Currently set to Index
Currently set to Follow
lunedì 1 marzo - Aggiornato alle 22:19

Perugia, Leonelli: «Alla città serve un “Mes”. Archiviamo tatticismi e opposte narrazioni»

L’intervento dell’ex segretario regionale sul futuro della città: «Per ripartire occorrono modernizzazione, economia e sapere»

Giacomo Leonelli (foto -©Fabrizio Troccoli)

Pubblichiamo l’intervento di Giacomo Leonelli, avvocato ed ex segretario regionale del Partito democratico. Leonelli, che è stato anche consigliere regionale e comunale, prende spunto dai due interventi pubblicati nelle settimane scorse da Umbria 24 (quelli dei consiglieri comunali Francesco Zuccherini e Francesco Vignaroli) per mettere sul tavolo alcune proposte per il capoluogo di regione.

di Giacomo Leonelli

Le prese di posizione nelle scorse settimane sul futuro di Perugia di due consiglieri comunali, uno di maggioranza e uno di opposizione, mi hanno stimolato alcune riflessioni. Non tanto sull’oggi, ma sul futuro della città, in quanto a mio parere, il nodo cruciale rischia proprio di essere quanto il dibattito di oggi possa incidere e condizionare i prossimi scenari. Entrambi i consiglieri sembrano rifarsi diligentemente alle narrazioni consolidate dei rispettivi schieramenti. Nel Pd la «città ferma», il «declino di idee e sviluppo», la «città cupa», secondo il “leitmotiv” del Pd e del centrosinistra degli ultimi 7-8 anni. Se prendessimo le conferenze stampa prenatalizie dell’opposizione degli ultimi anni, ci accorgeremmo che sono perfettamente sovrapponibili l’una con l’altra. Dall’altro lato, nel centrodestra, si rilancia il solito il refrain delle «scelte sconclusionate delle amministrazioni precedenti», per poi conseguentemente sottolineare la buona «ordinarietà» dell’amministrazione Romizi, accompagnato dalla retorica consolidata che, nelle condizioni date, non si poteva comunque fare meglio e di più.

«RISULTATI E VISIONE, L’ORDINARIETÀ DI ROMIZI VA RIVENDICATA»

Narrazioni da superare Il nodo cruciale a mio parere è proprio questo. E cioè quanto le rispettive narrazioni della maggioranza di Romizi e dell’opposizione condizioneranno il futuro della città: perché se dovessero rimanere preponderanti, il centrodestra si ridurrebbe di fatto a tentare di raccogliere l’eredità “taumaturgica” di Romizi del 2019 per poi trasmetterla a uno dei legittimi pretendenti al trono (non semplice); mentre il centrosinistra rischierebbe di passare il tempo a invocare e rilanciare slogan a oggi non penetrati nel “sentiment diffuso” della città, con la speranza che ciò prima o poi possa accadere. Il tutto, alla presenza di un “convitato di pietra”: e cioè il “dibattito cittadino” che è sempre più silente. Desertificato, se non azzerato, anche indubbiamente a causa della pandemia. Le ansie e le preoccupazioni per noi e per i nostri familiari hanno ridimensionato le nostre attenzioni al resto. I lockdown, le chiusure dei tanti contenitori culturali e sociali, hanno messo a dura prova una realtà associativa diffusa, da sempre protagonista del dibattito cittadino. Senonché i mesi passano, e l’impressione è che questa città non possa permettersi ancora a lungo “la guerra di trincea” delle narrazioni, che per quanto legittima rischia ogni giorno di essere più statica e asfittica.

«CITTÀ FERMA, SERVE NUOVO FRONTE SOCIALE, CIVICO E POLITICO»

Un “Mes” per Perugia Passata l’emergenza, infatti, il rischio è quello di trovarsi impreparati alla programmazione del futuro di una città che ha un impellente bisogno di progettualità, dove giocoforza a contrastarsi non sarebbero due modelli alternativi, ma due narrazioni opposte su questi anni figlie appunto delle due “trincee”. E tutto questo mentre la pandemia cambierà, forse per sempre, alcuni rifermenti e il neonato Governo Draghi probabilmente rivoluzionerà nuovamente il sistema politico italiano. E allora se non vogliamo immolarci sull’altare dei vecchi tatticismi e delle rispettive diligenti narrazioni, dovremmo cominciare fin da subito a riflettere sulla nostra città. In questi casi la politica usa proclami come “voliamo alto” (anche perché spesso non sa come atterrare); “ripartiamo dai contenuti” (attardandosi sistematicamente nel declinarli). Forse per una volta, potremmo metterli in campo prima ancora che invocarli. A tal proposito, io ripartirei da un «Mes per Perugia»: dove Mes non significa il tanto dibattuto Meccanismo europeo di stabilità quanto «Modernizzazione, economia, sapere».

