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venerdì 12 agosto - Aggiornato alle 17:44

Piano sanitario, Pd: «Taglio dei distretti in difformità dal Pnrr, sarà mobilitazione nei territori»

I consiglieri del gruppo dem commentano l’adozione del documento da parte della giunta

Il consiglio regionale

Un «provvedimento deleterio» contro il quale «ci batteremo con le forme di mobilitazione necessarie per far sentire la voce di ogni singolo territorio». Così i consiglieri del gruppo consiliare del Pd in Regione in merito all’adozione, avvenuta martedì da parte della giunta, del Piano sanitario regionale 2022-2026, sul quale promettono di dare battaglia «mettendo in campo una mobilitazione sui territori e una dura opposizione istituzionale». «Dopo oltre un anno in cui tutti gli operatori del settore – dicono – hanno atteso invano l’avvio di un’ampia fase di partecipazione relativa al nuovo Piano sanitario, la Giunta regionale ha deciso di adottarlo in pieno agosto, in una versione che risulta, a tutti gli effetti, ben peggiore rispetto a quella precedente».

IL NUOVO PIANO SANITARIO 2022-2026

I distretti Diversi i punti nel mirino dei consiglieri dem, a partire dalla riduzione – da 12 a 4 – dei distretti sanitari: «Se da una parte – scrivono – la proporzione indicata dal Pnrr è quella di un distretto ogni 50 mila abitanti, l’assessore Luca Coletto ha deciso di riorganizzare l’Umbria in 4 distretti, ovvero 1 ogni 200 mila abitanti. Argomento che segnaleremo con un apposito ricorso in tutte le sedi e con una mobilitazione sul territorio». Per il Pd in questo modo «si allontanano i servizi e si distrugge la sanità territoriale, in barba al principio cardine della prossimità». «Un errore grave – attaccano – che non avremmo dovuto fare dopo due anni in cui ci siamo trovati alle prese con la pandemia. Ci troviamo di fronte a scelte fatte in segreto, nel buio delle stanze della Regione, senza la benché minima partecipazione».

Le critiche Nel complesso i consiglieri parlano di un documento che è «un esempio da manuale di come si comporta chi vuole smantellare una sanità pubblica già al collasso». Critiche anche al fatto che non vengono affrontati, essendo rimandati a futuri atti di programmazione, temi come salute mentale, malattie rare e medicina di genere. Rispetto all’assetto della governance ipotizzato nel Piano, che nei prossimi mesi dovrà essere approvato dal consiglio regionale, «risulta assurdo e fuori luogo – sostiene il Pd – assegnare ai direttori la funzione di programmazione e valutazione della sanità regionale quando dovrebbe essere una prerogativa istituzionale e politica».

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