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giovedì 18 agosto - Aggiornato alle 00:42

Perugia, in aula sì bipartisan all’odg su Nodo e Nodino. In piazza tappeto rosso e applausi ironici

Nessun voto contrario, solo astensioni di M5S e Civiche. Bistocchi (Pd): «Miglioriamo tutto il trasporto», Croce (Ipp): «Nodo sembra un alibi per nascondere problemi»

© Camilla Fiorito

di Letizia Biscarini

Lunedì pomeriggio in piazza IV Novembre, a Perugia, si è tenuta una manifestazione di protesta indetta dal comitato «Sciogliamo il Nodo di Perugia». In contemporanea, a Palazzo dei Priori era in programma la discussione e il voto sull’ordine del giorno (poi approvato con 21 sì e tre astensioni) con il quale si impegna il sindaco a non ostacolare, nella Conferenza dei servizi, la realizzazione del Nodino e a chiedere ad Anas l’immediato avvio dell’iter per realizzare l’ulteriore tratto a due corsie da Madonna del Piano all’ospedale Santa Maria della misericordia. I manifestanti hanno provato a partecipare alla seduta ma sono stati fatti uscire per problemi – come è stato riferito loro – legati alla normativa anti Covid. Una volta approvato l’atto, un tappeto rosso è stato srotolato dalla Fontana maggiore all’ingresso di Palazzo dei Priori a simboleggiare la ferita inferta al territorio. Applausi ironici hanno accolto i consiglieri all’uscita dalla sede del Comune.

FOTOGALLERY: LA MANIFESTAZIONE 

Il resoconto del consiglio comunale Il progetto di creazione del Nodo non è recenta: già infatti nel periodo 2002 – 2005 le forze politiche umbre convergevano sull’idea del Nodo di Perugia, che costituisse una variante a sud dell’itinerario Collestrada – Ponte San Giovanni – Perugia svincolo di Corciano, passando per Madonna del Piano e Ospedale Silvestrini; tuttavia l’opera, in quel tempo, non ha ricevuto i necessari finanziamenti, anche per la sua onerosità (1,2 miliardi di euro). Dal 2020 si sono riaperte le discussioni, vista la proposta della Regione Umbria e di Anas di riavviare la progettazione del primo stralcio del nodo (tratta Collestrada-Madonna del Piano).

Due documenti Due gli ordini del giorno proposti in Comune: uno della minoranza incentrato sull’impatto ambientale tendente alla ricerca di soluzioni alternative meno impattanti e alla partecipazione pubblica del progetto, l’altro, della maggioranza, volto all’istituzione di un tavolo tecnico tra Regione, Anas, enti locali coinvolti per individuare soluzioni collaterali o alternative alla variante secca che tenessero conto della tutela ambientale, degli interventi migliorativi sugli svincoli di Collestrada e Ponte San Giovanni, il miglioramento della viabilità secondaria e il confronto e la partecipazione della cittadinanza.

I flussi Le alternative progettuali emerse nella discussione propongono delle varianti esterne sulle quali l’ex ministero dell’Ambiente, oggi della Transizione ecologica, si è già espresso dando delle prescrizioni e l’allargamento del tratto Collestrada – Ponte San Giovanni, di chiara difficoltà tecnica, secondo il Comune. Secondo i favorevoli al progetto, ampliare la E45 avrebbe l’effetto di aumentare i flussi che oggi scelgono itinerari alternativi, peggiorando di conseguenza la situazione a Ponte San Giovanni. Al contrario la soluzione in variante garantirebbe la separazione dei flussi nazionali e locali,con una diminuzione di inquinamento e rumore all’interno del quartiere.

La nuova E45 Ciò che la discussione ha confermato invece è la necessità di interventi sullo svincolo di Ponte San Giovanni in quanto non previsti nella variante. La Regione avrebbe già chiesto ad Anas di progettare il raddoppio della rampa dello svincolo di Ponte San Giovanni, operazione da affiancare alla realizzazione della variante, proprio per garantire adeguati interventi anche sui flussi locali e regionali, eliminando l’attuale collo di bottiglia costituito dalle rampe a una sola corsia. Tale intervento, per circa 20 milioni, sarebbe già finanziabile con le somme a disposizione di Anas per la manutenzione della E45 e potrebbe essere realizzato in 3 anni, secondo i favorevoli al progetto. È necessario quindi garantire che i due interventi procedano appaiati nella fase programmatoria, per vederli poi realizzati progressivamente, visti i tempi più lunghi della fase dei lavori della variante, dal costo complessivo di circa 250 milioni.

Il Partito democratico Il centrosinistra si affida al Def, il quale, già approvato dai due rami del Parlamento, dovrebbe prevedere il finanziamento della realizzazione non solo per la parte relativa alla variante Collestrada – Madonna del Piano, ma anche per una sua prosecuzione, seppur in una modalità “semplificata” a due corsie, tra la stessa Madonna del Piano e la strada regionale Pievaiola. «Vogliamo migliorare l’asse viario della città, oggi scarsamente funzionante – dice la capogruppo del Pd Sarah Bistocchi – non dovremmo parlare solo di Nodo bensì di sistemi di attraversamento della città, migliorando sia il trasporto su gomma che quello su ferro». Sì al Nodo per il Partito democratico, quindi, no al cosiddetto “Nodino”, opera parziale che sarebbe in grado solo di fornire risposte limitate rispetto alle esigenze della città.

Si astengono M5s e le Civiche Fabrizio Croce (Ipp) ha detto di voler indossare i panni del cittadino disorientato, spiegando che su questa materia i perugini si sono trovati bersagliati di informazioni dissonanti. «Pur non essendo contrario tout court all’idea di realizzare infrastrutture, il dibattito sul Nodo sembra essere diventato un alibi per nascondere tutti gli altri problemi che attanagliano Ponte San Giovanni, per la cui risoluzione occorre lavorare» dice Croce, astenendosi. Per Francesca Tizi (M5S) il tema in esame non investe solo l’Umbria, ma tutta Italia, essendo un’opera di interesse nazionale. Ponendo l’accento sull’importanza della partecipazione, Tizi ha evidenziato che occorre tenere conto delle risultanze del Consiglio Grande, in cui molti cittadini hanno espresso le loro opinioni. «La priorità emersa è stata la necessità di lavorare per risolvere le criticità legate al traffico ed innalzare il livello di vita dei residenti. Risultati che non sono ottenibili lavorando sul solo traffico su gomma» dice Tizi. Restano quindi le perplessità dei 5Stelle, tra cui la mancanza di cifre precise nel Def per i finanziamenti riguardanti la seconda tratta del Nodo e la scarsa conoscenza dei termini del progetto, per le quali il i consiglieri hanno deciso di astenersi.

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