lunedì 25 maggio - Aggiornato alle 03:23

Provincia di Terni, no del governo all’emendamento Agostini: è scontro con la maggioranza

Ci sono le Province di Terni, Matera e Isernia al centro del braccio di ferro che si è consumato mercoledì tra il governo Monti e la maggioranza che lo sostiene

Patroni Griffi dice no all'emendamento salva-Terni

di Daniele Bovi

Ci sono le Province di Terni, Matera e Isernia al centro del braccio di ferro che si è consumato mercoledì tra il governo Monti e la maggioranza che lo sostiene. L’emendamento «salva-Terni» presentato da Mauro Agostini e da altri senatori Pd, il quale mira ad evitare che si crei una situazione come quella umbra (dove il taglio della Provincia di Terni finirebbe col far coincidere il territorio della Regione con quello dell’unica Provincia sopravvissuta), ha vita dura. Una modifica che, se approvata, salverebbe anche Basilicata e Molise. Lo scontro è iniziato in mattinata nel corso di una riunione di maggioranza con il ministro per la Pubblica amministrazione Filippo Patroni Griffi che ha dato il suo niet all’emendamento, facendo capire che la stessa risposta arriverebbe anche in commissione Bilancio al Senato, dove l’emendamento è stato presentato nei giorni scorsi. I lavori della commissione sono ricominciati alle 14.30 con i relatori (Paolo Giaretta del Pd e Gilberto Pichetto Fratin del Pdl) che rinunciano alla presentazione delle modifiche, mentre la discussione sull’ormai famigerato articolo 17 del decreto sulla spending review viene rimandata.

Non c’è accordo Nel corso del pomeriggio non si trova un accordo con il governo e quando la seduta riprende alle 18 gli emendamenti non ci sono. I relatori decidono così che sui temi roventi al centro dello scontro (non solo Province ma anche pubblico impiego e sanità) presenteranno gli emendamenti alla ripresa dei lavori fissata per le 20.30. Si andrà quindi avanti nel corso della notte dato che il provvedimento è atteso nell’aula del Senato giovedì mattina dove verrà votata la fiducia. Il rischio a questo punto, in commissione Bilancio, è quello che il governo vada in minoranza. Da Roma, dove era impegnata nella riunione della Conferenza Stato-Regioni, la presidente Catiuscia Marini ha ribadito il suo netto no all’ipotesi di un’unica Provincia: «E’ assurdo. Le Province vivono di competenze delegate dalle Regioni ma in questo modo viene meno la ragione per la quale dovremmo delegare qualcosa. E’ necessario affrontare in modo serio il riordino delle Province non con soluzioni organizzativamente e finanziariamente senza senso, per non dire bizzarre».

Sanità e Tpl A far irritare i governatori non è però solo il provvedimento che sopprime 64 Province su 107. Il parere è infatti negativo su tutto il decreto: in un documento presentato nel pomeriggio al governo, in sede di Conferenza unificata, le Regioni parlano di «tagli insostenibili» alla sanità e di un Fondo nazionale per le politiche sociali che per l’anno 2012 «risulta pressoché azzerato». Sul primo punto, mentre il ministro della Sanità Renato Balduzzi tenta di mantenere il dialogo aperto, i governatori spiegano chiaro e tondo che gli effetti provocati dal decreto e dalle manovre dell’estate scorsa «non consentono di sottoscrivere il nuovo Patto per la salute 2013-2015, compromettendo la sostenibilità e la gestione del Sistema sanitario nazionale». Al centro delle proteste anche l’ulteriore «taglio di 700 milioni di euro per il 2012 e di 1.000 milioni per gli anni successivi» per quanto riguarda il Fondo per il trasporto pubblico locale. A far capire come la protesta sia a 360 gradi anche quanto spiegato dal presidente della Provincia di Perugia marco Vinicio Guasticchi, secondo il quale «senza risorse si torna alle strade “bianche” delle mitiche sfide “Coppi-Bartali”, niente asfalti. Al rischio paventato della non riapertura delle scuole medie superiori a settembre – dice – si aggiunge quello della possibile chiusura o rimozione del manto di asfalto delle strade gestite dalla Provincia di Perugia».

Le modifiche L’ultimo punto sollevato dalle Regioni riguarda le società in house: nel decreto è previsto l’obbligo di procedere alla cessione o all’accorpamento degli enti e degli organismi che esercitano funzioni amministrative per gli enti locali. Con un emendamento approvato nel pomeriggio dalla commissione Bilancio del Senato l’obbligo salta: il compromesso trovato sta nel fatto che dovrà essere assicurato un taglio complessivo delle spese pari almeno al 20%. Ok anche al taglio delle spese raddoppiato dal 10 al 20% per le nuove prefetture, in seguito alla loro trasformazione da ufficio territoriale del governo a ufficio territoriale dello Stato.

Una replica a “Provincia di Terni, no del governo all’emendamento Agostini: è scontro con la maggioranza”

  1. Daniela ha detto:

    Anche la Valle d’Aosta ha da sempre una sola provincia e non ne ha mai fatto una tragedia, non vedo perchè noi della provincia di Terni dovremmo essere penalizzati dal passaggio a Perugia e non capisco cosa ci sia di male se in una piccola regione come la nostra ci fosse una provincia sola! Io speravo che le sopprimessero tutte, ma visto che in Italia le cose si fanno sempre a metà, è già meglio di niene il taglio prevsto dal governo. Però le regole devono essere uguali per tutti, senza le solite deroghe all’italiana: fatta la legge, trovato l’inganno…basta agire così, cominciamo a dimostrare un po’ di serietà, che è ora.

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