a Insieme, dall’Idv nata e morta nel giro di pochi anni ai Verdi, dai cartelli come la Rosa nel pugno alla Sinistra arcobaleno, da Rivoluzione civile di Antonio Ingroia alla Sinistra critica fino al Partito comunista dei lavoratori, Sinistra e libertà, Liberi e uguali, Potere al popolo, il Partito comunista di Marco Rizzo e pure la Lista del popolo di Giulietto Chiesa e Ingroia, i quali in Umbria non ce l’hanno fatta a presentare i candidati mentre dove ci sono riusciti si sono fermati allo 0,02 per cento. Una Babele.

I numeri Alle politiche del 2001, quelle del secondo trionfo berlusconiano, i 611 mila elettori umbri alla Camera assegnarono alla sinistra-sinistra un più che dignitoso 13 per centro (oltre 81 mila voti) tra Prc, Idv, Pdci e Nuovo Psi; domenica i 511 mila elettori hanno optato complessivamente nel 5,5 per cento dei casi (28 mila preferenze) per una formazione di sinistra tra Insieme, cartello che univa prodiani, Verdi e socialisti (questi ultimi però in Umbria si sono tirati fuori dalla campagna elettorale per non aver ottenuto una candidatura), Liberi e uguali, Potere al popolo e Partito comunista. In mezzo ci sono gli oltre 101 mila voti del 2006, l’anno della vittoria (per un soffio) del centrosinistra di Prodi: un 17 per cento complessivo tra Prc, Comunisti italiani, Rosa nel pugno, Idv e Verdi. Sembrano passati 12 anni luce, non 12 solari tanto che per avvistare quel mondo che pare tutto sommato vicino servirebbe il telescopio Hubble più che un semplice binocolo.

Nasce il M5s Da quell’anno, o giù di lì, parte e si consolida l’avventura non solo del Pd ma anche del Movimento 5 stelle, che ha drenato parte di quei voti. Alle politiche del 2013, l’anno del boom pentastellato e del Parlamento da «aprire come una scatoletta di tonno» (altro che la grisaglia odierna di Luigi Di Maio), SeL e la Rivoluzione di Ingroia valgono in Umbria 30 mila voti, il 5,5 per cento, poco più dei 28 mila complessivi di domenica. Nel 2008 invece, quando a vincere è di nuovo Berlusconi, l’Idv (unico alleato del neonato Pd veltroniano), la Sinistra arcobaleno, il Psi, la Sinistra critica e il Partito comunista dei lavoratori pesano quasi il 10 per cento del corpo elettorale umbro, in termini assoluti 54 mila voti e spiccioli.

Rifondazione Commentando il voto la segreteria regionale di Rifondazione comunista parla di un «risultato negativo» per Potere al popolo: «Siamo stati sicuramente protagonisti – è detto in una nota – di una campagna elettorale difficile, ma la sconfitta è pesante. Non siamo riusciti a far emergere in maniera chiara le nostre proposte politiche di cambiamento per la fuoriuscita dalla crisi». I rifondatori parlano comunque dell’avvio di un percorso e, commentando i dati che riguardano l’Umbria, sottolineano come in una «regione massacrata da crisi, disoccupazione, precarietà e nuove povertà, il Pd renziano, partito che più si è identificato con le politiche di austerità e con la governabilità, è stato fortemente ridimensionato. In Umbria, come nel paese, i veri vincitori delle elezioni sono la Lega, all’interno della coalizione di centrodestra, e il M5S, individuati come gli strumenti più efficaci per il cambiamento. Non è stata la sinistra, in tutte le sue forme, a incarnare questa richiesta di rottura».

Twitter @DanieleBovi

Una replica a “Sinistra, in Umbria in poco più di 10 anni ‘sparite’ due città come Gubbio e Spoleto. La Babele di sigle”

  1. maurizio bartolini ha detto:

    A dire il vero, oltre a Spoleto e Gubbio, ci sta anche Perugia, Bastia Umbra, Torgiano; Bettona e altri comuni.

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