BOCCALI: «L’ASSEMBLEA NAZIONALE SERVA A RIPENSARE IL PD»

Servizi Modernizzazione perché oggi la competitività di una città si misura anche e soprattutto sull’efficienza e sull’equità e sul loro rapporto. Bene tutte le infrastrutture, materiali e immateriali, ma vorrei vedere più coraggio nell’affrontare questioni che devono uscire da una dinamica esclusivamente assistenziale. Trasporto pubblico per esempio: perché questa città non riesce a organizzare un trasporto dove prendere i mezzi pubblici diventa una scelta anziché una necessità per chi non può fare diversamente? Servizi alla persona: qual è il modello di valutazione di «merito del bisogno»? È vero, ci vuole coraggio a dire «Stop. Non hai più diritto alla gratuità di questo servizio o a pagarlo così poco, perché qualcun altro ne ha più bisogno di te», ma le disuguaglianze generano rancore e il rancore nelle città è l’embrione della rottura di quello che una volta si chiamava tessuto sociale; e la rottura del tessuto sociale porta a tensioni ed effetti nefasti sulla qualità della vita dei quartieri.

Cambiare paradigma Economia perché qui non c’è più soltanto il tema della “fuga dei cervelli”. C’è il tema per cui comunque chi ha l’ambizione di fare qualcosa nella vita comincia a guardarsi intorno. Il “cambiare aria” non è più una scelta, ma una necessità per tanti 18enni. La risposta può essere solo fare altri centri commerciali e supermercati in una dinamica socio economica dove cresce costantemente l’online? Non sarebbe più interessante tentare di cambiare radicalmente paradigma? Questo andrebbe fatto senza riempirsi la bocca di slogan – ad esempio sulla cementificazione – bensì impegnandosi su un nuovo Piano regolatore indirizzato alla riconversione dell’esistente, accompagnando il tutto con una scelta di modello economico di città, che la qualifichi in Italia e nel mondo sui temi attraverso strumenti premiali per chi investe in sostenibilità (avete visto per esempio la nuova ciclovia Firenze-Prato?) e in marketing culturale (a proposito, quanti anni sono che Perugia non propone più una “grande mostra”?). Finita la pandemia tutto il mondo avrà voglia di tornare a viaggiare, ed è doveroso che Perugia colga questa sfida nella maniera più competitiva possibile.

Conoscenza Saperi, intesi come conoscenza in generale a cominciare dalle università. Quella che nei secoli è stato un vanto della città, e cioè la sua realtà accademica, è diventata nelle ultime settimane qualcosa di cui parlare il meno possibile. C’è un’aria diffusa, sia nella maggioranza di centrodestra (tatticamente comprensibile) sia nella minoranza di centrosinistra (molto di meno, molto) che probabilmente pensa di liquidare il grande tema del futuro dei saperi in città con il rapido superamento di una triste vicenda giudiziaria. C’è invece chi è convinto che questa possa essere proprio l’occasione giusta per testare la trasparenza del nostro sistema accademico e conseguentemente la competitività dello stesso. C’è chi crede che nell’ottica della sfida globale, che caratterizzerà sempre di più la qualità della vita delle città in futuro, Perugia da un lato non possa permettersi ombre sul modello di merito, dall’altro falle e disarmonie tra il sistema formativo e il modello di città con le sue vocazioni che ci attende.

Al bivio Ecco dunque una città al bivio, che costringe la politica cittadina a ripensarsi e a cambiare: dalle narrazioni alle proposte, dalle rendite di posizione alle sfide, dal tatticismo sull’esistente al confronto sul quello che verrà, su alcuni temi come quelli che ho sinteticamente indicato, ma più propriamente, sulle risposte che Perugia saprà dare a sé stessa e al suo futuro.

I commenti sono chiusi.