lunedì 20 maggio - Aggiornato alle 23:08

Droga, scontro nel M5s perugino: Tizi insegue la Lega e chiede l’Esercito. Rosetti: «Banalizzazione»

La candidata sindaco dopo l’overdose di lunedì propone l’impiego dei militari: «Occorre un’azione di impatto». La capogruppo: «Inefficace, e sarebbe pessima cartolina»

Un militare impegnato nell'operazione «Strade sicure»

di Dan.Bo.

Era l’ottobre del 2016 quando, a Perugia, in Quarta commissione passò un ordine del giorno dell’allora leghista Michelangelo Felicioni (poi espulso dal Carroccio e approdato a FdI) con cui si chiedeva l’arrivo dell’Esercito a Fontivegge. Ovviamente non se ne fece nulla e l’unico risultato fu quello di riempire, per qualche tempo, le pagine dei giornali con un dibattito ormai stanco e trito, ovvero quello sull’impiego dei militari dell’Esercito per affrontare problemi come quello dello spaccio. La candidata sindaco del M5S Francesca Tizi sceglie l’approccio securitario e, dopo la sospetta overdose di lunedì che ha portato alla morte un uomo, promette: «Serve un’azione di impatto per arginare il problema. Per questo – scrive – propongo l’Esercito nelle strade più problematiche di Perugia». Insomma, su questo fronte Lega e M5s, alleati di governo, sembrano essere la stessa cosa.

Serve l’Esercito La candidata cita l’esempio di Roma e sostiene che «nella Capitale si sta ragionando con il ministro della Difesa Elisabetta Trenta dell’eventualità di inviare soldati nei quartieri più problematici. È la stessa richiesta che farò se i perugini mi sceglieranno come loro sindaca. Questo, oltre ad aumentare il senso di sicurezza percepita dai cittadini, fungerà da deterrente per gli spacciatori». Accanto a ciò Tizi spiega che «occorre ovviamente aumentare l’organico delle forze di polizia nella nostra città, come richiesto dal segretario del Siulp Massimo Pici», uno dei probabili candidati della lista Perugia civica che, animata dall’ex vicesindaco Nilo Arcudi e dall’ex segretario comunale del Pd Franco Parlavecchio, appoggerà il sindaco uscente Andrea Romizi.

Strade sicure Sul dibattito Esercito sì, Esercito no, a fine 2016 nel corso di un’intervista a Umbria24 si espresse anche l’ex questore della città, Francesco Messina, che dopo aver citato casi decisamente più problematici come quello di Caserta, dove polizia e militari hanno collaborato, chiuse così il caso: «In Umbria – disse – lo Stato non deve rimpossessarsi di nessun territorio perso e in più a Perugia il sistema sicurezza è tarato in maniera eccellente. L’esercito viene impiegato nell’emergenza-terremoto. Se una realtà non ha caratteristiche particolari i militari possono sgravare le forze dell’ordine da attività come la vigilanza di obiettivi sensibili». L’Esercito è arrivato nelle città grazie al progetto «Strade sicure», varato dal governo Berlusconi nel 2008, con i militari impegnati con qualifica di agenti di pubblica sicurezza, «per specifiche ed eccezionali esigenze di prevenzione della criminalità».

Scontro nel Movimento L’uscita di Tizi non è piaciuta per nulla alla capogruppo del M5S in consiglio comunale Cristina Rosetti, la cui candidatura bis è stata silurata dai vertici del Movimento, e al consigliere Stefano Giaffreda, che in una nota, attaccano: «Militarizzare una città non solo non è efficace, ma è anche una pessima cartolina di benvenuto per una città che dovrebbe candidarsi a divenire come sempre proposto dal M5S una città d’arte, che faccia della cultura e del turismo un volano vero di sviluppo. Il governo fornisse a Perugia uomini e mezzi necessari a combattere i crimini più diffusi e pensasse alle riforme necessarie a evitare che le attività delle forze dell’ordine vengano vanificate con il rilascio facile degli arrestati o con una altrettanto facile rimpiazzo della manovalanza dello spaccio. Questo chiedono da sempre coloro che operano sul campo ogni giorno con mille difficoltà e che merita rispetto. Il Comune dovrebbe fare la sua parte controllando gli affitti in nero e mappare con determinazione chi risiede o dimora e con quale titolo nella nostra città. Per combattere lo spaccio, occorrerebbe agire anche sul lato della domanda con politiche sociali e culturali serie. Insomma la banalizzazione dei fenomeni e delle loro soluzioni non aiuta a risolvere i problemi quotidiani dei cittadini». Insomma, lo scontro fra le due ali del Movimento perugino è totale.

Twitter @DanieleBovi

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