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lunedì 8 agosto - Aggiornato alle 18:24

Piano sanitario, ecco i quattro nuovi distretti umbri: il Trasimeno ritorna con il Perugino

Atto adottato dalla giunta, ora la palla passa al consiglio regionale. I punti chiave del documento

La mappa con i quattro distretti

di Daniele Bovi

Non più cinque distretti come ipotizzato a novembre ma quattro. È questo uno dei punti chiave del nuovo Piano sanitario, adottato lunedì dalla giunta regionale insieme alle modifiche al Testo unico del 2015; entrambi i disegni di legge ora passeranno sui tavoli del consiglio regionale per l’approvazione definitiva. Un Piano che, con l’obiettivo di allinearlo al Pnrr, avrà come orizzonte non più il 2025 bensì il 2026.

COSA DICEVA IL PIANO APPROVATO A NOVEMBRE

Distretti Nel testo preadottato a novembre si ipotizzava una riduzione del numero dei distretti da 12 a cinque, con l’accorpamento dell’area del Trasimeno con quella dell’Alto Tevere che aveva provocato sollevazioni bipartisan. Col nuovo assetto, il lago sarà insieme al Perugino e a parte della Media Valle del Tevere, mentre l’Alto Tevere con l’Eugubo e l’Assisano. La prima, da 308 mila abitanti, costituirà l’Ausl 1 Centro-Ovest mentre la seconda (192 mila) l’Ausl 1 Nord-Est. Nessuna variazione per l’Ausl 2 Sud-Est, che accorperà i 156 mila abitanti di Foligno, Spoleto e Valnerina e per la Sud-Ovest, relativa ai 223 mila di Terni, Orvieto e Narni-Amelia. Strutture che avranno al vertice dei coordinatori.

La mappa con i cinque distretti

Troppi La sforbiciata arriva perché l’attuale numero di distretti viene giudicato «eccessivo», «non conforme agli standard di riferimento» e non in grado di garantire «uniformità ed efficiente erogazione dei servizi». La revisione è stata fatta tenendo conto degli indici demografici, delle caratteristiche del territorio, delle vie di comunicazione e della presenza di strutture sanitarie «al fine di concepire il miglior scenario possibile per la valorizzazione dei territori, senza però incorrere – è scritto nel documento – in complesse operazioni di ingegneria istituzionale».

Governance Un altro dei punti di chiave del documento riguarda la governance, per la quale ci sono dei ritocchi. Al vertice della piramide rimane la «cabina di regia politica» formata da presidente della giunta e assessore che avrà funzioni di ascolto e indirizzo, coadiuvati da un «board» formato dai direttori delle quattro aziende, da quello regionale della sanità, da altri due direttori (non più tre come si scriveva novembre) e dall’amministratore unico di Puntozero, la società frutto della fusione tra Umbria salute e Umbria digitale. I loro compiti saranno quelli di pianificare le strategie di investimento, definire le vocazioni dei singoli presidi, gli ambiti di ricerca di sinergie comuni e, in più rispetto al documento di novembre, anche lo «sviluppo di strategie per il governo del territorio». A completare il quadro c’è poi il Creva, il Comitato regionale di valutazione che dovrà dare l’ok a proposito di molte scelte strategiche.

I punti «Alcune delle tematiche da sviluppare e evidenziate in fase di concertazione – spiega l’assessore Luca Coletto – come la salute mentale, dipendenze, salute materno infantile e dell’età evolutiva, sostegno delle persone con disabilità, malattie rare, medicina di genere, assistenza agli immigrati e la salute in carcere, già riportate come criticità nel Libro bianco, saranno oggetto di successivi e specifici atti di programmazione». Tra gli altri punti presenti nel Piano il nuovo sistema di accreditamento istituzionale, l’istituzione di Case e Ospedali di comunità con i fondi del Pnrr, l’assistenza territoriale, le Centrali operative territoriali, la presa in carico del malato cronico, il potenziamento delle cure palliative e anche il riordino della rete ospedaliera «che avrà come obiettivo – è detto nel documento – quello di ridefinire la capacità delle strutture ospedaliere e rideterminarne la vocazione, al fine di assicurare un’elevata sicurezza e qualità nell’erogazione delle cure ai cittadini».

Dopo la pandemia Oltre a ciò si parla di elisoccorso dedicato (e non più in condivisione con le Marche), dell’istituzione dell’Ispettivo regionale, di servizi digitali e di un Irccs, l’«Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico» i cui contorni però (dal dove all’area medica) sono ancora tutti da definire insieme all’Università, che mesi fa aveva chiesto una profonda revisione del documento. «Si tratta – continua Coletto – del primo Piano adottato a seguito della pandemia che ha messo a dura prova l’organizzazione della rete ospedaliera e dei servizi sanitari territoriali, facendone emergere i punti di forza e le debolezze». «Per la Giunta regionale – conclude – è stato un obiettivo di rilevanza strategica fondamentale che, con un forte intreccio dell’ambito sociale con quello sanitario, si è prefisso l’obiettivo finale di migliorare e rendere più sicure ed efficaci le prestazioni per i cittadini».

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