sabato 16 novembre - Aggiornato alle 00:28

Marini conferma dimissioni: «Per correttezza e rispetto per istituzioni». Nel Pd Orfini attacca

La governatrice formalizza il passo indietro: «Percorso dettato esclusivamente da ragioni istituzionali». Verini: «Scelta che merita rispetto». Silenzio dei renziani

Catiuscia Marini (foto ©️Fabrizio Troccoli)

di Dan.Bo.

«Con la presente confermo le mie dimissioni da Presidente della Regione Umbria». La parola fine è scritta su una Pec che, il giorno dopo lo scontro ferale a distanza con il segretario del Pd Nicola Zingaretti e del nuovo appello del capogruppo Chiacchieroni ad andare avanti, la presidente della Giunta regionale Catiuscia Marini invia lunedì mattina alla presidente dell’Assemblea legislativa Donatella Porzi. Nella mail c’è la formalizzazione della decisione già presa nella serata di domenica. Dimissioni, viene sottolineato, “ai sensi dell’articolo 64, comma 3 dello Statuto regionale, già comunicate in data 16 aprile 2019 e discusse dall’Assemblea nelle sedute del 7 e 18 maggio scorso”.

LE TAPPE VERSO IL VOTO ANTICIPATO

Per correttezza e rispetto La presidente Marini nella comunicazione parla di «percorso dettato esclusivamente da ragioni istituzionali, di correttezza e di rispetto per tutti i componenti dell’Assemblea, sia di maggioranza, sia di opposizione, e non certo da ragioni personali». La lettera si conclude con i ringraziamenti: alla presidente dell’Assemblea legislativa «per la collaborazione istituzionale di questi anni, al servizio delle istituzioni e della comunità regionale»; ai componenti dell’Assemblea legislativa e al personale di Giunta e Consiglio «che in questi 9 anni mi ha supportato con competenza, rigore e professionalità nello svolgimento del mio complesso mandato istituzionale». La conferma delle dimissioni dovrà essere formalizzata in una seduta dell’Assemblea (che con tutta probabilità si terrà fra il 28 e il 30) che dovrà provvedere a completare le procedure previste dallo statuto.

SCONTRO CON ZINGARETTI

Autonomia Andare avanti era diventata un’impresa sempre più ardua tra il bombardamento di dichiarazioni provenienti dal Pd – in primis da Zingaretti – e dalle opposizioni, il clamore suscitato dal voto di sabato a cui ha preso parte anche la presidente, il fuoco degli ultimi giorni di campagna elettorale e il rischio, concreto, di venir additata come la colpevole di un’eventuale sconfitta nei Comuni umbri. Ecco perché l’unica possibile via d’uscita dal vicolo cieco e dall’errore del voto su se stessa era quella di confermare quanto prima le dimissioni e così, a partire da sabato pomeriggio, la strada era sempre più tracciata. Di sicuro un ruolo di primo piano, insieme all’orgoglio, l’ha giocato un concetto che in questi giorni la presidente ha voluto sottolineare più volte: quello dell’«autonomia» – rivendicata in molte occasioni – in base alla quale Marini ha spiegato che sarebbe stata lei a decidere tempi e modi.

L’ACCORDO SALTATO E IL PD DILANIATO

Il Pd e il silenzio renziano A parlare poco dopo la presidente è stato Matteo Orfini, altra figura insieme a quella di Zingaretti con la quale la presidente ha condiviso un lunghissimo percorso politico: «La vicenda – ha detto – è stata male dal vertice nazionale fin dall’inizio». «Hanno sbagliato fin da quando è scoppiato lo scandalo: se un gruppo dirigente vuole le dimissioni subito, lo dice. Non si può dire ‘decidono gli umbri’ e poi fare pressioni». Orfini però ammette poi che andare avanti, vista la situazione, era ormai impossibile. «Il fatto che tu ti dimetta – ha detto invece Paolo Gentiloni – e poi voti contro la tua stessa decisione non è credibile. Apprezzo che il giorno dopo si sia dimessa definitivamente. Avrebbe fatto meglio a farlo prima». A parlare è anche Andrea Orlando: «Le dimissioni rappresentano l’impegno che aveva assunto. Credo si sia pasticciato un po’ su questa vicenda – ha sostenuto – ma credo anche che la questione si sia incanalata nella direzione giusta».

