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martedì 6 dicembre - Aggiornato alle 11:17

Regione, entro ottobre il rimpasto: FdI punta a due assessori. Lega, ripartono i congressi

Riunione di maggioranza a Palazzo Donini tra sanità e nuovi assetti. I possibili scenari

Palazzo Donini, sede della giunta regionale

di Daniele Bovi

Arriverà con tutta probabilità entro ottobre il non più rinviabile rimpasto di giunta che, politicamente,  di solito somigliano un po’ alla famosa scatola di cioccolatini di Forrest Gump: una volta aperta, non sai mai fino alla fine quello che ti capita. Martedì come da programma si è tenuta la prima riunione di maggioranza a Palazzo Donini con, all’ordine del giorno, in primis, il capitolo relativo ai conti della sanità e in particolare quello sui piani di rientro che che i direttori di Usl e ospedali dovranno consegnare a breve. Ovviamente dopo il radicale riassetto degli equilibri all’interno della coalizione di destra che governa la Regione, si è parlato anche del rimpasto.

Via al rimpasto Tutto dovrebbe concludersi entro ottobre e, in particolare, dopo la proclamazione degli eletti. Al netto di possibili novità legate al complesso meccanismo di assegnazione dei seggi, il presidente dell’assemblea Marco Squarta sembra avercela fatta mentre Eleonora Pace no. E così potrebbe essere lei una di quelle a entrare nell’esecutivo. E chi uscirebbe? Nelle ultime ore si parla con insistenza di un possibile ruolo a Roma (di nuovo alla presidenza di Agenas o come sottosegretario?) per l’assessore alla Sanità Luca Coletto, il veneto non eletto alle regionali del 2019 ma indicato direttamente dai vertici della Lega per prendere in mano il post Concorsopoli.

I nomi Ma FdI sull’onda del 30 per cento alle politiche potrebbe puntare anche a due assessorati e allora si torna a Michele Fioroni, l’assessore allo Sviluppo economico anche lui non eletto ma voluto direttamente da Donatella Tesei. Per le due eventuali caselle i nomi, al di là di Pace, sono quelli che girano da tempo: in particolare quelli dell’avvocato Giuseppe Caforio (già nel toto-giunta in quota FdI nel 2019), del professor Daniele Porena ma anche di Michela Sciurpa, amministratrice unica di Sviluppumbria che, con l’elezione di Squarta, entrerebbe in consiglio regionale come prima dei non eletti. A suo favore anche il fatto di non essere della provincia di Terni come Pace, che di aggiungerebbe a Melasecche e a Paola Agabiti. Che si muovano due caselle però non è sicuro.

Le conseguenze Il voto di domenica se il blocco degli eletti venisse confermato produrrebbe conseguenze anche a Palazzo Cesaroni, dove l’aula dovrebbe indicare il nuovo ufficio di presidenza, e anche a Sviluppumbria, in procinto di fondersi con Gepafin. Di sicuro molto di elezioni si discuterà dentro la Lega: il partito in Umbria ha ottenuto la percentuale più bassa tra tutte le Regioni governate dal Carroccio e, anche qui, viene messo nel mirino lo scarso impegno di molti in campagna elettorale. Martedì si è riunito il consiglio federale leghista che ha confermato la fiducia in Salvini. Il Capitano nonostante il tracollo non ha fatto nessuna autocritica, e di sicuro a farla non saranno – almeno pubblicamente – i tanti beneficiati dal consenso raccolto dal segretario ai tempi d’oro.

I congressi Come un mantra, anche in Umbria, viene spiegato che il problema fondamentalmente è aver partecipato al governo Draghi quando, in realtà, il problema è anche e soprattutto Salvini; anni caratterizzati da mille giravolte e dal progetto fallito di una Lega nazionale terminati, domenica, con lo svuotamento del “granaio” del Nord da parte di FdI. La vecchia guardia, da Maroni a Castelli fino a Leoni e Grimoldi, chiede un nuovo segretario. Quantomeno, come stabilito martedì, nelle prossime settimane si accelererà sui congressi, rinviati negli anni del Covid. Tra la fine dell’anno e l’inizio del prossimo toccherà ai provinciali e ai regionali e, solo dopo, al federale; lì si vedrà se qualcuno correrà per costruire un’alternativa al salvinismo.

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