mercoledì 26 giugno - Aggiornato alle 03:18

Romizi: «Coalizione ampia? Servono tutte le energie, anche della Lega. Taglieremo la Tari»

Intervista al sindaco uscente: «La macchina comunale sarà il primo dossier da aprire. Governance dell’aeroporto, vogliamo contare di più»

Andrea Romizi, Sicurezza urbana e Vigilanza, Politiche del Centro storico, Avvocatura comunale, Organizzazione dell’ente, Rapporti con l’Università degli Studi di Perugia, con l’Università per Stranieri, Accademia di Belle Arti e Conservatorio, Rapporti con la stampa, Comunicazione e PR, Rapporti con Azienda Ospedaliera e Asl 2, Protezione Civile e Calamità Naturali, Politiche della Pace e Cooperazione Internazionale

di Daniele Bovi

Si conclude con Andrea Romizi, sindaco uscente, la serie di interviste ai candidati sindaco in vista delle elezioni comunali di domenica.

I 631 CANDIDATI DI PERUGIA

COME SI VOTA: LE REGOLE

Era un impegno fin dal suo primo insediamento. Dopo il lavoro fatto in questi anni ritiene possano esserci margini per tagliare tasse e tariffe? Se sì, in quale misura?

«Appena insediati nel 2014 la situazione del Comune era a un passo dal commissariamento. Ritengo, quindi, che il miglior piano sia stato quello che ha portato a ridurre il livello di indebitamento del Comune da 133 a 101 milioni, abbassare il debito pro capite da 801 a 604 euro, diminuire il disavanzo da 35 a 23 milioni di euro, ridurre di 23 milioni la spesa pubblica, senza tagliare i servizi, incrementando da 9.3 a 15 milioni di euro gli investimenti nel sociale e investire 27 milioni per le scuole. Mettere in sicurezza i conti pubblici è stata la condizione necessaria per ridare una prospettiva alla città in termini di investimenti e abbassamento delle tasse. Con questo quadro, pare già ragionevole impegnare l’obiettivo di riduzione della Tari di almeno il 10%, già sperimentato nel 2017, poi, purtroppo riassorbito per le note vicende legate agli extracosti sullo smaltimento dei rifiuti per il blocco degli impianti di Borgogiglione e Pietramelina».

La sua è una coalizione ampia ed eterogenea e al suo interno nel corso dei mesi si è discusso molto di Lega: quali motivazioni politiche l’hanno portata a dire sì all’alleanza? Ritiene la visione della società che la Lega ha compatibile con tutte le componenti della sua coalizione?

«Coalizione ampia, rappresentativa del grado di coinvolgimento cittadino che si è sviluppato in questi anni di amministrazione, che si è progressivamente aggregato sul ‘fare’. Lo considero un segnale di ritrovata maggiore coesione della nostra comunità cittadina, con la ricchezza di contributi provenienti anche da versanti che in passato hanno avuto difficoltà a dialogare. Lo spiegammo già cinque anni fa, stiamo attraversando un tempo di passaggio che si può definire epocale, dalle straordinarie opportunità che vanno colte, interpretate e governate, ma anche dagli straordinari rischi se non saremo all’altezza di sfide così impegnative. All’epoca ci spingemmo a definirlo tempo da ‘Costituente cittadina’. Con un quadro del genere, dove possibile, serve coinvolgere ed includere, non escludere e dividere, molto spesso per piccoli egoismi o marginali suggestioni. Servono tutte le energie disposte a rimboccarsi le maniche per mettersi al generoso servizio di rinnovate visioni ed ambizioni che dobbiamo necessariamente coltivare. Anche la presenza in coalizione della Lega è questo, con un percorso favorito e reso naturale dalle persone che ne sono oggi parte e che già, tante di esse, promossero ed hanno sostenuto in questi anni l’impegno di questa amministrazione».

La sicurezza, anche quella percepita, è uno dei problemi più sentiti dai cittadini: cosa intende concretamente fare nel secondo mandato?

