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lunedì 8 agosto - Aggiornato alle 21:47

Politiche, Pd: in meno di una settimana i nomi dei candidati umbri sul tavolo di Letta. Le regole e le ipotesi

La Direzione nazionale ha approvato il regolamento: entro il 2 agosto candidature da comunicare a Roma. I dem potrebbero conquistare tre scranni

Un seggio elettorale (foto ©Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

Le settimane dedicate alla composizione delle liste in vista delle politiche hanno sempre prodotto un effetto tonnara, con finali al cardiopalma, colpi di scena e accoltellamenti fino all’ultimo secondo; figurarsi ora con un numero drasticamente ridotto di posti a disposizione. Martedì come da programma la Direzione nazionale del Pd ha approvato il regolamento per la selezione delle candidature che, in ore di grande confusione, pretattica e trattative, mette qualche punto fermo.

COLETTO POTREBBE ESSERE CANDIDATO IN VENETO

Le regole Il Pd non candiderà i sindaci di città con più di 20 mila abitanti, i consiglieri regionali e gli assessori (tranne quelli delle Regioni nell’ultimo anno di legislatura), i parlamentari uscenti che non sono in regola con il pagamento delle quote, e chi è stato deputato per più di 15 anni. Per questi ultimi una deroga è concessa «a coloro i quali ricoprono o abbiano ricoperto la carica di segretario nazionale, di presidente del Consiglio dei ministri e di ministro».

Tempi strettissimi A raccogliere le proposte di candidatura saranno i segretari regionali; a esaminarle sarà poi quello nazionale, che potrà integrarle con «dirigenti politici di rilievo nazionale e personalità espressione di importanti realtà della società italiana e portatrici di competenze, ovvero indicate da altre forze politiche con le quali il Pd abbia stretto accordi politico elettorali». L’intero pacchetto dovrà infine essere approvato dalla Direzione nazionale. L’altro punto certo è che i tempi sono stretti: il 2 di agosto dovrà essere completato il «lavoro istruttorio» dei segretari regionali, mentre tra il 9 e l’11 sarà convocata la Direzione.

Chi comanda Le redini, in un quadro in cui le realtà territoriali hanno un peso minore, le terrà Enrico Letta insieme a Marco Meloni, con intorno i capicorrente, da Dario Franceschini a Lorenzo Guerini fino ad Andrea Orlando: «Ci saranno tantissime persone che saranno scontente, perché ognuno di noi ha tante aspirazioni – ha detto Letta nel corso del suo intervento – ma vi chiedo di mettervi nei panni dei segretari regionali, che dovranno comporre le liste alla luce della riduzione dei seggi». Auguri.

I nomi Per quanto riguarda l’Umbria i posti a disposizione passano da 16 a 9 e i bookmaker, sulla base di numeri e sondaggi, fanno questo pronostico: sei scranni al destra-centro e tre al Pd. Per i dem un’ipotesi plausibile è che possano scattare due posti alla Camera e uno al Senato, entrambi nel proporzionale mentre i tre collegi dell’uninominale (i due della Camera e quello unico del Senato) potrebbero tutti andare al destra-centro. Le variabili da tenere in considerazione per quanto riguarda le liste sono però tantissime: da quella di genere a quella territoriale, dalle correnti ai ‘paracadutati’ romani per i quali potrebbe servire qualche seggio più o meno sicuro fino alle alleanze. Ovviamente andrebbe tenuto conto anche di preparazione e competenza, ancora più importanti vista la drastica riduzione della pattuglia che entrerà in Parlamento.

Molti scontenti Anna Ascani dovrebbe essere uno dei nomi certi insieme a Walter Verini, ma questo comporterebbe una necessaria ‘compensazione’ a livello territoriale dato che entrambi sono altotiberini: per un altro posto buono, quindi, bisognerebbe guardare ai due capoluoghi di provincia ma non è detto che si seguano altri criteri. Quanto agli altri partiti, i nomi sono sempre gli stessi: per FdI si parte da Franco Zaffini ed Emanuele Prisco, con Marco Squarta ed Eleonora Pace pronti a giocare la partita (tra le possibilità c’è anche Alfredo De Sio), per la Lega il trio Virginio Caparvi, Luca Briziarelli e Riccardo Marchetti, mentre Luca Coletto potrebbe essere candidato in Veneto (il che aprirebbe il capitolo rimpasto), e infine per Forza Italia ci sono Raffaele Nevi e Fiammetta Modena. Il centrodestra deve però sciogliere, e probabilmente lo farà mercoledì, il nodo di come ripartire i collegi tra le forze della coalizione. Per tutti gli altri partiti (secondo indiscrezioni Luigi Di Maio avrebbe bussato alla porta del consigliere regionale Vincenzo Bianconi), è come scalare l’Everest con le infradito. Di sicuro non tutti gli uscenti ce la faranno e alla fine avrà ragione Letta: «Molti rimarranno scontenti».

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