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venerdì 12 agosto - Aggiornato alle 16:40

Politiche, FdI ragiona sulle candidature e indica i criteri. Pd, Meloni: «Servono esperienza e innovazione»

Il partito di Meloni riunisce il coordinamento regionale, tra i nodi quello territoriale. In casa dem poche le certezze. La capogruppo: «Stop a logiche di palazzo». L’incognita delle coalizioni

I nuovi collegi (foto Umbria24)

di Daniele Bovi

Una serie di criteri per individuare i candidati con una consapevolezza: alla fine dei giochi a decidere è Giorgia Meloni. Martedì sera a Todi Fratelli d’Italia ha riunito il coordinamento regionale per fare il punto in vista del voto del 25 settembre. I provinciali hanno messo sul tavolo una serie di indicazioni per individuare i nomi che vanno dalla militanza alla rappresentanza dei diversi territori fino al cursus honorum delle diverse figure e non solo. E a proposito di territori, Terni rivendica un proprio rappresentante visto che finora molti dei nomi circolati riguardano essenzialmente l’area del Perugino.

La riunione In pole per la riconferma sembrano esserci Emanuele Prisco e Franco Zaffini, con altri come Marco Squarta, Michela Sciurpa, Eleonora Pace e Alfredo De Sio a giocarsi gli altri possibili posti buoni, con un occhio agli equilibri territoriali. L’assetto dei collegi è però ancora da definire: mercoledì a Roma il centrodestra proverà a trovare la quadra a livello nazionale, in cui bisognerà tenere conto anche della manciata di seggi (11) per i centristi di Noi con l’Italia e Coraggio Italia; a Fratelli d’Italia, stando all’accordo siglato giorni fa, andranno 98 caselle, 70 alla Lega e 42 a Forza Italia. In Umbria i tre collegi (due alla Camera e uno al Senato) potrebbero essere ripartiti in modo equo fra Lega (Senato), FdI (Umbria 1) e FI (Umbria 2), ma non è detto che alla fine la partita – essenzialmente giocata a Roma – finisca così.

La mappatura Durante il tavolo romano è stata fatta una mappa colorando di blu i collegi favorevoli e di rosso quelli ostili, con sfumature che vanno da quelli considerati blindati a quelli più a rischio passando per quelli considerati buoni. Stesse sfumature per quelli rossi, che vanno da quelli considerati impossibile a quelli giudicati contendibili.

Il Pd Sull’altro fronte, in casa Pd entro pochi giorni andrà consegnata la lista al segretario Enrico Letta che poi, tra il 9 e l’11, dovrebbe convocare la Direzione nazionale per l’ok definitivo. Tra spinte, posizionamenti, pressing e tentativi di sgambetto le certezze, o quasi, partendo dalla quota proporzionale, sembrano essere Anna Ascani capolista per la Camera e Walter Verini al Senato, ma la partita è aperta e i mugugni non mancano. Il segretario dem Tommaso Bori deve fare i conti con il regolamento stabilito a livello nazionale e con i documenti piovuti nelle scorse ore: da quello firmato da una 30ina di segretari a quello degli amministratori dem che, in una chat WhatsApp, ha raccolto molte adesioni tra capigruppo e sindaci (da quelli del Trasimeno fino a Massimiliano Presciutti di Gualdo Tadino fino all’ex primo cittadino di Narni Francesco De Rebotti, anche lui in corsa per un posto).

I nomi Per il secondo posto alla Camera si parla di Gianluca Rossi, sostenuto da Marina Sereni, ma anche qui niente di definito. Per i collegi, difficilissimi da scalare, si parla di sindaci (quelli sopra i 20 mila abitanti da regolamento non possono candidarsi) come Giacomo Chiodini e Sandro Pasquali, Damiano Bernardini e Federico Gori ma non solo (in pista anche il segretario di Perugia Sauro Cristofani). L’altra variabile da tenere in considerazione è la coalizione: dai dimaiani (Filippo Gallinella su tutti) fino a socialisti, Demos e Azione ai dem potrebbe essere chiesto di ‘ospitare’ qualcuno.

Meloni Nel frattempo la capogruppo in consiglio regionale Simona Meloni chiede al gruppo dirigente di «far prevalere l’interesse generale e la responsabilità verso gli elettori, piuttosto che certe logiche di palazzo che, in passato sono state, troppo spesso, permeate di opportunismi, veti e rancori». Non semplice. Meloni sostiene che occorre «assicurare all’Italia una classe dirigente democratica e progressista, realmente pronta ad affrontare una fase così complicata per il paese», e che occorrono candidature riconoscibili, competitive e rappresentative, realmente in grado di portare un vero valore aggiunto, per storia personale o politica, per radicamento territoriale o per la rappresentanza di quei valori e di quelle istanze migliori che si muovono nella società italiana e umbra. Un giusto mix di esperienze e innovazione», a partire da quelle dei «nostri amministratori comunali e regionali». Tra pochi giorni si chiude e di sicuro in molti rimarranno scontenti: realisticamente, i dem eleggeranno due o tre parlamentari.

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