«Dobbiamo ulteriormente sostenere i due versanti di impegno coltivato in questi anni. Il primo è più diretta competenza di un Comune, nella politica degli investimenti per riqualificare e rilanciare aree di rilievo sociale strategico, da restituire ad un vissuto quotidiano di recuperata affidabilità. Cito ancora Fontivegge, area per la quale non va spiegato il valore strategico per tutta la città di una straordinaria concentrazione di investimenti pubblici, circa 30 milioni, anche attrattivi di altrettanti investimenti privati. Così come le importanti politiche di inclusione sociale, sulle quali abbiamo investito molto in questi anni, anche per limitare i fenomeni di degrado. L’altro versante del nostro impegno è stato concentrato nella massima collaborazione, si può dire quotidiana, con le preziose attività delle forze dell’ordine, come ancora organizzata con il rinnovato patto per “Perugia Sicura” del 2017. Questa collaborazione si è spinta ad una costante capacità di iniziativa comunale, che può essere descritta prendendo ad esempio l’importante strumento della videosorveglianza, per la quale accanto al nostro insediamento le telecamere comunali installate erano 82, oggi tra quelle già installate e quelle di prossima installazione (già finanziate) siamo arrivati a 400. Oltre le telecamere pubbliche, a Perugia abbiamo varato un progetto innovativo nel panorama nazionale che mette anche la capillare rete della videosorveglianza privata al servizio della generale sicurezza cittadina: ne abbiamo censite e inserite nel sistema oltre tremila. Va rinforzato in maniera significativa l’organico della Polizia municipale, da impegnare maggiormente nel controllo del territorio, attività da sostenere anche con nuovi mezzi e dotazioni. Va rinnovato il patto per “Perugia Sicura” per recepire le novità ordinamentali introdotte dai due recenti decreti in materia di sicurezza, nelle parti in cui prevedono spazi di maggior protagonismo degli enti locali».

Perugia è uno dei comuni più grandi d’Italia e spesso ci si concentra solo sul centro storico: cosa intende fare per le frazioni? Come aumentare il livello di partecipazione della cittadinanza?

«Il centro storico concentra attenzione mediatica, come giusto che sia, ma l’impegno di questi anni non si è risparmiato perché uno dei territori più vasti di Italia, certamente impegnativo da amministrare, torni a sentirsi unica comunità cittadina. Ricomporre un tessuto così ampio, vario e diffuso, è stata attività quotidiana in questi anni, di ascolto, di quanti interventi possibili, perché tutti se ne possano sentire parte. In questo mandato, per esempio, aver rinnovato tutta la pubblica illuminazione, più bella ed efficiente, con i suoi 27 mila nuovi punti luce arrivati in ogni angolo del vasto territorio comunale, 15,8 milioni di euro di investimento complessivo del quale hanno beneficiato tutti i perugini, nessuno escluso, racconta ancora di questo nostro impegno, limitato solo dai confini comunali. Così l’impegno per le strade, dove c’è ancora da fare, ma siamo arrivati ovunque. La partecipazione è valore che abbiamo coltivato anche con il costante coinvolgimento della tante associazioni diffuse sul territorio, una ricchezza tutta perugina che va ancor più valorizzata. Nel programma abbiamo anche previsto modelli innovativi di partecipazione attraverso una piattaforma comunale che possa consentire consultazioni tematiche di tutti i cittadini».

Quali sono i suoi piani per il centro storico e per i suoi tanti spazi vuoti?

«La straordinaria partecipazione cittadina per l’evento di apertura di San Francesco al Prato, deve incoraggiare tutti a ‘vedere’ il centro storico ormai prossimo, che potrà ritrovare le straordinarie ricchezze di luoghi identitari che avevamo perso. Su San Francesco al Prato si apre adesso un rilancio molto vitale in più direzioni, ma così per il Mercato Coperto, gli Arconi, il Turreno, il Pavone, i ricchi progetti funzionali sono noti, anche la riqualificazione del Morlacchi. Ciascuna di esse missioni che ci faranno ormai presto ritrovare il più bello e vitale centro storico della nostra memoria. Decisivo anche il progetto della cittadella giudiziaria, con i suoi 60 milioni di investimento che concentreranno nell’area storica sedi sparse in tutto il territorio comunale, recuperando e riqualificando un’area che già manifesta preoccupanti segnali di prossimo degrado. Anche il nuovo Palazzo delle Poste potrà dare il suo importante contributo nella competitiva crescita delle offerte commerciali».

Le due Università sono tra i più importanti ‘motori’ cittadini: quali progetti porterebbe avanti insieme a loro come sindaco?

