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mercoledì 8 dicembre - Aggiornato alle 10:46

Province, Guasticchi furente: «Politica dei pannicelli caldi, intervenga la Consulta». Polli: «Non ci rassegniamo»

Il presidente della Provincia Marco Vinicio Guasticchi

Marco Vinicio Guasticchi

E’ un Guasticchi furente quello che commenta il decreto legge che abolisce la Provincia di Terni e stravolge il funzionamento anche della futura provincia dell’Umbria.

Pannicelli caldi Secondo Guasticchi  si tratta della «solita politica dei “pannicelli caldi”. Un decreto legge, quello sul riordino delle province – dice – che presenta in questa prima fase evidenti lacune procedurali ed incide su organi istituzionali interrompendone anzitempo la regolare durata amministrativa sancita dalla Costituzione e suffragata democraticamente dai cittadini. Mi auguro che il Parlamento e la Corte Costituzionale chiamata ad esprimersi anche sul sistema di elezione delle province possano ristabilire un equilibrio democratico che altrimenti verrebbe a mancare. Ancora si continua a parlare dei costi delle province e non dei 7 miliardi degli enti di secondo livello, sui quali invece si sorvola.

Chi gestisce le funzioni? «Sulle province – continua Guasticchi – si va giù con l’accetta e non si pensa al destino dipendenti, non ci si preoccupa delle ripercussioni sulla vita dei cittadini in termini di servizi primari e di trovare situazioni alternative. Chi andrà a gestire le funzioni delle province?. Il decreto inoltre – secondo Guasticchi – «per quello che riguarda l’Umbria non tiene conto minimante della proposta elaborata dal Cal, approvata dal Consiglio Regionale, e propone uno schema istituzionale con una provincia unica già bocciato in altre regioni e non rispettoso della storia e delle vocazioni economico-sociali dei nostri territori. Mi auguro a questo punto che tutti i parlamentari umbri si adoperino in sede di conversione in legge per definire quelle modifiche necessarie a ristabilire equità e rispetto degli equilibri istituzionali democratici».

A fianco dei dipendenti «Per quanto ci riguarda, come Provincia di Perugia –aggiunge Guasticchi – a seguito della richiesta da parte della Rsu attiveremo un confronto sul processo di riforma istituzionale con le rappresentanze sindacali e con i dipendenti dell’Ente. Il tavolo verrà convocato la prossima settimana appena avremo la possibilità di discutere su elementi certi. Io – conclude il presidente Upi – sarò al loro fianco in questa delicata fase della storia dell’istituzione cui apparteniamo e della quale convintamente sosteniamo il ruolo e la dignità».

Inaccettabile e incoerente Il presidente della Provincia di Terni Feliciano Polli e il sindaco di Terni Leopoldo di Girolamo definiscono i decreto sulle Province «inaccettabile ed incoerente con le modifiche apportate in sede di conversione che mettevano in moto un percorso di “riordino”. Di fatto, non vengono accolte le proposte formulate dai Cal e dalle Regioni attraverso un intenso e partecipato percorso politico ed istituzionale e si formula un unico tipo di deroga rispondendo ad un criterio di tipo geo-morfologico e non a quello istituzionale ed amministrativo posto alla base della proposta di riordino approvata in Umbria».

Mancheranno i servizi Secondo Polli e Di Girolamo la riforma porterà ad un dimezzamento degli uffici periferici di governo, «facendo mancare importanti riferimenti istituzionali e di servizi ai cittadini, accompagnato anche dalla impossibilità di collocare la sede degli organi politici della futura provincia unica in una città diversa da quella capoluogo». «Non intediamo rassegnarci – concludono – a questa decisione del governo e procederemo immediatamente ad attivare ogni forma di iniziativa politica a livello parlamentare e dei partiti necessaria a scongiurare questo esito, anche attraverso la proposizione di emendamenti che modifichino il testo in senso coerente con le delibere assunte da Cal e Regione».

Ronconi: brutta figura annunciata Secondo il capogruppo Udc in Provincia di Perugia, Maurizio Ronconi, è «una brutta figura annunciata quella della Giunta regionale, del Cal e di molti sindaci che hanno perseverato sino alla fine nella richiesta di deroga a favore della provincia di Terni. Ora il decreto governativo cancella la provincia di Terni senza che i soloni della sinistra umbra siano riusciti a definire uno straccio di soluzione alternativa con il conseguente drammatico impoverimento di servizi a Terni». Per Ronconi, «chi non ha saputo proporre soluzioni efficaci, per prima la sinistra di governo ma anche quella parte del PdL sempre a corto di idee, dovrebbe per coerenza ammettere il fallimento politico e decidere di conseguenza. Per il resto ora torna ad essere attuale la possibile richiesta che il capoluogo della nuova provincia regionale venga riconosciuto a Terni al fine di riequilibrare il territorio regionale».

Verini: forte preoccupazione «Non abbiamo ancora avuto modo di esaminare il testo del decreto – commenta l’onorevole pd Walter Verini -: esprimo forte preoccupazione per il fatto che non sia stata presa in considerazione la proposta di riordino del Consiglio regionale dell’Umbria che prevede una regione con le province di Perugia e Terni». «Penso che sarebbe utile – aggiunge Verini – un incontro urgente della Regione con tutti i deputati e i senatori umbri per definire e concordare insieme le opportune iniziative parlamentari perché la proposta del Consiglio regionale possa essere riconsiderata e approvata».

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