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mercoledì 8 dicembre - Aggiornato alle 15:03

Regione, ecco la nuova legge elettorale: tornano i collegi. Assessori, stop a doppio ruolo

Ddl di Squarta, Meloni e Fioroni. Sbarramento al 3%. Niente ballottaggio, premio di maggioranza se si supera il 40%

Una seduta dell'assemblea (foto ©Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

Dopo un lavoro sottotraccia andato avanti alcuni mesi e qualche indiscrezione, è arrivato nelle scorse ore il testo di quella che potrebbe essere la nuova legge elettorale regionale. Un disegno di legge che inizierà il suo percorso consiliare con alle spalle la forza politica dei tre principali partiti: Lega, Pd e FdI. Il testo è stato infatti firmato dal presidente dell’assemblea Marco Squarta, dalla vicepresidente Paola Fioroni e da Simona Meloni, da pochi giorni capogruppo pd dopo essere stata vicepresidente del consiglio regionale.

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L’approdo Un tema, quello della legge elettorale, che di solito viene affrontato a fine consiliatura e che invece, stavolta, arriva quando la legislatura non è neppure al giro di boa il che, per diversi osservatori, è tutt’altro che casuale. E ad agitare ancora di più le acque dentro la maggioranza, oltre all’ennesimo scossone dato da FdI a proposito dell’azione di governo e dell’assenza del partito dalla giunta Tesei, ci sono i rumors sul possibile passaggio della leghista Peppucci a FdI; una pedina che potrebbe spostare gli equilibri all’interno dell’aula tra maggioranza e opposizione.

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Le varie leggi Se supererà il test dell’aula il ddl bipartisan sarebbe la terza legge elettorale regionale in dodici anni. Dopo la riforma del Titolo V della Costituzione infatti, nel 2000 e nel 2005 l’Umbria ha votato con norme di matrice statale; il primo intervento legislativo risale al 2010 mentre il secondo al 2015. Un testo approvato fra mille polemiche e passato alla cronaca come il famigerato «Umbricellum», oggetto di numerosi strali e ricorsi. I 21 articoli intervengono su una parte dei punti più criticati, che andavano dal premio di maggioranza del 62 per cento senza una soglia minima – e senza ballottaggio – allo sbarramento, dalla ripartizione dei seggi al cosiddetto premio di minoranza.

Tornano i collegi Una delle novità più rilevanti riguarda l’addio al collegio unico regionale, con il ritorno delle due circoscrizioni che ricalcano i territori delle Province: secondo i calcoli, fatti sulla base dei residenti, 15 seggi andrebbero alla provincia di Perugia (che ha 656 mila abitanti) e cinque a Terni (225 mila), mentre il presidente viene conteggiato a parte. L’altra novità di rilievo è l’incompatibilità tra il ruolo di assessore e quello di consigliere, al centro del caso Melasecche che si è trascinato per due anni: ‘copiando’ quanto già fatto in Abruzzo, Veneto, Lombardia e Toscana, in Umbria l’assessore – se eletto – sarà sospeso dal ruolo di consigliere, e dovrà cedere il posto al primo dei non eletti.

I premi Qualche ritocco c’è per il premio di maggioranza: scartata l’ipotesi ballottaggio, prevista in diverse leggi regionali, la nuova legge stabilisce che la maggioranza potrà contare su dodici seggi (il tredicesimo è quello del presidente) solo se alle urne viene superato il 40 per cento dei voti; sotto quella soglia, i seggi saranno undici. Quanto al premio di minoranza – che consiste nell’assegnare un seggio al candidato presidente arrivato secondo, è previsto un meccanismo basato sulla graduatoria: lo scranno sarà ceduto dalla lista di appoggio che ha ottenuto meno voti; ovviamente, in caso di lista unica il problema non si pone. Quanto allo sbarramento, passa dal 2,5 al tre per cento e sparisce il «salva cespugli», ovvero la norma che garantiva un seggio a favore delle liste che ottenevano almeno il 2,5 per cento, ma solo se all’interno della coalizione vincitrice.

Conferme e novità Nessuna correzione c’è per il metodo di calcolo della ripartizione, che rimane proporzionale, così come per i tetti massimi di spesa (100 mila euro per il candidato presidente e un euro a elettore per i partiti); oltre a ciò, vengono confermati il divieto di voto disgiunto e le modalità attraverso le quali un elettore può esprimere il proprio voto. Quanto alle firme necessarie per presentare le liste, è confermato l’esonero per quelle che sono «espressione di partiti o movimenti presenti in seno all’Assemblea legislativa», o che siano presenti anche solo in una delle due camere del Parlamento. Per chi invece dovrà allestire i banchetti, serviranno almeno 1.200 firme in provincia di Terni e duemila in quella di Perugia (le cifre sono dimezzate in caso di elezioni anticipate); prima, invece, ne bastavano 500.

Twitter @DanieleBovi

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