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sabato 26 settembre - Aggiornato alle 07:59

Registro tumori, ripristino entro un mese: gruppo di lavoro per nuovo modello organizzativo

Giunta Tesei placa le polemiche politiche garantendo la continuità della convenzione con Unipg per la ricerca oncologica

Palazzo Donini, sede della giunta regionale (foto F.Troccoli)

Il mancato rinnovo della convenzione con l’università degli studi di Perugia per il cosiddetto Registro tumori aveva fatto così tanto rumore che qualche forza politica di opposizione ha dubitato dell’esecutivo regionale, invece l’assessore alla Salute Luca Coletto non ha fatto passare nemmeno i quindici giorni che aveva annunciato come periodo massimo per intervenire a garanzia dello strumento: una delibera di giunta datata mercoledì 1 settembre lo dimostra.

Registro tumori Con l’atto approvato, Palazzo Donini ha incaricato il numero uno regionale della direzione Salute e Welfare di «istituire un gruppo di lavoro che proceda alla proposta del modello organizzativo più adeguato alle attuali esigenze della Regione Umbria anche attraverso l’analisi dei modelli adottati nelle altre Regioni. Lo stesso team – si legge nel dispositivo – dovrà completare i lavori entro un mese». La decisione di Tesei e la sua giunta arriva sulla base di un documento istruttorio dal quale emerge che l’operatività del registro tumori aveva già subito uno stop di fatto dal 2017; è a quell’anno che risalirebbe l’ultimo aggiornamento. Scaduta nel gennaio scorso la convenzione, quello intercorso sin qui è stato dunque un periodo di transizione segnato peraltro dall’emergenza Covid-19. In continuità col passato, il nuovo patto convenzionale tra Regione Umbria e Università degli Studi di Perugia che regolerà i rapporti tra sistema sanitario Regionale e Unipg (facoltà di Medicina), dovrebbe prevedere: gestione del Centro operativo regionale afferente al Registro nazionale mesoteliomi (Renam); sorveglianza e valutazione in campo oncologico; analisi dati mortalità a livello regionale.

Rifondazione Nei giorni scorsi sul caso era intervenuta anche la federazione ternana del partito di Rifondazione comunista: «In conseguenza di quel taglio – diceva a proposito delle risorse ridotte del 60% dal 2017, l’Università di Perugia, che gestiva in convenzione i due registri, per ritorsione ha disattivato il server in cui venivano registrati i dati forniti dalle due USL regionali. Quindi, dal 2017, non sono più state informatizzate le cause della mortalità, rendendo inutilizzabile il registro dei tumori e privando l’Umbria di uno strumento indispensabile per studi epidemiologici, statistici e per una efficace azione di prevenzione e di informazione ai cittadini. La giunta di destra della Tesei – denuncia pRC – ha proseguito nel solco di quella di centrosinistra della Marini, tagliando ulteriormente i fondi (ridotti a 180mila dai 560mila iniziali) e riducendo ad annuale la convenzione triennale con l’Università di Perugia, con una diminuzione del personale medico impiegato nel progetto passato da 16 a 5 unità. In questi giorni la deflagrazione del problema e la denuncia pubblica da parte di Fabrizio Stracci, responsabile scientifico del Registro Tumori Umbro: “È scaduta l’ultima convenzione con l’Università a Novembre 2019 ed il gruppo che coordinavo si è di fatto sciolto”. Rifondazione Comunista ritiene indispensabile riattivare urgentemente i due registri con appositi
finanziamenti e con personale adeguato. È inoltre fondamentale, a nostro avviso, che i servizi indispensabili per la tutela della salute e la prevenzione siano pubblici e non più delegati completamente ad enti esterni al Servizio Sanitario pubblico, come nel caso umbro, alla Università di Perugia. Chiediamo che il Registro dei Tumori e il Registro delle Cause di Mortalità (ReNCaM) siano ricondotti alla gestione diretta dell’Assessorato competente o delle Asl, come avviene in quasi tutte le Regioni italiane. L’Università, vista l’esperienza maturata, come altri enti, può essere chiamata a collaborare. Rifondazione Comunista, inoltre, denuncia che, contemporaneamente ai Registri, si stanno depotenziando tutti i servizi di prevenzione e di epidemiologia regionali in capo alle Usl. Dipartimenti importantissimi, specie in questi momenti di pandemia, nei quali non si è ancora rimpiazzato il personale collocato in pensione ad inizio anno. Inevitabili le conseguenti ricadute negative sulle attività ed i progetti. Non si sa nulla, ad esempio, dello studio epidemiologico della conca ternana, fermo da diversi anni, che consentirebbe, ai diversi enti preposti, l’approfondimento del Progetto nazionale Sentieri e fornirebbe al fronte ambientalista uno strumento in più contro vecchi e nuovi inquinatori e produttori di rischio».

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