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giovedì 30 giugno - Aggiornato alle 18:32

Rifiuti, entro il 2028 in Umbria inceneritore da 160 mila tonnellate: «Inquinamento prossimo allo zero»

La giunta ha presentato giovedì il nuovo Piano: «È l’unica soluzione». Ecco le novità

La conferenza stampa

di Daniele Bovi

«Il primo gennaio 2028 vogliamo che il termovalorizzatore in Umbria sia in funzione». A dirlo venerdì è stato il vicepresidente della Regione Roberto Morroni nel corso della conferenza stampa in cui, insieme alla presidente Donatella Tesei e al direttore Stefano Nodessi Proietti, ha presentato la delibera relativa al nuovo «Piano regionale di gestione integrata dei rifiuti», che ora dovrà iniziare il suo percorso in consiglio regionale per l’approvazione definitiva. Rispetto a quanto preventivato mesi fa, l’inceneritore dovrebbe quindi entrare in funzione in Umbria con due anni di anticipo. Stando al Piano, la capacità dell’impianto sarà limitata a 160 mila tonnellate all’anno, con un affidamento che «non dovrà garantire al gestore quantitativi minimi di rifiuti da trattare»; in una prima fase si parlava invece di circa 130 mila tonnellate.

RIFIUTI E PNRR: 41 PROGETTI PER 152 MILIONI 

L’impianto Nell’inceneritore finirebbero solo rifiuti «di provenienza regionale», compresi quelli speciali. In particolare si parla, secondo le stime, di 120 mila tonnellate di indifferenziata nel 2028 e, complici le riduzioni attese, di 100 mila entro il 2035; a queste si aggiungono altre 31 mila tonnellate relative agli scarti della raccolta differenziata, 8 mila di fanghi di depurazione, 19 mila di rifiuti speciali e 2 mila di rifiuti ospedalieri non pericolosi. «Puntiamo a un impianto – ha detto Morroni – che soddisfi le necessità regionali; altre soluzioni non ci interessano». Quanto ai tempi, Auri (l’Autorità regionale per i rifiuti e l’idrico) entro quattro mesi dall’approvazione del Piano (attesa entro la fine del 2022) pubblicherà l’avviso per la progettazione, realizzazione e gestione dell’impianto, con affidamento entro 18 mesi dall’ok al Piano. La realizzazione vera e propria dell’inceneritore (l’investimento stimato è di circa 150 milioni di euro) avverrà invece entro trenta mesi dall’affidamento dei lavori.

LA MAPPA: DOVE POTREBBE ESSERE COSTRUITO IL TERMOVALORIZZATORE

Il dove Il nodo più delicato, chiaramente, riguarda la localizzazione. Nel Piano c’è una mappa che mostra quali aree – tenendo conto di zone protette, aree boscate, vincoli paesaggistici, urbanistici, ambientali e così via – non possono ospitare l’impianto; indicativamente, circa il 60 per cento del territorio umbro è escluso ma la percentuale – tenendo conto anche di altri fattori pro (come ad esempio la vicinanza di un impianto industriale dismesso) e di quelli «sfavorenti» – è un po’ più alta. Nodessi ha parlato di una struttura il cui inquinamento «è prossimo allo zero; un termovalorizzatore moderno emette sei microgrammi di diossina all’anno, un cassonetto in fiamme 60 in mezzora. Ci saranno mille critiche ma l’unico strumento per mettere in sicurezza in sistema è questo». Uno che ruota intorno al Css (il Combustibile solido secondario ricavato dalla lavorazione di alcuni rifiuti) è stato giudicato «un rischio troppo grande. Saremmo stati ricattabili dal mercato. Anche il sistema Contarina conferisce 15 mila tonnellate a un termovalorizzatore. Il rifiuto zero è una favola raccontata da troppi anni».

CONTE(M5S): «PROGETTO OBSOLETO»

Le discariche Il documento – che ricalca e affina quanto spiegato dalla giunta mesi fa – si occupa di molti altri aspetti come il gestore unico regionale, la tariffazione puntuale, l’impiantistica e l’ampliamento delle discariche. In particolare si parla di 1,2 milioni di metri cubi a partire da Belladanza e Borgogiglione mentre per Le Crete (il Comune di Orvieto è contrario all’ampliamento) si vedrà. La normativa europea impone di gettare in discarica meno del 10 per cento dei rifiuti entro il 2035, mentre al momento l’Umbria è al 33 per cento; l’obiettivo, complice l’entrata in funzione del termovalorizzatore, è quello di smaltire meno del 7 per cento entro il 2030. Da qui al 2027 Belladanza, Borgogiglione e Le Crete saranno le uniche discariche considerate strategiche, mentre Colognola e Sant’Orsola smetteranno di ricevere rifiuti entro il primo gennaio 2024. Un quadro che implica anche lo stop, dal 2028, a tutti i Tmb, gli impianti di trattamento meccanico-biologico che si trovano a Belladanza, Ponte Rio, Casone, Maratta, Le Crete e Pietramelina.

I punti In generale il Piano si propone una riduzione del 4,4 per cento della produzione di rifiuti entro il 2035, anno in cui la differenziata dovrebbe raggiungere il 75 per cento. Un capitolo centrale è quello della governance del sistema: il documento prevede un gestore unico, rispetto agli undici attuali, per i servizi di raccolta, spazzamento e trasporto, per il trattamento e lo smaltimento e anche per quanto riguarda il termovalorizzatore. Auri dovrà occuparsi anche dell’applicazione del nuovo metodo tariffario Arera in tutta la regione, prevedendo una progressiva uniformazione, e anche promuovere la ormai famosa tariffa puntuale anche con una serie di incentivi in particolare dove la raccolta è inferiore al 50 per cento. Infine, sono previste anche delle azioni per promuovere l’economia circolare, dai progetti di ecodesign per gli imballaggi alla riduzione di questi ultimi, dall’uso dei sottoprodotti alla filiera per l’utilizzo del compost di qualità fino a un Osservatorio regionale che dovrà anche occuparsi di prevenzione, monitoraggio e riduzione di rifiuti.

Il M5S Ad andare all’attacco del Piano, e in particolare dell’inceneritore, è il M5S che con il capogruppo in consiglio regionale Thomas De Luca parla di una «destra pronta a saccheggiare
l’Umbria trasformandola nel cuore incenerito d’Italia. «Mentre l’Europa esorta gli Stati membri ad aumentare la differenziata e investire su impianti di recupero dei materiali – osserva – la giunta decide di dare il colpo di grazia all’immagine ‘green’ della nostra verde Umbria. Noi crediamo che il modello debba essere un altro e debba puntare sul massimo recupero della materia. Di questo – fa sapere – parleremo domani sera a Gualdo Tadino nella tavola rotonda ‘Fabbrica dei Materiali Umbria – la transizione ecologica del ciclo dei rifiuti’ alle ore 21 presso la Mediateca del Museo regionale dell’Emigrazione ‘Pietro Conti’ in via del Soprammuro». La senatrice Emma Pavanelli parla di «posizione assurda» e chiede un cambio di rotta: «Mentre le imprese – dice – investono in nuove tecnologie grazie anche al Pnrr che punta al massimo riciclo, la giunta Tesei vuole inquinare la nostra regione con un nuovo inceneritore in cui finiranno rifiuti di provenienza regionale, compresi quelli speciali».

 

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