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Regione, nomine in partecipate e agenzie: in ballo stipendi per 900 mila euro all’anno

Nel 2020 la maxi partita degli incarichi con tutti i vertici da rinnovare: ecco chi sono gli uscenti e i compensi

Palazzo Donini, sede della giunta regionale (foto F. Troccoli)

di Daniele Bovi

Dalla «A» dell’Agenzia forestale regionale alla «U» di Umbria mobilità, passando per la «G» di Gepafin e la «S» di Sviluppumbria. Nel 2020 – anno primo della nuova giunta regionale – una delle partite cruciali e più interessanti da seguire sarà quella relativa al maxi giro di nomine in società partecipate, enti ed agenzie, con quasi tutti i vertici in scadenza nei prossimi mesi. Un dossier sul quale, da settimane, in molti tra i partiti che hanno stravinto le elezioni regionali del 27 ottobre stanno prendendo informazioni. Il perché è abbastanza semplice: esattamente come avveniva in passato e al netto della razionalizzazione e della riduzione di cda ed emolumenti, queste realtà rimangono lo stesso luoghi attraverso i quali costruire carriere, gestire risorse, pezzi di potere e di consenso. In più, come ovvio, rappresentano anche una forma di ‘compensazione’ per tutti coloro che sono rimasti fuori dal giro degli assessorati; e le cifre sono di tutto rispetto.

OLTRE 50 NOMINE IN BALLO

La maxi partita Concentrandosi solo sui vertici, cioè lasciando da una parte collegi sindacali, dei revisori dei conti e via così – in pratica tutte le nomine ‘minori’ – ballano stipendi pari a circa 900 mila euro all’anno, anche se ovviamente la giunta avrà libertà di intervenire su questo fronte; un dossier che non può non far gola. Ecco dunque una carrellata delle realtà più importanti. A Sviluppumbria, ‘braccio armato’ della Regione, non c’è più il cda e a metà 2020 scadrà il mandato dell’amministratore unico Marco Giulietti, ad del colosso Isa, il cui contratto prevede un compenso da 28 mila euro lordi all’anno. Alla Umbraflor, cioè a quella che sul sito viene descritta come «la più grande realtà vivaistica dell’Umbria e una delle più importanti d’Italia nella produzione di piante tartufigene micorrizate, noccioli castagni da frutto, noci innestate da frutto, piante da frutto e olivi del territorio, piante forestali, cipressi e tanto altro», il presidente uscente è l’ex sindaco pd di Spello Sandro Vitali; lo stipendio, secondo le regole, non può essere superiore a quello del presidente della giunta, cioè in teoria non può essere più di 12.450 euro lordi mensili (la cifra percepita fino a ora è inferiore).

GIUNTA, IL ‘PESO’ DEI DIVERSI ASSESSORATI

Gepafin e Villa Umbra Dentro Gepafin – la finanziaria della Regione – Palazzo Donini secondo i patti parasociali ha diritto alla nomina di tre membri del cda, uno dei quali con la carica di presidente. Fino a metà 2020 sulla tolda di comando ci sarà Carmelo Campagna, già presidente dell’Ordine dei commercialisti e membro del collegio sindacale di Umbria mobilità, mentre gli altri consiglieri sono Valerio Giungi e Angela dell’Osso. Campagna guadagna 41.400 euro lordi all’anno, gli altri 4.500; il mandato può andare da uno a tre anni e può essere rinnovato. Alberto Naticchioni, al vertice del consorzio Scuola umbra di amministrazione pubblica, con sede a Pila, è stato rinnovato per un solo anno (e per questo la vicenda è finita anche sul tavolo del Tar) e lo stipendio ammonta a 101 mila euro lordi. Il mandato è di 5 anni e Naticchioni in passato è stato anche amministratore unico del Seu, il Servizio Europa (9.200 euro la retribuzione relativa al 2015).

UM, 3A e Ater A Umbria mobilità scadrà a metà 2020 anche l’incarico dell’amministratore unico Ferruccio Bufaloni, con un compenso da 70 mila euro lordi all’anno (in ballo ci sono anche i membri del collegio sindacale e il revisore legale). Dai trasporti all’agricoltura: al vertice del «3A Parco tecnologico agroalimentare dell’Umbria», sempre fino a metà 2020, ci sarà Massimiliano Brilli con uno stipendio da 16.733 euro lordi annui. Umbria digitale sarà guidata ancora per poco dall’ex sindaco pd di Narni Stefano Bigaroni, con un compenso da 48.600 euro all’anno (sempre lordi). Passando alle case popolari, è in scadenza il mandato del cda guidato da Alessandro Almadori. Il consiglio di amministrazione è composto da cinque persone, due delle quali nominate dalla Regione e uno a testa da Comune di Perugia, Comune di Terni e Anci. Lo stipendio del presidente, spiega la legge regionale istitutiva dell’Agenzia, ammonta al 30% dell’indennità mensile lorda di un consigliere regionale; non tenendo conto delle spese di esercizio, che fanno lievitare l’assegno degli eletti fino a 11.400 euro, si parla all’incirca di 2.400 euro lordi, mentre ai consiglieri ‘semplici’ 650.

