sabato 19 ottobre - Aggiornato alle 09:05

Regione, approvato il bilancio. Maggioranza: «Conti solidi». Minoranza: «Poca trasparenza»

Passa in Consiglio con 12 voti contro 7. Torna a parlare Barberini che difende la situazione della sanità: «Livello alto certificato anche dal governo gialloverde»

L'aula del Consiglio regionale (foto F. Troccoli)

L’Assemblea legislativa dell’Umbria ha approvato il Rendiconto generale dell’amministrazione regionale per l’esercizio finanziario 2018. Dopo le relazioni di Andrea Smacchi (Pd) e Maria Grazia Carbonari (M5s), l’Aula ha espresso 12 sì di maggioranza e 7 no dalle opposizioni. La polemica principale in aula è stata quella sui tagli ai trasporti ma la materia è stata rinviata all’assestamento di bilancio.

Maggioranza: «Conti in ordine» Nella relazione di maggioranza, Smacchi ha sottolineato come il bilancio sia stato «segnato dalle misure di contenimento della spesa pubblica nazionale, che hanno comportato ulteriori tagli alle risorse regionali. Per l’Umbria il contributo alla manovra è di 45,13 milioni di euro in termini di saldo positivo. Ciò nonostante l’Umbria è riuscita a garantire il rispetto dei vincoli. Il bilancio della sanità è in equilibrio, è stato rispettato il pareggio di bilancio, si riscontra un elevato grado di capacità di incasso delle entrate e di contrasto all’evasione fiscale, i tempi di pagamento per acquisto di beni e servizi sono stati rispettati, è migliorata la gestione finanziaria con una conseguente riduzione dell’indebitamento regionale. Anche nel 2018 la gestione è stata ispirata al principio della prudenza. Gli accantonamenti hanno raggiunto i 118 milioni: 54,5 per i debiti di dubbia esigibilità; 11,7 milioni per rischio soccombenza per la legge sui canoni idrici; 31,6 milioni al fondo rischi legali per ricorsi con rischi medio alti; 11,7 milioni per passività potenziali; 3 milioni per perdite da società partecipate, 3,4 milioni per moratorie e manovre fiscali. Viene inoltre confermato il rating di lungo termine della Regione Umbria e sottolineata la buona gestione e trasparenza del bilancio, la spesa sanitaria sotto controllo, il basso livello di indebitamento, lo stretto controllo sui costi amministrativi dell’ente, l’invarianza della pressione fiscale».

Minoranza: «Poca trasparenza» Nella relazione di minoranza Carbonari ha rilevato che «la mancanza di trasparenza è una costante di queste relazioni: quattro anni fa la presidente Marini fece riferimento ad una ‘Casa di vetro’ di cui né io né la Corte dei conti riusciamo a percepire. Il controllo dei consiglieri sugli atti della Giunta è davvero residuale. Quanto alla solidità dei bilanci, ci sono diversi elementi da rilevare: l’accantonamento di risorse ritenuto ‘eccessivo’ si è invece rivelato corretto ed anzi necessario a coprire i rischi. La Corte ha rilevato che debiti e crediti tra partecipate e Regioni non coincidono. Sull’effettivo indebitamento, negli ultimi 5 anni esso è aumentati in modo esponenziale, così come i costi relativi agli interessi». Sull’organizzazione dell’Amministrazione regionale, «permane lo squilibrio tra il numero delle posizioni organizzative e il totale dei dipendenti». Sulla sanità, che assorbe l’80 per cento del bilancio, «dovremmo chiederci come si assegnano i servizi, se ci sono gare oppure si procede con le proroghe di anno in anno. Nel 2018 è stato rilevato l’ennesimo sforamento della spesa farmaceutica e per il lavoro a tempo determinato, le tempistiche anomale per l’assegnazione degli obiettivi ai dirigenti».

Il dibattito Claudio Ricci ha sottolineato che «si tratta di un atto tecnico che voterò negativamente. necessità di migliorare il quadro gestionale». Per Valerio Mancini (Lega) «si tratta di un bilancio che evidenzia grandi falle e i dati che emergono da questo documento sono preoccupanti». Invece secondo Silvano Rometti (socialisti) «chi vincerà le elezioni eredita un ente solido in cui è invariata la pressione fiscale, con accantonamenti elevatissimi, sanità in ordine e ottimo rating». Emanuele Fiorini (gruppo misto) ha parlato di «spreco di soldi, risorse che andavano gestite diversamente e anche sulla sanità una gestione vergognosa». Per Gianfranco Chiacchieroni occorre interrogarsi «sulla situazione della Fcu».

Barberini torna a parlare Nel corso del dibattito ha ripreso per la prima volta la parola l’ex assessore Luca Barberini, dimessosi dopo l’arresto per l’inchiesta Concorsopoli. «E’ stato fatto uno sforzo – ha detto – per non lasciare debiti alle generazioni future, che non sono state aumentate le tasse, come in nessuna altra regione è accaduto. Stupefacente – ha aggiunto – che si critichi l’equilibrio dei conti in sanità come se non fosse un dato positivo ma ci fosse sotto chissà quale magagna. Andate a dirlo ai cittadini delle regioni italiane dove non si possono fare assunzioni nemmeno per supplire al turn over, oppure si aumenta l’Irap per compensare il deficit degli anni precedenti. Da noi non c’è deficit da ripianare e c’è invece un sistema sanitario di alto livello, come viene certificato dallo stesso governo attuale, certamente non vicino al Pd. Ci riconoscono qualità nei servizi assistenziali. Non lasciamo alle future generazioni debiti e inefficienze».

Paparelli: «Indicatori positivi» In chiusura è intervenuto il presidente Fabio Paparelli, secondo il quale «per chiudere questa discussione bastano le quattro righe con cui la Corte dei conti ha parificato il nostro bilancio. Alcuni consiglieri hanno preso delle singole righe per dimostrare le proprie tesi. Ma la regione Umbria, da quando esiste, ha sempre ottenuto il giudizio di parifica, a differenze di altre Regioni. Leggendo la sintesi del rendiconto si capisce quali sono le linee guida seguite, quanto sono positivi tutti gli indicatori, quanto alcune critiche siano prive di fondamento. Abbiamo ridotto l’indebitamento dell’Amministrazione ossia gli interessi sui mutui contratti per gli investimenti. Tutto ciò con una gestione finanziaria ispirata alla prudenza, con 118 milioni di euro di accantonamenti, di cui otterranno benefici coloro che governeranno la Regione nella prossima legislatura. Il rating di lungo termine della regione è stato confermato, attribuendoci un rating intrinseco superiore a quello dello Stato. Tutto ciò è stato realizzato senza utilizzare la leva fiscale ed anzi diminuendo molte imposte e tasse di concessione».

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