giovedì 21 novembre - Aggiornato alle 00:07

Regione, dai Forconi al tentativo di ‘arrestare’ Boldrini: il generale Pappalardo si candida presidente

La candidatura sarà presentata giovedì a Perugia: «Programma in 32 decreti». Ecco chi è il militare e leader turbogentista

Il generale Pappalardo

di Daniele Bovi

Alla lunga e spesso travagliata storia politica di Antonio Pappalardo va aggiunto un altro capitolo: il generale dei carabinieri in pensione ha deciso di candidarsi alla presidenza della Regione e presenterà la sua corsa giovedì a Perugia, alla sala della Vaccara, a partire dalle 10. Con lui tre liste: Forza Centro, Movimento gilet arancioni e L’Umbria nel cuore; pronto anche il programma «politico, sociale ed economico per la Regione Umbria, sintetizzato in 32 punti i cui contenuti saranno riportati in decreti legislativi regionali». Pappalardo nelle settimane scorse era stato proposto come assessore comunale alla sicurezza da Carmine Camicia, candidato sindaco che con le sue due liste (tra le quali Perugia nel cuore) ha raccolto lo 0,6%.

Chi è Negli ultimi anni il generale è assurto agli onori della cronaca come uno dei punti di riferimento della galassia turbogentista, in particolare tra il 2012 e il 2013 quando alla guida del Movimento dei Forconi (con lui c’erano anche, tra gli altri, Danilo Calvani, Mariano Ferro, Lucio Chiavegato e altri), in un momento durissimo per l’economia italiana avrebbe voluto fare la rivoluzione e bloccare il paese. Il colpo di grazia all’ordinamento costituito però non arrivò mai e nella memoria rimangono solo una manciata di (surreali) giorni di protesta confusionaria e un programma, altrettanto composito e confusionario, all’insegna del frame «gente onesta» contro «politici corrotti» e «poteri forti».

Una lunga storia Dal 2016 il generale è il leader del Mli, il Movimento liberazione Italia che nel suo programma si pone l’obiettivo, tra le altre cose, di ripristinare «la sovranità individuale, politica, economica, finanziaria e monetaria». La storia politica di Pappalardo però inizia molto prima: all’inizio degli anni Novanta è stato eletto deputato tra le fila del Psdi e sarà, per appena 16 giorni, sottosegretario alle Finanze (di mezzo c’è una condanna per diffamazione ai danni di un generale, poi annullata). Nel ‘93 si candida sindaco di Roma (0,5%) e poi transiterà brevemente tra i pattisti di Mario Segni, prima di candidarsi come indipendente per An alle europee. Sindacalista del Cocer (il sindacato delle Forze armate), avrebbe voluto trasformare i carabinieri in una forza personale a disposizione di un leader presidenzialista.

Gli ‘arresti’ Sotto il governo D’Alema farà molto discutere (Mussi arrivò a evocare il Piano Solo di De Lorenzo) una lettera di Pappalardo a tutte le strutture dell’Arma in cui si auspicava «la fondazione di un nuovo tipo di Stato». Mancata la rivoluzione, Pappalardo tornerà alla ribalta quando nel 2016 provò, nei pressi di Montecitorio, ad ‘arrestare’ l’incolpevole ex deputato Osvaldo Napoli, mentre è del 2018 l’irruzione in un circolo Arci di Milano dove, anche in questo caso, tentò di consegnare un ‘mandato di arresto’ alla allora presidente della Camera Laura Boldrini. «Non ci ha intimiditi, ci ha fatto ridere» commentò la presidente.

Twitter @DanieleBovi

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