Afor e Agenzie All’Agenzia forestale invece l’amministratore unico Giuliano Nalli guadagnava nel 2016 47 mila euro lordi ma comunque a decidere il prossimo stipendio sarà la giunta, con un tetto massimo del 60% dell’indennità che spetta ai consiglieri (quindi all’incirca 4.900 euro). Per altre nomine, come il cda di Umbria jazz o del Teatro stabile dell’Umbria, non sono previsti compensi. Passando alle agenzie, all’Arpa è scaduto l’incarico del direttore Walter Ganapini (118.991 euro lordi annui), mentre a Umbria salute, ribattezzata da alcuni indagati di Concorsopoli «la polveriera», la giunta uscente ha affidato un incarico di un anno al dirigente di Palazzo Donini Umberto Piccioni, che guadagna 140 mila euro lordi (più un 20% di parte variabile legata ai risultati). Niente da fare invece per quanto riguarda l’Adisu, cioè l’Agenzia regionale per il diritto allo studio: a fine 2018, quando si pensava che l’Umbria sarebbe andata al voto nel 2020, la giunta ha deciso di eliminare la figura dell’amministratore unico per introdurre al suo posto quella del direttore generale. Un cambio non di poco conto: Maria Trani infatti (e non Maria Rosaria Trani come riportato in precedenza), nominati per cinque anni nel marzo scorso, avrà uno stipendio triplo rispetto a quello del ‘vecchio’ amministratore unico: 114 mila euro lordi più un 20% di parte variabile legata ai risultati. Nel 2020 la partita sarà di quelle interessanti.

Twitter @DanieleBovi

Aggiornamento del 25 novembre 2019

Pubblichiamo la replica al nostro articolo del dg di Adisu Maria Trani:

«Non rientra nel mio abituale stile inseguire quotidianamente le notizie che mi riguardano, o che riguardano le attività da me svolte. Ma da alcuni mesi, probabilmente a causa del contesto politico che ha portato a nuove elezioni regionali, sono puntualmente coinvolta negli articoli che i quotidiani locali pubblicano circa il toto-dirigenti, scadenze di mandato, indennità percepite, costi per il contribuente etc. Sia ben chiaro, sono pienamente d’accordo che tutti noi cittadini dobbiamo avere piena coscienza di come le risorse vengono impegnate, da chi e come veniamo amministrati e sopratutto dei costi derivanti. Proprio per questo, sono certa che converrà, credo sia corretto offrire informazioni precise e puntuali, sopratutto per i lettori. Informazioni precise che, per quanto riguarda l’Agenzia per il Diritto allo Studio Universitario dell’Umbria e il Direttore Generale, è possibile reperire direttamente sul portale istituzionale, all’interno della sezione Amministrazione Trasparente. Le scrivo la presente, con preghiera di eventuale rettifica, circa l’articolo pubblicato sulla Sua testata in data 24 novembre 2019, dal titolo “Regione, nomine in partecipate e agenzie: in ballo stipendi per 900 mila euro all’anno”, a firma di Daniele Bovi. Aldilà che ho trovato leggermente strano che nell’articolo si citano altri incarichi a dirigenti regionali di sesso maschile di importo ben più elevato e in ordine ai quali non è stato fatto alcun commento, penso possano esservi utili alcune precisazioni relative all’incarico affidatomi. La figura del Direttore generale dell’Agenzia per il diritto allo studio universitario dell’Umbria (ADiSU) è stata introdotta, in luogo dell’Amministratore Unico, con la legge regionale 27 dicembre 2018, n. 14 che ha modificato l’articolo 10-bis della legge istitutiva dell’Agenzia, la legge regionale 28 marzo 2006, n. 6, stabilendo che la durata dell’incarico del Direttore generale è di cinque anni ed è rinnovabile una sola volta. Le evidenzio inoltre che la spesa sostenuta dall’Agenzia nell’anno 2017 per l’Amministratore Unico, comprensiva di oneri, è stata di € 55.801,00, mentre quella relativa al Direttore generale per 9 mesi e 11 giorni dell’anno 2019 sarà pari a € 120.100,00 circa; a quest’ultima andrà aggiunta la parte variabile legata ai risultati conseguiti che sarà individuata nel limite massimo del 20% della retribuzione annua lorda di € 114.000,00, a seguito di valutazione da parte dell’Organismo indipendente di valutazione e della Giunta regionale (l’importo massimo lordo della parte variabile rapportato a 9 mesi e 11 giorni è stimato in € 17.800,00). Preciso comunque che il Direttore generale Dott.ssa Maria Trani (e non Maria Rosaria Trani) è una dirigente regionale in aspettativa, il cui trattamento economico lordo nell’anno 2018, esclusi gli oneri, è stato pari a € 100.159,00. Conseguentemente, nel bilancio regionale consolidato, la spesa per il compenso del Direttore generale incide per differenza rispetto a quella che comunque sarebbe stata sostenuta dalla Giunta regionale. Inoltre la stessa dirigente ha ricoperto dal 10 gennaio 2018 al 20 marzo 2019 l’incarico di Commissario straordinario dell’ADiSU (per oltre 14 mesi ha svolto il proprio ruolo a titolo gratuito, determinando un risparmio complessivo per l’Agenzia pari presumibilmente a € 68.101,00; tali risorse peraltro sono state destinate nel 2018 e nel 2019, con variazione di bilancio, ai sussidi straordinari degli studenti universitari). Le rappresento infine che, sebbene il Direttore generale sia anche il rappresentante legale dell’Agenzia, con il Decreto del Presidente della Giunta regionale n. 9 del 13 marzo 2019 di nomina, a seguito di avviso pubblico e previa deliberazione della Giunta regionale, alla Dott.ssa Maria Trani è stato riconosciuto un compenso lordo corrispondente al 5% in meno del trattamento economico di minor importo stabilito dalla Giunta stessa per i Direttori regionali».

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