venerdì 23 agosto - Aggiornato alle 11:33

Perugia, campagna choc di Omphalos con bacio Romizi-Salvini: «Unico che non ci piace»

Manifesti e foto sui social ritrae il sindaco uscente e leader della Lega: «Provocazione per alleanza contro i valori della città»

Il fotomontaggio della campagna di Omphalos

Una campagna choc in vista delle elezioni amministrative quella lanciata da Omphalos, associazione che si batte da oltre 25 anni per garantire alle persone lesbiche, gay, bisessuali, trans e intersex. Mostra un fotomontaggio con un bacio gay tra il sindaco Romizi e il ministro dell’Interno Matteo Salvini e campeggia su manifesti formato 6×3 disseminati in giro per la città e sui social. L’idea ricalca un po’ quella di TvBoy, autore dell’ormai celebre murales apparso a Roma e che ritrae un bacio tra Salvini e Di Maio. Che a sua volta si rifa al più celebre bacio dipinto sul muro di Berlino tra gli allora leader di Germania Est e Unione sovietica Heric Honecker e Leonid Breznev.

Omphalos spiega la ‘provocazione’ In una nota, Omphalos spiega la sua campagna di comunicazione, che di certo non mancherà dal suscitare reazioni. «Omphalos – si legge – si batte per la liberazione di tutte le soggettività, di tutte le identità e di tutti i baci. C’è un bacio però che proprio non ci piace ed è il “bacio politico” tra il candidato sindaco di Perugia Andrea Romizi e la Lega di Matteo Salvini. Bacio che simbolicamente rappresenta l’alleanza politica che vuole portare al governo di Perugia persone e posizioni apertamente razziste, omofobiche, transfobiche e sessiste. Questo legame, che abbiamo scelto di rappresentare con un bacio, con l’unico bacio che non ci piace, lo comunichiamo alla città con una provocazione che ha il preciso obiettivo di ricordare che le alleanze si scelgono e qualificano le proprie proposte. E il candidato sindaco Romizi ha fatto la sua scelta schierandosi con la Lega e contro i valori fondanti della nostra città».

Lega e valori opposti Omphalos rimarca di essere un’associazione apartitica, che «non si candida alle competizioni elettorali ed è aperta a tutte le forze politiche che ne sposano i valori, ma è nostro preciso dovere, nei confronti della comunità LGBTI (lesbica, gay, bisessuale, trans* e intersex) e della cittadinanza, mettere in guardia da tutte le posizioni apertamente omofobiche, razziste e sessiste, come quelle della Lega, un partito che ha scelto di cavalcare le paure per imporre un modello di città e di Paese dove minoranze e soggettività più deboli sono emarginate e private di diritti. Il recente sostegno della Lega e la partecipazione di numerosi suoi esponenti al Congresso mondiale della Famiglia, tenutosi a Verona lo scorso weekend – prosegue l’associazione – ne è solo l’esempio più evidente. In quel raduno di oltranzisti e estremisti religiosi si sosteneva l’abolizione della legge sull’aborto, la cancellazione della legge sul divorzio e di quella sulle unioni civili, la criminalizzazione dell’omosessualità e il ritorno ad una società maschilista e patriarcale dove la donna è relegata a casa come semplice macchina riproduttiva. La Lega ha scelto di rappresentare questo mondo e chi entra nella stessa coalizione ne condivide spirito, programmi e azioni».

La scelta di Romizi «Il sindaco uscente Andrea Romizi, che si candida a guidare la città per altri cinque anni – sottolinea Omphalos – ha scelto espressamente di allearsi e di condividere programmi, progetti e valori con la Lega, che è già diventato il suo principale sponsor. Un sindaco che 5 anni fa si presentava alla città come un giovane civico e moderato, si è mostrato in realtà, nel giro di poco tempo, come il miglior supporter dei peggiori ambienti della destra ultracattolica e reazionaria, prima opponendosi al riconoscimento dei matrimoni tra persone dello stesso sesso contratti all’estero e poi conducendo una battaglia politica contro un bambino di appena pochi mesi, il piccolo Joan, lasciandolo per lungo tempo senza documenti e identità per il solo fatto di avere due mamme. Battaglia politica persa disastrosamente grazie all’intervento dei giudici che, con ben due sentenze, in primo grado e in appello, hanno ordinato al primo cittadino di trascrivere quell’atto di nascita».

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