VERINI: CHIUDERE IL PRIMA POSSIBILE

Verini e Martina «Adesso – dice invece Maurizio Martina – è importante che tutti si dia una mano a dare un segnale forte di presenza in Umbria perché ce n’è bisogno. Credo che una regione come l’Umbria abbia bisogno del buon governo del Pd, di tanti amministratori, uomini e donne che fanno benissimo il proprio lavoro». A parlare in giornata è anche il commissario Walter Verini, secondo il quale «la scelta di dimettersi merita rispetto politico e umano e consente di chiudere una pagina difficile. Ci sarà modo e tempo per ricostruire puntualmente questo mese così complesso per le istituzioni e la politica umbra. Ora, per quanto ci riguarda, non è il tempo delle polemiche interne. Dobbiamo concentrarci tutti insieme sugli ultimi giorni di campagna elettorale». Nessuna reazione invece arriva dal fronte renziano (umbro e nazionale), che da molti giorni ha fatto calare il silenzio sulla vicenda.

Le opposizioni Dall’altra parte della barricata i parlamentari umbri della Lega parlano di fine di un «teatrino insulso e offensivo del Pd che ha continuato a ballare sul Titanic per un mese». «Ora si vada al voto per dare all’Umbria una guida forte e credibile per risolvere le questioni urgenti che devono essere affrontate» è poi la richiesta del capogruppo di Fratelli d’Italia, Marco Squarta». Per il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani il fatto che «la presidente abbia votato contro se stessa che aveva deciso di dare le dimissioni, è una situazione incredibile e dimostra quanta arroganza ci sia da parte del Pd in una regione come l’Umbria dove è giunto il momento di cambiare». «Le dimissioni reali e non finte – sostiene l’europarlamentare M5s Laura Agea – sono una vittoria di tutti i cittadini umbri. Grazie alla pressione dei consiglieri regionali del Movimento, Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari, abbiamo ottenuto un risultato straordinario». E il mirino ora si sposta sul voto anticipato: «Anche in Regione porteremo quel vento di cambiamento che sta soffiando in Italia grazie al governo Conte».

La lettera integrale

Gentile Presidente,
nella consapevolezza di aver scelto fin dall’inizio, in questa particolare vicenda, un percorso trasparente e responsabile a difesa dell’Istituzione regionale e della centralità e autonomia dell’Assemblea e pur prendendo atto della discussione e delle conclusioni del dibattito sviluppatosi nelle sedute del 7 e 18 maggio 2019, con la presente confermo le mie dimissioni da Presidente della Regione Umbria ai sensi dell’articolo 64, comma 3 dello Statuto regionale, già comunicate in data 16 aprile 2019 e discusse dall’Assemblea nelle sedute del 7 e 18 maggio.

Si è trattato di un percorso dettato esclusivamente da ragioni istituzionali, di correttezza e di rispetto per tutti i componenti dell’Assemblea, sia di maggioranza, sia di opposizione, e non certo da ragioni personali.

Voglio ringraziare Lei per la collaborazione istituzionale di questi anni, al servizio delle Istituzioni e della comunità regionale.

Le chiedo infine di trasmettere i miei saluti ai membri dell’Assemblea Legislativa ed anche a tutto il personale dipendente del Consiglio e della Giunta regionale che in questi 9 anni mi ha supportato con competenza, rigore e professionalità nello svolgimento del mio complesso mandato istituzionale.

I miei più cordiali saluti

Todi, 20 maggio 2019

Catiuscia Marini

 

I commenti sono chiusi.