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mercoledì 28 settembre - Aggiornato alle 03:01

Sanità, dalle nomine ai reparti: ecco cosa c’è nelle 30 pagine dell’accordo Regione-Università

Al centro del documento le Aziende ospedaliero-universitarie, didattica, ricerca e personale

Un reparto dell'ospedale di Perugia (foto Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

Dalla didattica alla ricerca, dall’assistenza fino al funzionamento delle nuove aziende ospedaliero-universitarie. È lunga 30 pagine la cornice che regola i rapporti in campo sanitario tra Regione e Università di Perugia. Un documento atteso da anni e che, dopo rinvii e molte trattative, sarà firmato oggi pomeriggio a Palazzo Donini dalla presidente Donatella Tesei e dal rettore Maurizio Oliviero.

IL VIA LIBERA DI REGIONE E UNIVERSITÀ

Gli atti Il protocollo «ha lo scopo di identificare gli indirizzi che orienteranno la collaborazione tra le parti – è scritto nella premessa – nonché l’organizzazione generale, le modalità, gli strumenti e i tempi di realizzazione delle aziende ospedaliero-universitarie nonché della rete formativa territoriale». La messa a terra vera e propria spetterà però ai protocolli attuativi: ben sei quelli che le parti si impegnano a firmare nel giro di sei mesi (prorogabili per un identico periodo di tempo); questi atti riguarderanno l’individuazione dei Dipartimenti e delle Strutture complesse a direzione universitaria o ospedaliera, i beni mobili e immobili, il trattamento integrativo e le modalità di utilizzazione del personale tecnico-amministrativo, i criteri di ripartizione dei risultati economici e quelli per l’adozione di atti e regolamenti. Cruciale, a proposito delle Strutture, sarà l’eliminazione dei cosiddetti reparti doppione, senza sovrapposizioni tra Perugia e Terni secondo quanto indicato più volte nel corso degli anni e, più in generale, anche sulla scorta di quanto previsto dal nuovo Piano sanitario, una più stretta integrazione con il territorio.

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Le aziende Le nuove aziende quindi nasceranno al massimo tra un anno, saranno l’«elemento fondamentale del sistema sanitario regionale» e avranno tre organi: il direttore generale, il collegio di direzione e quello sindacale. L’Università avrà un ruolo più pesante per quanto riguarda le nomine: il dg (compreso quello prossimo) sarà nominato dalla Regione «previo parere» del rettore, mentre in futuro ciò avverrà «d’intesa»; lo stesso avverrà per la valutazione dei direttori e per gli altri provvedimenti di conferma, decadenza o revoca. Il collegio di direzione si occuperà delle attività cliniche e della pianificazione delle diverse attività, e sarà composto dai vertici dei due ospedali. Sopra a tutti ci sarà un «organo di indirizzo» unico per le due aziende, che determinerà le linee di indirizzo e sarà composto da cinque membri «di notoria e riconosciuta indipendenza»: l’unico ‘interno’ sarà il direttore del Dipartimento di Medicina e chirurgia, mentre il presidente sarà designato da Regione e Università, un altro membro dal rettore e due dalla giunta.

I Dipartimenti Oltre a occuparsi di linee di indirizzo verificherà il raggiungimento degli obiettivi ed esprimerà una serie di pareri. Le aziende avranno poi una serie di strutture operative, organizzate su basi dipartimentali; al vertice ci saranno quelli «ad attività integrata», i cui direttori saranno nominati dal dg dell’ospedale sempre d’intesa con il rettore. Questi Dipartimenti saranno formati da almeno tre Strutture complesse, le cui direzioni – tema delicatissimo – saranno attribuite cercando un equilibrio tra la parte ospedaliera e quella universitaria. Le aziende saranno sostenute con le risorse di Regione (che riconoscerà un 7% in più viste le attività di didattica e ricerca) e Università e, oltre a misure di contenimento dei costi, ci sarà un commissario per valutare attività e passività.

«DAL TAMPONE AL GENOMA, COSÌ IDENTIFICHIAMO LE VARIANTI»

Il personale Quanto al personale universitario, professori e ricercatori saranno individuati da dg e rettore, e a chi non otterrà una direzione sarà assegnata la gestione di programmi finalizzati all’integrazione delle attività assistenziali, didattiche e di ricerca. Tutti saranno valutati e, per quanto riguarda gli stipendi, ci saranno una serie di trattamenti economici aggiuntivi che, in futuro, saranno al centro di un’apposita legge regionale.

Ricerca Centrale nel protocollo è anche il tema della ricerca, con programmi che saranno definiti in modo congiunto e avranno al centro i temi che riguardano le innovazioni tecnologiche e scientifiche, nuove modalità gestionali (anche sperimentali) e organizzative. Allo scopo sarà realizzato un unico Centro regionale per il coordinamento della ricerca e delle sperimentazione clinica, la cui istituzione sarà dettagliata in futuro. Nelle due aziende inoltre potranno essere realizzate le Clinical trial unit dedicate alle sperimentazioni sull’uomo, e specifici programmi di ricerca potranno essere affidati a «professori straordinari» con incarichi di massimo sei anni.

Didattica Altro caposaldo è quello che riguarda la didattica. I punti di riferimento per i futuri medici saranno ovviamente le due aziende ma potranno essere individuate anche altre sedi pubbliche o private. Le attività didattiche saranno poi portate avanti anche da altri membri del personale sanitario in possesso dei requisiti. Regione e Università definiranno la «rete formativa regionale», che comprenderà presidi ospedalieri e territoriali, con la Regione che sulla base delle esigenze potrà finanziare anche più contratti di formazione specialistica rispetto a quanto stabilito dalla programmazione. Gli specializzandi dovranno ruotare tra le due aziende e le altre strutture, comprese quelle private accreditate; il loro lavoro però non dovrà essere utilizzato per tappare i buchi negli organici, visto che l’obiettivo principe è quello dell’apprendimento. Regione e Università, inoltre, daranno vita a un Osservatorio regionale per le professioni infermieristiche.

Twitter @DanieleBovi

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