Currently set to Index
Currently set to Follow
lunedì 18 gennaio - Aggiornato alle 20:04

Risultati e visione, vi spiego perché l’«ordinarietà» di Romizi va rivendicata con orgoglio

Dopo quello di Zuccherini, l’intervento di Vignaroli sul passato e sul presente di Perugia: «Una città appesantita da scelte sbagliate fatte nei decenni passati»

Francesco Vignaroli, Progetto Perugia (©Fabrizio Troccoli)

Pubblichiamo l’intervento del consigliere comunale di Perugia Francesco Vignaroli in risposta a quello, pubblicato nei giorni scorsi, del collega del Partito democratico Francesco Zuccherini. Al centro dei due contributi la situazione del capoluogo umbro con un occhio alle prossime amministrative.

di Francesco Vignaroli

L’articolo del collega Zuccherini pubblicato qualche giorno fa mi ha suscitato domande e riflessioni che vorrei proporre. Perché la città appare “da tempo cupa e ferma”? Come insegna Hobsbawm, viviamo ormai in una sorta di “presente permanente” che, obliterando il passato (anche quello prossimo), giudica superficialmente il presente e – guarda caso – non è in grado di pensare un realistico futuro. La nostra città è appesantita da scelte – a dir poco – sconclusionate fatte negli anni ’90 e nel primo decennio del 2000, le cui conseguenze condizionano e condizioneranno a lungo la città, indipendentemente da chi la guida e la guiderà. Mi limito solo ad alcuni esempi edilizi e urbanistici perché macroscopicamente evidenti. Le costruzioni sproporzionate di Fontivegge e del Bellocchio, monumenti al vuoto e non finito, non-luoghi che non riescono a entrare nel tessuto vitale della città.

La complessa e intricata vicenda della costruzione del Minimetrò, il cui costo di gestione pesa per circa 9 milioni all’anno sulle casse del Comune (non è un caso che dopo il 2011 si fatichi a trovare i soldi per le manutenzioni stradali) e che, col combinato disposto della vendita della società di gestione dei parcheggi, soffoca l’economia e la vita del centro storico. La Nuova Monteluce, altro non-luogo, altro fallimento. Per il rotto della cuffia, ci siamo evitati lo studentato davanti San Bevignate. Sono evidenti errori-orrori del recente passato che non necessitano di dimostrazione. Necessitano però di interrogazione: “Perché sono stati compiuti?” La città e la sua classe dirigente non si sono ancora sufficientemente interrogate sulla fallimentare “visione di sviluppo” che ha governato il recente passato e temo che non ne abbia ancora interiorizzato l’insegnamento, ma l’ha solo freudianamente rimossa. Bisognerebbe invece cercare risposte, se non per attribuire responsabilità, almeno per fondare una visione nuova dello sviluppo di Perugia.

I sette anni del Sindaco Romizi sono stati ordinari? Credo che la “ordinarietà della gestione” dell’amministrazione attuale vada rivendicata con orgoglio, perché si fonda su un approccio realistico che ha ottenuto risultati tutt’altro che “ordinari”. Il governo è fatto di cose che “si vedono” e di altre che “non si vedono”, ordinarie, ma non meno importanti. Tre esempi che si vedono. Tutti gli edifici della città sono stati dotati di fibra ottica ftth, infrastruttura imprescindibile per progettare ogni futuro. Si è ovunque installata l’illuminazione pubblica a led. Perugia prima in Italia a usare l’Art Bonus per il restauro dei monumenti. Altri tre esempi che non si vedono, ma ci sono. Si è rimesso in equilibrio il bilancio dell’Amministrazione comunale: com’era la situazione nel 2014 è ben descritto nella Relazione per la revisione della spesa, documento facile da trovare in internet, la cui introduzione è lettura drammaticamente avvincente.

Si sono trovati milioni di euro per finanziare la messa a norma antisismica degli edifici scolastici della città: un’opera “ordinaria”, che appunto non si vede, ma che mette in sicurezza la vita dei nostri giovani. Si sono inventariati gli immobili affittati dal Comune e gli immobili vuoti di proprietà del Comune, così che si è potuto iniziare a risparmiare sugli affitti. Ordinarissimi inventari, che però fino al 2014 non esistevano! Negli ultimi sette anni sono stati fatti anche errori? Indubbiamente sì. Ma la valutazione complessiva dell’azione amministrativa è positiva. Nell’anno appena passato, la pandemia ha messo in difficoltà l’azione degli enti locali, impedendo a moltissimi, tra cui il nostro, di approvare il bilancio in primavera e costringendo il Comune alla sola gestione ordinaria. Sono convinto che il 2021 sarà diverso, riservandoci un deciso cambio di passo.

Chi vincerà le prossime elezioni? Ha ragione il collega Zuccherini: non sarà facile vincere, ma non lo sarà per nessuno degli schieramenti. Ancora un po’ di storia recente per inquadrare la questione. Le elezioni comunali del 2014 sono state eccezionali. La città era stanca del pluridecennale ininterrotto governo della sinistra, ormai inadeguato e arrogante. Il centro destra, abituato alla sconfitta, mandò allo sbaraglio un giovane che imprevedibilmente diventò sindaco, sbaragliando la sinistra e con essa gli equilibri politici nel centro destra umbro. Nel 2019 Romizi ha vinto il secondo mandato (forse così male non ha fatto), dimostrando che anche a Perugia non solo l’alternanza elettorale è possibile, ma anche quella di governo. Perugia è così entrata negli ultimi sette anni nella normale dinamica democratica. Le prossime elezioni comunali saranno “normali” e saranno vinte dallo schieramento che candiderà a sindaco la persona più credibile e proporrà il programma più convincente. Penso che questa analisi sia suffragata dal successo che l’area civica ha avuto in tutti gli schieramenti alle elezioni comunali del 2019: complessivamente il 40% degli elettori non ha votato per appartenenza ideologica a destra o sinistra, ma persone indipendenti e le loro idee.

Qual è dunque il vero problema? Benché le istituzioni abbiano un ruolo di sintesi fondamentale, il futuro di Perugia, come quello dell’Umbria, non dipende dal governo comunale o regionale, ma da tutte le forze sociali, economiche e culturali della comunità civica. L’azione politica e amministrativa risponde necessariamente a una visione, che le è trasmessa dal sentire comune e dai gruppi dirigenti che però vanno pro-vocati e responsabilizzati. Dobbiamo lavorare sul serio sulla visione del nostro futuro, individuando chiaramente criteri e obiettivi anche innovativi, ma innanzitutto realistici. Se, infatti, i “giusti binari” che auspica Zuccherini su cui “rimettere” la città, fossero riproporre le culture di governo degli anni ’90 e inizio 2000, sarebbe meglio viaggiare deragliati.

I commenti sono chiusi.