«In questi anni abbiamo riaperto una sistematica e importante collaborazione con il nostro Ateneo. L’importantissimo progetto di recupero di San Francesco al Prato che ho appena menzionato, per esempio, si è avvalso della preziosa collaborazione della facoltà di Ingegneria, una delle eccellenze perugine, per la delicatissima progettazione ed esecuzione della migliore acustica per il nuovo auditorium. Cosi per tanta progettazione di rigenerazione urbana nell’area di Fontivegge del bando periferie e potrei proseguire a lungo. Queste sinergie vanno ancora valorizzate al massimo possibile, al servizio di un territorio che cresce nella ricchezza delle forti collaborazioni con le Istituzioni di alta formazione e cultura. Tra queste, va ancor più rilanciato, anche aggiornato, il rapporto con la nostra Università per Stranieri, con la quale in questi anni lo scambio è stato ricco di iniziative utili. Tra queste, nel nostro piccolo, ma neanche tanto, il sito internet comunale multilingue segnala la nostra ferma volontà di coltivare al meglio la nostra vocazione internazionale».

Alla luce dell’esperienza accumulata, come intende intervenire sul funzionamento della macchina burocratica comunale?

«Sarà il primo ‘dossier’ da aprire per la nuova amministrazione che dovrà riorganizzare, anche con nuovi modelli, tutte le sue attività. Particolarmente nell’ultima fase, abbiamo inevitabilmente risentito di un crescente numero di pensionamenti, che hanno superato nel quinquennio le 200 unità, per i quali non è stato possibile procedere con il turnover. Con il supporto di una tendenziale ritrovata stabilità di bilancio, bisognerà riesaminare in profondità l’organizzazione comunale, da alleggerire nelle posizioni di vertice, valorizzando posizioni intermedie ed organico, da rafforzare particolarmente per la Polizia municipale ed il Cantiere comunale, ma anche mediante una cd. ‘digital review’. Ovvero, un’analisi dei flussi e dei processi di tutte le strutture comunali, propedeutico all’ottimizzazione dei costi ed all’aumento della qualità dei servizi erogati, aumentando la produttività della macchina comunale tramite la digitalizzazione ed il telelavoro. Nella nostra “Perugia Ultradigitale” è, oggi, senz’altro possibile».

Quali sono i suoi piani concreti per la mobilità, oltre al progetto del Metrobus avviato dalla giunta?

«A Perugia spendiamo 14 milioni di euro per il trasporto pubblico e solo un perugino su dieci utilizza i mezzi pubblici. A Bologna spendono due milioni l’anno. È evidente che sono soldi spesi male per una rete frammentaria, che assomiglia ai capillari di un corpo umano. Alla base del Piano urbano della mobilità sostenibile (Pums) c’è l’idea di creare tre grandi arterie (tram-treno, Brt, metrobus) basate su passaggi con frequenza ogni 7 minuti, corsie preferenziali e mezzi anche belli, per invogliare all’uso e per riqualificare le zone attraversate. Il Frecciarossa non risolve da solo i problemi di isolamento della regione, ma è sicuramente un passo avanti, per questo stiamo lavorando per avere tratte anche verso Roma ed il sud Italia. C’è una seria riflessione anche sulla possibilità di destinare parte dei proventi della tassa turismo all’aeroporto San Francesco, magari in accordo regionale di tutti i Comuni; per l’aeroporto auspichiamo, comunque, una partecipazione più importante del Comune capoluogo di regione al modello di governance sia in chiave di promozione delle città sia del territorio, al fine di rendere sempre più attrattiva per i turisti l’Umbria».

Quali sono i provvedimenti concreti per rendere Perugia, nella sua interezza, uno spazio più ‘accogliente’ per le imprese e per aiutare il mondo del commercio?

«La declinazione più ampia dei temi che pone è la principale missione strategica che abbiamo coltivato sin dal primo giorno del nostro mandato, ovvero come aprire rinnovati percorsi di sviluppo e lavoro per il nostro territorio che, in questo straordinario tempo di passaggio che accennavo con la prima risposta, rende necessaria rinnovata capacità di visione e iniziativa. Sintetizzo per rendere l’idea, la ‘rivoluzione digitale’ che stiamo attraversando è talmente dirompente che gli ultimi studi pubblicati raccontano che nei prossimi 5 anni muteranno radicalmente il 50-60% delle attività lavorative. Ed allora, considerato che è testata online, mi permetta di rispondere alla sua domanda con il link del nostro programma per il prossimo mandato. Particolarmente con le prime schede, raccontiamo e spieghiamo quanto fatto ed intenderemmo ancora fare su tema così decisivo».

Twitter @DanieleBovi

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