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Province, addio soppressione: arriva il «riordino». Per salvare Terni servirebbe spostare 13 Comuni

La parola magica che potrebbe salvare la Provincia di Terni dal taglio stabilito dal governo con il decreto sulla spending review è «riordino»

La provincia di Terni dovrebbe «annettere» 13 Comuni per salvarsi

di Daniele Bovi

La parola magica che potrebbe salvare la Provincia di Terni dal taglio stabilito dal governo con il decreto sulla spending review è «riordino». Dopo un lungo braccio di ferro con il governo e dopo l’altrettanto lunga battaglia in commissione Bilancio al Senato infatti, non passa l’emendamento salva-Terni proposto da alcuni senatori Pd (primo firmatario Mauro Agostini) ma uno spiraglio c’è comunque. La modifica all’articolo 17 del decreto presentata venerdì pomeriggio in commissione infatti stabilisce che «tutte le province delle Regioni a statuto ordinario» sono «oggetto di riordino». Il percorso stabilito prevede che in ciascuna Regione il Cal (il Consiglio delle autonomie locali) dovrà formulare entro 70 giorni un’ipotesi di riordino alla Regione stessa. Nel caso umbro palazzo Donini avrà allora venti giorni di tempo per trasmettere l’ipotesi a Roma.

L’emendamento Nell’emendamento presentato venerdì si specifica chiaramente che si terranno in conto «le eventuali iniziative comunali volte a modificare le circoscrizioni provinciali esistenti». A quel punto con una legge si procederà alla definizione delle nuove province, mentre il ruolo di capoluogo spetterà al comune con maggior popolazione residente «salvo il caso di diveso accordo tra i comuni già capoluogo». I requisiti fissati dal governo andranno comunque rispettati: per sopravvivere perciò la Provincia di Terni dovrà avere un’estensione di almeno 2.500 chilometri quadrati e 350 mila abitanti. All’appello, stando ai dati ufficiali, mancano quindi 116 mila abitanti e 378 chilometri quadrati.

Il risiko Tralasciando il capitolo competenze e armandosi di pazienza, di una cartina e di una calcolatrice si scopre come il percorso di riordino assomigli, pensando alle probabili resistenze dei comuni a spostarsi da una provincia all’altra, a un percorso di guerra. Per raggiungere gli standard governativi infatti servirebbe l’apporto, in termini di abitanti, di ben 13 comuni di quelli geograficamente limitrofi all’ente ternano. E se a non preoccupare infatti è il criterio dei chilometri, «facilmente» risolvibile con Spoleto (349 chilometri quadrati) e ad esempio Città della Pieve (111), il problema sta nella scarsa popolazione di tanti comuni. Ecco perciò che per rientrare nei parametri di Roma servirebbe spostare da una parte all’altra Spoleto (39.574 abitanti), Todi (17.339), Città della Pieve (7.836), Piegaro (3.847), Marsciano (18.770), Massa Martana (3.947), Cascia (3.257), Norcia (4.995), Fratta Todina (1.896), Monte Castello di Vibio (1.633), Giano dell’Umbria (3.286), Castel Ritaldi (3.354) e Gualdo Cattaneo (6.472). Il totale fa 116 mila e rotti: i calcoli sono ovviamente ipotetici ma danno l’idea di ciò che si dovrebbe fare in Umbria per mantenere le due Province. L’unico sub-emendamento approvato venerdì è stato uno del Pd in cui si spiega che i comuni potranno chiedere il passaggio da una provincia ad un altra solo se c’è «continuità territoriale» tra il comune e la provincia a cui vuole appartenere.

I contributi La buona notizia per le Province arrivata venerdì, grazie a un emendamento presentato dai relatori in commissione Bilancio al Senato, sta invece nel «contributo» di cento milioni di euro «destinato alla riduzione del debito».

Guasticchi: ennesimo capitolo negativo «Il non accoglimento degli emendamenti alla spending review presentati in commissione Bilancio del Senato, sul mantenimento, tra gli altri, della Provincia di Terni, rappresenta – dice il presidente della Provincia di Perugia Marco Vinicio Guasticchi – l’ennesimo capitolo negativo scritto sulla ipotetica riforma istituzionale che questo governo sta cercando di portare a casa». «Tagliare la provincia di Terni, ma lasciare in piedi in Italia più di 3mila enti di secondo livello – continua – che costano più di  sette miliardi di euro è un vero e proprio scandalo. Auspichiamo – conclude Guasticchi – che si possa ancora trovare una soluzione percorrendo le strade istituzionali nel rispetto totale della determinazione delle singole comunità».

Una replica a “Province, addio soppressione: arriva il «riordino». Per salvare Terni servirebbe spostare 13 Comuni”

  1. didi ha detto:

    Ieri sera (28.07.2012), dal TG3 regionale, siamo stati informati che il comune di Marsciano, comune di cui fanno parte anche frazioni a “un tiro di schioppo” (si parla di appena 4-5 km dalla CITTA’ di Perugia), dovrebbe entrare a far parte del territorio ternano.
    E’ uno scherzo…vero?
    Fino, appunto, a ieri sera non se n’era mai avuta notizia.
    Volevano forse farci diventare ternani a nostra insaputa?

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