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venerdì 3 dicembre - Aggiornato alle 02:48

Perugia, Giubilei conduttore e candidato: «Sogno una città aperta. Insieme la sfida si può vincere»

Tra volti vecchi e nuovi circa 300 persone per l’apertura della campagna elettorale: «Il Romizi del 2019 ostaggio della Lega»

Giubilei durante la presentazione (foto U24)

di Daniele Bovi

Per lavare via dalla bocca il gusto amaro della sconfitta del 2014, il centrosinistra prova ad annusare l’odore dolce della Perugina. È dal dedalo della zona industriale di Sant’Andrea della Fratte, al solito trafficatissima e in altro affaccendata nel tardo pomeriggio, quello dove il profumo della cioccolata si spande in certe ore del giorno e della notte, che Giuliano Giubilei insieme a Pd e soci hanno lanciato ufficialmente la corsa, tutta in salita dato che Andrea Romizi parte come favorito, verso Palazzo dei Priori. Nella sala del circolo dipendenti della Perugina, dove non c’è alcun simbolo di partito, circa 300 persone tra centrosinistra dei tempi andati e persone venute ad ascoltare quel Giubilei che in molti avranno visto alla tv: nelle prime file solo giovani o gli ospiti che di lì a breve saranno chiamati sul palco.

FOTO: LA PRESENTAZIONE

Chi c’era In sala spunta il volto inconfondibile di Renato Locchi, e oltre a lui quelli di Andrea Cernicchi, Valeria Cardinali, Lorena Pesaresi, Walter Verini, il segretario regionale Gianpiero Bocci, quello provinciale Leonardo Miccioni e quello comunale Paolo Polinori, i consiglieri comunali Bistocchi, Bori e Mirabassi, quelli regionali Leonelli, Solinas, Casciari e Rometti, Paolo Baiardini, Fabrizio Bracco, gli alleati di Anima civica e dei Radicali, il patron di Umbria jazz Carlo Pagnotta e il segretario regionale della Cgil (nonché dipendente Perugina) Vincenzo Sgalla. Giubilei con microfono ad archetto wireless e cartellina piena di appunti, veste i panni del conduttore consumato e quelli del candidato sindaco, ancora da indossare in pieno, e alterna i toni a seconda del momento. «La sfida si può vincere – dice al termine della serata, durata quasi un’ora e quaranta minuti – ma nessuno può starsene a casa; serve l’impegno di tutti. Sarà una battaglia impegnativa ma ci sono segnali di inversione di tendenza».

VIDEO – L’INTERVISTA A GIUBILEI

Ascolto e partecipazione In apertura invece il giornalista parla della sala piena come di un «segnale chiaro a chi ha amministrato la città, che arriva da un luogo simbolo del lavoro». Giubilei ribadisce molti dei concetti espressi in queste prime settimane, dalla «città grigia e spenta che non ha un progetto per il futuro» a quella che «è diventata provinciale e non più punto di riferimento». Centrali i temi dell’ascolto («non amo le promesse – dice – ma se sarò eletto il metodo che userò sarà quello dell’ascolto») e della partecipazione, col rilancio dell’idea dei consigli territoriali elettivi «per ricucire il rapporto tra territorio e Palazzo». «Sicurezza partecipata, vivibilità e bellezza» sono i tre concetti su cui batte; quanto alla prima Giubilei sottolinea che si deve intendere in primis come «senso di stabilità per lavoratori e famiglie», sottolineando poi che sarà l’ex questore Nicola Cavaliere a lavorare con lui sui temi della sicurezza: «Chi specula sulle paure – dice – non fa che aggravare i problemi».

Un Romizi diverso I toni non sono mai aggressivi e Romizi viene nominato solo una volta, alla fine: «Guardate – dice Giubilei – che in caso di vittoria non sarebbe più lo stesso del 2014; non sarà più espressione di una maggioranza moderata bensì un ostaggio della Lega». La sorpresa della serata arriva dallo schermo in cui compare lo scrittore Andrea Camilleri che, in un videomessaggio, ha parlato dei problemi del lavoro e della necessità che le città «siano aperte alle persone. Non bisogna respingere la diversità e mi auguro che Perugia sia come il mondo, dove le persone di diverse nazionalità si incontrano e si amano». Un concetto, quello di una città aperta e accogliente, che riecheggia nelle parole di Alberto Grohmann, professore emerito di Storia economica all’Università di Perugia; lo storico ha parlato della necessità di un «futuro collettivo» per una città, «ora molto ingrigita», con meno centri commerciali e auto e più luoghi di aggregazione, dove la diversità sia importante, «che consenta agli uomini di camminare uno vicino all’altro». Una Perugia «più raffinata, cioè più semplice, elementare, pulita, che aggreghi e che riutilizzi ciò che c’è».

Gli interventi Sul palco poi si alternano l’operaia Perugina Simona Marchesi, la 25enne Costanza Spera, Fabrizio «Fofo» Croce, Diletta Paoletti, il professor Paolo Belardi e il 24enne Matteo Phellas. La prima ha ricordato quanto la fabbrica sia importante per la città, dell’importanza di «collegare le multinazionali ai territori» e di una politica «che si rimbocchi le maniche e che sia concreta», criticando poi il fatto che durante i momenti più duri della vertenza non sia stato organizzato un consiglio comunale grande sul tema. «Perugia aperta» è anche il motto di Spera, che ha puntato il dito contro «un’Amministrazione che ha tagliato sui servizi ai giovani», mentre «competenze e conoscenze dovrebbero essere i primi capitali di una città». Croce invece, tra i più importanti animatori culturali della città, si è concentrato sul tema dei grandi eventi, che vanno «collegati al territorio: oggi – dice – manca una visione del sistema cultura; che si fa durante i 340 giorni all’anno in cui non ci sono grandi eventi? Bisogna fare qualcosa che sia armonico con la città».

Europa e welfare In generale si vola alto ma a riportare il discorso sui binari della concretezza ci pensa Paoletti, ricercatrice universitaria: «Serve una cabina di regia – dice – per attrarre i fondi europei, un ufficio che si occupi di queste tematiche e che dialoghi con le istituzioni e le forze della città per attrarre finanziamenti». Welfare e terzo settore sono stati invece gli argomenti toccati dallo studente Federico Phellas, che ha parlato di «una città a misura di tutti, che abbia le persone al primo posto e che si occupi delle periferie esistenziali».

Belardi, l’Alberti e il paddle «Non siamo qui per opporci ma per dire qualcosa» ha spiegato infine Belardi, che è partito dall’occhio alato di Leon Battista Alberti per sottolineare la necessità di «avere una visione. A Perugia c’è stata spesso disattenzione verso l’architettura, anche se è stata garantita la leadership culturale dell’Umbria, coinvolgendo progettisti di fama. All’inverso i nomi di coloro che in questo momento stanno cambiando il volto della città sono anonimi. In questo momento – dice – ci sono tante risorse e al contempo una carenza di idee, si può provare a fare di più con meno». Terminata la serata Sgalla mostra con un certo orgoglio al cronista il nuovo campo da paddle, una specie di tennis, che si trova appena fuori dalle porte del circolo dipendenti («c’è anche un maestro argentino»). Di sicuro la partita di maggio non sarà un gioco.

Twitter @DanieleBovi

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