giovedì 9 luglio - Aggiornato alle 20:53

Piccoli Comuni, aree interne, welfare e digitale: «Così l’Umbria può ripartire dopo il virus»

Cgil e Legambiente mettono sul tavolo alcune proposte: «Puntare su turismo di qualità e superare il digital divide»

La valle del Tissino e Poggiodomo

Ripartire dalle nostre aree interne, rilanciando la strategia varata ormai da diversi anni da Fabrizio Barca, puntando con forza sulla digitalizzazione, sul turismo di qualità, sul rilancio del welfare pubblico a partire dalla sanità di territorio: sono questi in estrema sintesi i punti che la Cgil di Perugia, per bocca del suo segretario generale Filippo Ciavaglia, vorrebbe porre al centro di un progetto di ripartenza post coronavirus, avviando un confronto serrato con i decisori pubblici, a partire dall’Anci. «Non possiamo permetterci – dice Ciavaglia in una nota del sindacato – che ognuno si rimetta a fare quello che faceva prima, che ognuno vada per la sua strada, senza un progetto coerente e unitario. Da questo punto di vista le parole del governatore di Bankitalia, Vincenzo Visco, sui rischi drammatici di un disagio sociale crescente e di una recessione durissima devono essere un monito per tutti».

Le proposte Secondo Ciavaglia, le ingenti risorse economiche in arrivo non basteranno a garantire una possibilità di ripresa: «Noi crediamo che oggi ci sia realmente l’occasione di costruire progetti territoriali integrati – continua il segretario Cgil – cosa che peraltro si è già iniziata a fare in territori vicini al nostro, come ad esempio nel Viterbese. L’obiettivo deve essere quello di mettere a filiera le potenzialità dei nostri territori, delle nostre città, puntando fortemente sulla sostenibilità ambientale e sociale». E a proposito di sostenibilità, c’è un primo banco di prova, secondo la Cgil, sul quale la capacità dei Comuni di fare sistema dovrà misurarsi: il piano dei rifiuti. «Non è più rinviabile – conclude Ciavaglia – perché è una bomba esplosiva sulla quale siamo tutti seduti sopra e perché ci sono ampi margini di semplificazione e miglioramento, che possono anche consentire una riduzione delle tariffe, quantomai opportuna in questa fase complicata».

Legambiente Su temi simili si concentra martedì anche Legambiente Umbria in occasione di «Voler bene all’Italia», la Festa dei piccoli Comuni che si celebra ogni 2 Giugno. Secondo l’associazione il Cuore verde deve ripartire dai suoi piccoli Comuni «custodi di cultura, identità, bellezza, natura per superare la crisi e costruire il suo futuro». Lo slogan della festa di quest’anno, necessariamente virtuale, è «Riconnettiamo l’Italia», motivo per cui Legambiente parla di connessione veloce («durante il lockdown quattro quinti della popolazione dei piccoli comuni hanno dovuto fare i conti una connessione faticosa e frammentata»), tema al centro dell’appello sottoscritto da cento piccoli Comuni «per evidenziare le pericolose disuguaglianze e fratture sociali che il digital divide comporta». Vanessa Pellucchi, vicepresidente di Legambiente, sottolinea l’importanza delle connessioni e delle interdipendenze tra centri urbani, e spiega che è «urgente creare le condizioni per completare il piano per la banda ultralarga», magari attraverso la nuova fase di programmazione dei Fondi UE.

Il futuro «I nostri piccoli comuni – dice Brigida Stanziola, direttrice di Legambiente Umbria – rappresentano il patrimonio più prezioso della nostra regione. Rappresentano la nostra identità, sono i custodi di cultura, natura e bellezza. Sono anche i più fragili, con una popolazione prevalentemente anziana, con una carenza cronica di servizi». «Il futuro dell’Umbria – aggiunge – non può che ripartire dai suoi piccoli Comuni, dal suo straordinario policentrismo e l’armonico modello di urbanità, dal patrimonio culturale e naturale di questi piccoli borghi; questa pandemia ha messo in evidenza che la precondizione, perché questi territori e queste comunità possano essere protagoniste della rinascita del paese, è la connessione veloce come diritto di cittadinanza che colmi in tempi certi lo scarto del digital divide. Un’infrastruttura fondamentale che serve a questi territori per la ripartenza dell’economia, per la scuola, il lavoro, i servizi».

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