lunedì 23 settembre - Aggiornato alle 03:08

Regionali, il progetto civico di Ferrucci e Fora allo scoperto: lettera manifesto con 200 nomi

Reso pubblico un documento che chiede «discontinuità alla politica». Chi c’è: dall’università al Terzo settore, dai cattolici alle associazioni e un pezzo di Pd

Andrea Fora

di Iv. Por.

Si definiscono «persone con esperienza nei vari settori economici e sociali della nostra regione che non hanno mai fatto politica» che oggi più che mai sentono il «bisogno di metterci la faccia» per costruire «un’alternativa che metta al centro le persone, la tutela dell’ambiente e dei diritti, la centralità del lavoro» e per questo mirano a «realizzare liste civiche forti, composte da persone credibili e competenti».Va prendendo forma e sostanza l’iniziativa politica del professor Luca Ferrucci che vede in Andrea Fora colui che potrebbe guidare una compagine di centrosinistra alle prossime elezioni regionali. C’è molta società civile, da professori universitari a professionisti, da imprenditori ad artigiani, da un pezzo di sanità al terzo settore e all’associazionismo. Ma c’è anche una parte di Partito democratico, mentre il partito continua nel suo travaglio interno.

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Lettera manifesto Chi sostiene questa iniziativa, intanto, esce allo scoperto: oltre duecento firme in calce a una lettera appello oggi inviata a tutte le forze politiche e sociali della regione, redatta e sottoscritta per chiedere «discontinuità alla politica», con l’intenzione di proporsi come «forza civica in vista delle prossime elezioni regionali».

LA LETTERA CON I 200 NOMI

I nomi Oltre a Ferrucci, si leggono le adesioni dei docenti universitari Paolo Belardi, Giancarlo Cicoletti, Margherita Raveraira, Loris Nadotti. Ci sono esponenti del Terzo settore come Gabriele Biccini di Legacoop e Carlo Di Somma di Federsolidarietà o Gianluca Tomassi della cooperativa La Torre di Todi ma anche diversi responsabili del gruppo dirigente dell’Arci. Dell’associazionismo come Stefano Bucaioni e Lorenzo Ermenegildi di Omphalos. Ci sono l’ex assessore comunale di Perugia Fabio Maria Ciuffini o Mario Roych. Tra i nomi del Pd gli altri ex assessori Andrea Cernicchi e Lorena Pesaresi. Ci sono studenti vicini all’Udu e che hanno sostenuto Giuliano Giubilei come Federico Phellas e Costanza Spera. Intellettuali quali Marina e Caterina Bon Valsassina, Alessandro Riccini Ricci o Maurizio Tarantino. E, ancora, Walter Cardinali di Libera, Walter Ceccarini dell’Ance, Fabio Mariottini dell’Arpa e animatore di Micropolis, Gabriella Mecucci giornalista ex direttore del Giornale dell’Umbria. Da non dimenticare diversi esponenti del mondo cattolico e di quello della sanità come l’endocrinologo Fausto Santeusanio.

Classe dirigente non sempre all’altezza Tutti uniti dalla «richiesta di cambiamento, rivolto all’intera comunità e, con forza, alla classe dirigente di questi anni, non sempre all’altezza del compito assegnato, distante dai bisogni e dai desideri delle persone». Per, si legge ancora «unire il meglio delle forze cattoliche, laiche, ambientaliste e riformiste di questa regione, attivando un percorso politico partecipato ed inclusivo, con programmi forti e discontinui – nati dalla partecipazione di tutte le persone – sui temi del lavoro, dei giovani, dell’impresa, dell’ambiente, della cultura e delle infrastrutture». Affermano i firmatari di «voler riprendere a sognare, a pensare che la nostra Regione possa ripartire con le migliori energie dei tanti cittadini onesti, competenti e capaci di ascoltare la gente, che non fanno della politica un mestiere, ma valorizzano i loro mestieri per fare politica».

Basta autoreferenzialità «Siamo preoccupati – affermano – degli effetti negativi di un’economia regionale che, da troppo tempo, non produce sufficiente ricchezza e, quindi, non genera virtuosi processi di ridistribuzione, diminuendo fortemente opportunità e prospettive. Esprimiamo malessere perché dopo il sisma ancora non si intravede una ricostruzione urbanistica e sociale». E soprattutto si dichiarano «preoccupati poiché i fatti collegati alle recenti vicende politico-giudiziarie comunque evidenziano meccanismi opachi e clientelari nelle logiche di di reclutamento e di carriera in parti importanti della pubblica amministrazione. Anche noi – aggiungono – siamo stanchi del clientelismo, delle carriere fondate sulle conoscenze, di una pubblica amministrazione autoreferenziale. Ma l’Umbria che vogliamo è fatta di uguaglianza dei diritti, di sviluppo sostenibile, di partecipazione e non di uomini soli al comando che sbandierano slogan. L’Umbria che vogliamo è fatta di imprese e lavoratori che innovano e producono occupazione dignitosa, di uomini, donne e giovani con opportunità di lavoro stabili, che devo essere supportati nel creare il loro futuro».

Basta disuguaglianze «La sicurezza e la legalità – recita ancora la lettera appello – non sono valori di parte. Tutte le forze politiche dovrebbero investirci. Ma noi non possiamo ignorare le nuove e le vecchie diseguaglianze, il mancato lavoro, i mancati redditi, la chiusura delle imprese, la migrazione di giovani qualificati o famiglie lasciate sole a gestire il problema della malattia di genitori o i di figli disabili. Abbiamo idee per la nostra Regione, che possiede un patrimonio artistico, culturale e religioso di valore ineguagliabile, scarsamente valorizzato, che deve diventare il driver di sviluppo centrale su cui lanciare un grande programma internazionale che attragga risorse economiche e riporti l’Umbria al centro dei flussi turistici mondiali».

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