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sabato 1 ottobre - Aggiornato alle 01:57

Perugia, sul centro antiviolenza a rischio stop opposizioni all’attacco. Cicchi: «Problemi tecnici»

Pd, M5S e Ipp chiedono all’Amministrazione di trovare una soluzione. L’assessore: «Stiamo lavorando. In passato abbiamo fatto la nostra parte e anche di più»

di Daniele Bovi

Problemi «di natura tecnica, non certo politici, che vanno superati e che stiamo cercando di risolvere». Così a Umbria24 l’assessore ai Servizi sociali del Comune di Perugia Edi Cicchi a proposito delle difficoltà che, da tempo, sta vivendo il centro antiviolenza «Catia Doriana Bellini» gestito da Libera…mente donna. L’associazione nei giorni scorsi è tornata a protestare pubblicamente per la mancata erogazione dei fondi e per i ritardi accumulati, che hanno creato una situazione «in breve tempo non più sostenibile». Ad agosto il centro è stato costretto a ridurre drasticamente i servizi e a bloccare l’ospitalità e, perciò, ha chiesto alle istituzioni di trovare quanto prima una soluzione.

LA PROTESTA DI LIBERA…MENTE DONNA

Il regolamento Al centro del problema c’è il nuovo regolamento regionale che, con i suoi 24 articoli approvati nel 2021, ridisegna il settore. Secondo quanto spiega Cicchi, «l’applicazione del regolamento fa emergere delle criticità» che riguarderebbero, in particolare, «il fatto che forse la struttura non è idonea. Oltre a ciò bisogna capire come assegnare il servizio». «Il regolamento – continua – manca di un pezzo. Nel sistema regionale umbro dei servizi sociali tutte le strutture sono autorizzate o accreditate e c’è una retta, cosa che faciliterebbe i Comuni: inserisco una donna, pago la retta e le associazioni avrebbero quello che spetta loro. Bisognerebbe individuare questa retta».

COSA DICE IL NUOVO REGOLAMENTO

I fondi Attualmente i fondi – ministeriali – vengono erogati dalle Regioni attraverso i Comuni, che garantiscono un cofinanziamento: «Le risorse – dice Cicchi – ci sono e il Comune i suoi 60 mila euro li mette. Abbiamo anche ospitato molte donne che non abitano a Perugia. Abbiamo fatto la nostra parte e anche di più: io il centro l’ho trovato morto quando sono arrivata e l’ho portato avanti trovando una struttura. Di sicuro se c’è bisogno di sostegno abbiamo il pronto intervento e nessuno viene lasciato solo».

LA MAPPA DEI CENTRI ANTIVIOLENZA IN UMBRIA

Le opposizioni A sollevare il caso nelle ultime ore sono state anche le opposizioni in consiglio comunale. Pd, M5S e Idee persone Perugia ricordano che il centro ha già vissuto in passato il problema della mancata erogazione dei fondi: «Il pericolo – dicono – è ancora una volta quello dell’interruzione della continuità di questo servizio essenziale, a oggi garantito solamente grazie alla coscienziosa attività volontaria delle operatrici che stanno continuando a lavorare a pieno ritmo, pur senza stipendio, da ormai più di otto mesi». «Garantire la continuità dei centri – aggiungono – strumenti essenziali di protezione dei più indifesi, strettamente legati ai singoli territori, è un fattore connesso al grado di civiltà di un’intera comunità. Ma al momento in tutta la provincia di Perugia si può contare su un solo Centro antiviolenza residenziale e una Casa rifugio che purtroppo non sono in grado, con le risorse che vengono loro messe a disposizione, di ospitare nuovi nuclei, rispondere alle richieste di nuovi percorsi in accoglienza e ospitalità e garantire la continuità di quelli già attivati».

VIOLENZA SULLE DONNE, IL VADEMECUM DI UMBRIA24 PER SUPPORTARE LE VITTIME

In aula «Non è possibile essere costretti a tornare su questo tema per l’ennesima volta – concludono dall’opposizione – l’assessore Cicchi eroghi i fondi necessari affinché le operatrici possano svolgere adeguatamente il loro prezioso lavoro, e affinché il servizio offerto non subisca tagli o riduzioni. A pagarne il prezzo, al momento, sono le donne vittime di violenze». Stessi temi al centro di una mozione urgente discussa lunedì durante la seduta del consiglio comunale. L’atto sarà trasformato in una mozione ordinaria, il che permetterà di far iniziare la discussione sul tema in Quarta commissione. Dal 2014, anno in cui è stato aperto il «Catia Doriana Bellini», il centro ha accolto 2.137 donne.

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