mercoledì 23 ottobre - Aggiornato alle 01:16

Regionali, ecco il manifesto del «cantiere civico»: i «quattro pilastri», le idee e i soggetti coinvolti

Nel campo del centrosinistra prende forma il progetto che potrebbe giocare un ruolo centrale alle elezioni di novembre: gli scenari

Un seggio elettorale (foto ©Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

A Perugia, ma non solo, il tema politicamente più caldo di queste ore meteorologicamente roventi è la nascita del «cantiere civico» in cui potrebbe essere ‘costruito’ il candidato presidente del centrosinistra da schierare alle regionali di fine novembre. Nella storia della sinistra e del centrosinistra italiani non sono di certo mancati cantieri, campi larghi, carovane e via metaforeggiando tra edilizia, agricoltura e trasporti; per l’Umbria però – da un bel pezzo non più rossa – la centralità che potrebbe assumere questo progetto è una novità perché per la prima volta, dal 1970 a oggi, il candidato potrebbe non essere l’espressione della filiera Pci-Pds-Ds-Pd (breve parentesi dei professori a parte). Anzi, quel che rimane del fu partitone rosso potrebbe fare da vagone, non da locomotiva, limitandosi a sostenere il nome uscito fuori dal cantiere.

Il cantiere Chi è al lavoro nel cantiere? Quali sono i soggetti che si vorrebbero coinvolgere? Chi potrebbe essere il candidato (o la candidata)? Quali le idee per costruire la casa? Quali i confini politici? Quale il percorso verso il voto? Di tutto questo nelle ultime giornate si fa un gran parlare. Di sicuro nel gruppo c’è Luca Ferrucci, professore di Economia e gestione delle imprese all’Università di Perugia con solide radici nel centrosinistra, ma non solo. Un fronte che si sta tentanto di coinvolgere è quello delle realtà civiche: tra queste c’è l’area che ruota intorno al sindaco di Gubbio, quel Filippo Maria Stirati che è stato uno dei pochi ad aver regalato al centrosinistra qualche soddisfazione alle amministrative; poi c’è il sindaco di Assisi Stefania Proietti, alcune delle civiche scese in campo nel 2018 a Umbertide e non solo.

PSI PRONTO A LANCIARE BACCHETTA. DIBATTITO A SINISTRA

Chi c’è Nel cantiere potrebbero trovare posto anche pezzi di centrodestra moderato che non si ritrovano nella nuova coalizione a trazione leghista; quella che, nei giorni scorsi, ha chiuso le porte in modo chiaro al Progetto Umbria animato dai fratelli Calabrese e non solo. Nel centrodestra dominato dalla Lega (che potrebbe prendere la stragrande parte dei 13 seggi di maggioranza) ci sarà spazio solo per una lista dei «delusi della sinistra», cioè per la formazione che Nilo Arcudi, da poco eletto presidente del consiglio comunale di Perugia, preparerà in vista del voto di novembre. Progetto Umbria potrebbe rientrare in questo schema ma molto dipende da chi sarà il candidato. Di sicuro uno degli uomini più vicini alla formazione è Andrea Fora, presidente di Confcooperative Umbria negli anni punto di riferimento dell’amministrazione Romizi. Se il candidato dovesse essere lui (tra le ipotesi circolate anche quella del segretario Cisl Ulderico Sbarra), anche Progetto Umbria potrebbe far parte della partita ed è probabilmente tenendo a mente ciò che può essere letto il post di qualche giorno fa di Francesco Calabrese.

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Il manifesto Nel cantiere, in cui si ragiona sull’ampiezza dei confini politici, stanno mettendo in moto le macchine anche pezzi di un certo peso del mondo cattolico, del terzo settore e dell’associazionismo, il tutto in una situazione ancora magmatica che potrebbe sfociare in un rimescolamento profondo degli scenari politici che hanno dominato a lungo l’Umbria, da una parte e dall’altra. Il «cantiere civico» dovrebbe essere presentato a breve e per il momento, ovviamente, non c’è né un candidato né un programma bell’e pronto bensì un manifesto di quattro pagine la cui presa d’atto iniziale è che «la comunità umbra soffre» tra scarsa capacità di produrre ricchezza, ricostruzione che non parte, i meccanismi opachi messi in luce da Concorsopoli, le risorse tagliate dai diversi governi agli enti locali e così via. Insomma, c’è un «malessere legittimo» che va ascoltato e al quale vanno date risposte.

Le idee E dunque serve una svolta vera «che si innesti nella migliore storia» della politica umbra, senza dimenticare il lavoro fatto nei decenni che ha portato l’Umbria ad avere servizi di alto livello e un’altrettanto alta qualità della vita. Nel manifesto si elencano una serie di capitoli che parlano di sicurezza («vogliamo una società tollerante ma non indulgente con chi delinque») del degrado dei quartieri e di quello ambientale, di infrastrutture per i cittadini, della «drammatica tendenza demografica» in atto e quindi della necessità di politiche per la famiglia, del no «a una sanità costruita intorno ai primari» e a un’autonomia differenziata «che laceri il paese» (opzione di fronte alla quale si privilegiano le macroregioni) e non solo. Quattro i «pilastri per la nuova Umbria» sui quali intervenire: imprese e lavoratori, cultura e ricerca, terzo settore e Pubblica amministrazione. Il tutto mettendo sul piatto «idee e proposte e mobilitando i cittadini» attraverso partecipazione e democrazia, provando così a sviluppare del «civismo dal basso».

Twitter @DanieleBovi

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