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venerdì 12 agosto - Aggiornato alle 15:57

Sanità, Regione scrive ai direttori di Usl e ospedali: «Riportare i conti in equilibrio»

I problemi riguardano le spese Covid, il boom dei prezzi dell’energia e la farmaceutica. D’Angelo chiede ai dg «piano di rientro»

Un reparto dell'ospedale di Perugia (foto Fabrizio Troccoli)

di Maurizio Troccoli e Daniele Bovi

Dalle spese Covid ai maggiori costi legati all’impennata dei prezzi dell’energia, ma non solo. Nelle scorse ore il neo direttore della Sanità regionale, Massimo D’Angelo, ha spedito una mail ai direttori generali delle due Usl e delle due Aziende ospedaliere chiedendo di mettere nero su bianco un documento per riportare i conti in ordine. Il punto di partenza sono i dati del conto economico relativi al secondo trimestre dell’anno, a fronte dei quali si chiede di dare vita a un «piano di rientro con le misure idonee a ricondurre la gestione in equilibrio».

Le autorizzazioni Con un’altra nota, D’Angelo ricorda quanto dettato dall’intesa Stato-Regioni del marzo 2005, ovvero che «ogni atto comportante impegni di spesa, ivi compressi gli atti assunzionali, dovrà essere trasmesso alla Direzione scrivente al fine di acquisire preventiva autorizzazione, fatti salvi provvedimenti contingibili e urgenti e i casi in cui ricorra interruzione di pubblico servizio, per i quali le aziende dovranno comunque dare comunicazione alla Direzione entro i successivi 15 giorni».

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La normativa Secondo quanto stabilito dall’intesa del 2005, le Regioni sono tenute a garantire l’equilibrio economico-finanziario del servizio sanitario, verificando trimestralmente l’andamento dei conti; la normativa prevede che siano i direttori a presentare ogni tre mesi una certificazione alla Regione, al Ministero dell’Economia e a quello della Salute: in caso di «non coerenza con gli obiettivi», serve un piano per riportare i conti a posto. «La certificazione di non coerenza delle condizioni di equilibrio – è scritto nell’intesa – comporta automaticamente il blocco delle assunzioni del personale dell’azienda e dell’affidamento di incarichi esterni per consulenze non a carattere sanitario per l’esercizio in corso». Dato che i numeri sono relativi al secondo trimestre, per centrare l’equilibrio ci sarà tempo fino al 30 settembre; «in caso contrario – ricorda l’intesa – la Regione dichiara la decadenza dei direttori generali».

I problemi «Io non lo chiamerei piano di rientro – dice D’Angelo a Umbria24 – ma un piano di efficientamento». I problemi, che non interessano di sicuro solo l’Umbria ma anche le altre Regioni, riguardano l’ormai nota partita delle spese Covid che il Governo riconoscerà solo in parte alle Regioni, il boom dei prezzi dell’energia ma non solo: «Ad esempio – dice l’assessore Luca Coletto a Umbria24 – c’è la spesa per la farmaceutica: l’Umbria è fuori da qualsiasi tetto ma vogliamo rientrare allineandoci ai parametri nazionali». Quanto alle spese Covid, oggetto nei mesi scorsi di un ampio dibattito anche in Umbria, Coletto ricorda che «la questione il governo la sta traghettando; dei cinque miliardi spesi probabilmente ne garantiranno solo due ma così salta il banco: noi abbiamo chiesto 111 milioni per le spese Covid più altri 20 legati ai costi energetici». Cifre che di sicuro non saranno integralmente coperte.

D’Angelo «Certamente le spese Covid incidono. Fino a poco tempo fa – continua D’Angelo – eravamo nel pieno di un’emergenza che ha comportato più posti letto, più punti vaccinali e tante altre cose, qui come nel resto d’Italia». «Io – aggiunge – devo garantire la massima efficienza. Tra l’altro sono un perfezionista e quindi voglio che le voci di spesa siano puntuali e mirate, ottenendo quindi dal sistema sanitario la massima performance, dalla riduzione delle liste d’attesa a tutti gli altri servizi. Delle risorse da chiedere al governo si occupa la politica, io devo segnalare dove e per quali ragioni si sono spesi cinque euro in più qua e dieci in più la. Poi devo fare in modo che si spendano in modo giusto per la migliore performance del sistema».

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