martedì 19 novembre - Aggiornato alle 22:09

Preferenze, Fdi si conferma il partito più forte e cresce il voto d’opinione. Pd accusa il colpo

Il consenso alla Lega è molto legato al simbolo, ma la capacità di esprimere preferenze cresce. Flop M5s

Un seggio di Perugia (foto ©Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

Un record che rimane tra le mani di Fratelli d’Italia, anche se con una significativa differenza, la Lega che cresce ma di poco, un Movimento 5 stelle che conferma i numeri risicati di quattro anni fa e un Pd in calo. Un aspetto da analizzare con attenzione dopo ogni tornata elettorale è quello che riguarda le preferenze. Spesso ci si sofferma su coloro che sono stati in grado di ottenerne di più, sugli eletti e sugli esclusi, il che rappresenta un punto di vista parziale perché non fa capire la reale forza della squadra nel suo complesso, la capacità di drenare consenso tra i cittadini, il grado di ‘dipendenza’ di quest’ultimo dai candidati, dal notabilato e dal micronotabilato locale e così via.

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Un’analisi Per andare un po’ più in profondità c’è l’«Indice di preferenza», uno strumento analitico che rappresenta il rapporto tra le preferenze espresse e il doppio dei voti ottenuti dalla lista. Perché il doppio? Perché la legge elettorale che regola l’elezione del presidente e del consiglio regionale, il famigerato Umbricellum, consente di scrivere due nomi sulla scheda, purché siano di un uomo e di una donna. Il valore va da zero a uno, cioè da nessuna preferenza espressa al massimo possibile. In testa, come nel 2015, c’è Fratelli d’Italia che però passa da un valore di 0,4 a 0,32; e dato che i voti sono raddoppiati, la differenza si spiega con un più forte voto d’opinione, cioè solo sul simbolo. Valori molto alti indicano in certi casi un notevole grado di dipendenza dai singoli, il che non è un segnale positivo per i partiti.

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I numeri Dopo i meloniani arrivano i berlusconiani, che vedono restringersi il proprio bacino (7 mila voti in meno): qui l’indice è sostanzialmente simile (da 0,35 a 0,31). A ruota c’è il Partito democratico: all’emorragia di voti (-32 mila rispetto al 2015), corrisponde una contrazione dell’indice (da 0,35 a 0,26). Passando alla Lega, i salviniani nel giro di quattro anni hanno più che triplicato i loro voti e ciò, accanto a una solidificazione della classe dirigente sul territorio, ha portato a un leggero incremento dell’indice (da 0,18 a 0,21); il voto, che domenica è stato molto politico, rimane dunque legato perlopiù al simbolo e alla forza di Salvini. Lo stesso, nonostante la grande contrazione (-20 mila voti) si può dire per il M5s, ultimo della classifica con un valore di 0,16 (nel 2015 era 0,17).

Twitter @DanieleBovi

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