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Se la politica fa rima con profitto. Intervista a Renato Covino

Quanto ci costano le istituzioni per il loro funzionamento? Ci sono strade diverse che si possono intraprendere? Su questi e altri punti Umbria24,it propone un'intervista con Renato Covino, docente alla facoltà di Lettere dell'Università di Perugia

Il professor Renato Covino

di Giovanni Ruggiero

Nel nuovo mondo globalizzato è ormai obsoleta la forma della rappresentanza politico-amministrativa, così come la conosciamo? E quanto onerosa deve essere una giusta remunerazione della rappresentanza? Una recente inchiesta della Uil ha messo in fila i costi della politica, come modificati dalle recenti disposizioni legislative. Se ne traggono interessanti spunti sui quali proviamo a dialogare con Renato Covino, professore ordinario di Storia contemporanea presso la facoltà di Lettere e filosofia dell’Università degli studi di Perugia e già autore di una inchiesta nel 2007 sullo stesso tema dalle pagine di Micropolis.

Quanto ci costano le istituzioni Partiamo dai dati: l’onere per gli umbri per le sole spese di funzionamento di giunta e consiglio regionali è di circa 24 euro a testa, molto più della media nazionale (circa 17 euro) e soprattutto la più alta (eccezione la Liguria) tra tutte le regioni a statuto ordinario del Centro-Nord (Emilia R. 8,6 euro; Toscana 23; Lazio 17; Marche 14, Lombardia 7,5), ma anche di Abruzzo (21 euro), Campania (15) o Puglia (10). Per le sole spese di funzionamento delle istituzioni regionali l’Umbria spende sui 21 milioni, il doppio rispetto a poco più di dieci anni fa.

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Professor Covino, è questo un onere, insieme alle strutture di Province, Comuni ed Agenzie varie impossibile da rimuovere dalle spalle dei cittadini?

«L’altra soluzione è il meccanismo podestarile, con funzionari nominati dal governo che gestiscono la cosa pubblica. Ma non credo che sia democraticamente concepibile».

Ma, esistono dei limiti oltre i quali il “subdito legum” diviene tout-court suddito e basta?

«Il problema vero è rappresentato dal meccanismo plebiscitario introdotto con legge elettorale, che ha allontanato dalla politica i cittadini. Eleggere direttamente un sindaco per 5 anni garantirà forse la governabilità, ma non una maggior democraticità del sistema. All’inizio dell’esperienza democratico-partecipativa la rappresentanza era caratterizzata da un dato: i soldi che circolavano in politica erano relativamente pochi. Oggi di fronte a consiglieri che hanno meno poteri di prima assistiamo a remunerazioni molto più alte. E l’Umbria è una delle regioni che ha maggiormente contenuto gli incrementi dei costi della politica».

Anche se, per correttezza, le stesse indennità e rimborsi andrebbero “pesati” sul numero degli amministrati e non valutati in assoluto. Quale forma, comunque, assume oggi la rappresentanza?

«I politici oggi sono dei mediatori tra le istituzioni e le comunità da cui vengono eletti, nel senso dei favori, perché in realtà non sono dei mediatori politici, nel senso della proposta, poiché scarsa o del tutto assente è la loro autonomia contrattuale. Così si scopre che fare il presidente di circoscrizione conviene, se non sul piano della decisione politica, pressoché nulla, su quello della retribuzione. Adesso fortunatamente hanno ridotto le circoscrizioni, limitando gli appannaggi e diminuendo i costi, ma con un meccanismo di accentramento. Lo stesso vale per le Comunità montane. Scandalose laddove istituite in aree che di “montano” non hanno nulla. Hanno deciso che queste sono strutture consortili dei comuni. La nomina è di secondo grado esattamente come prima, i costi sono minori ma con processi di accentramento maggiori di prima e con abbassamento del tasso di democrazia. Invece si sarebbe potuto mantenere le strutture di partecipazione democratica semplicemente non retribuendole. La politica avrebbe riacquistato moralità e la sua funzione originaria di servizio verso il cittadino. La soluzione di diminuire organismi ed accentrare funzioni, per certi aspetti fenomeno positivo, ha come contropartita il diminuire del tasso di democrazia. Negli anni ’70 al contrario le strutture della creazione del consenso democratico avevano un personale politico elevato, ma molto spesso non retribuito o compensato al minimo. Così si ampliava sia la governance pubblica sia il controllo dal basso su quel potere. Questa è la differenza fondamentale tra ieri ed oggi».

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