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martedì 16 agosto - Aggiornato alle 06:11

Per l’Umbria che invecchia serve un patto capace di generare lavoro stabile e welfare

L’intervento del segretario Cisl Manzotti: «Sanità, Regione sottoscriva quanto prima la convenzione con l’Università»

Angelo Manzotti

di Angelo Manzotti*

Anche il 2021 ci ha costretto a fare i conti con una pandemia che pure in questi giorni sta manifestando tutta la sua virulenza. Come usciremo dal Covid? I segnali che riguardano l’Umbria sono contrastanti. Preoccupa l’andamento demografico che in due anni ha fatto perdere alla Regione 14 mila abitanti. L’Umbria invecchia con problemi sociali e sanitari che aumentano. Regione vecchia con problemi nuovi a partire dal lavoro e dallo sviluppo economico. L’Umbria nel secondo semestre del 2021 ha mostrato segnali di ripresa, anche se siamo molto distanti pe raggiungere i livelli prima del Covid: il Pil è cresciuto del 4 per cento in linea con la media nazionale, un segnale positivo in quanto per decenni è cresciuto meno rispetto al resto d’Italia. C’è una ripresa del lavoro, anche se a macchia di leopardo, che varia nei diversi comparti: la maggior parte dei nuovi lavori riguarda contratti a tempo determinato (80 per cento) e in somministrazione. L’impulso della ripresa non è generalizzato. Si registrano dati positivi nei settori manifatturiero, servizi, costruzioni, turismo, ma partivamo da dati pessimi per effetto della pandemia. Si dovrà riprogettare il futuro della Regione con progetti seri coerenti fattibili capaci di generare lavoro stabile e ben retribuito.

Idee, innovazioni, imprenditoria, investimenti dovranno essere le quattro I su cui puntare per non disperdere le opportunità generate dal Pnrr e la programmazione comunitaria. Occorre un atto di coraggio e coerenza, occorre un Patto per lo sviluppo e per il lavoro tra istituzioni, imprenditori, sistema del credito, sindacato e università. Un settore che sta dando risultati interessanti è la filiera delle costruzioni, sia per effetto degli incentivi governativi che per l’avvio della fase di ricostruzione post-sisma. Purtroppo nel comparto mancano figure professionali, come denunciato dalle Casse edili di Perugia e Terni. Rispetto alle infrastrutture auspichiamo che l’Umbria possa definitivamente uscire dall’isolamento. Un obbiettivo da perseguire utilizzando i fondi del Pnrr e rafforzando le infrastrutture materiali ed immateriali a partire dal digitale. Va potenziato l’aeroporto e l’alta velocità che è un valore aggiunto per il territorio. Vanno completate le arterie che collegano i due porti di Civitavecchia ed Ancona, anche la realizzazione del Nodo di Perugia, opera fondamentale per garantire una viabilità più scorrevole che attenui l’inquinamento nella zona di Ponte San Giovanni.

Il tessuto produttivo umbro deve fare i conti con un problema legato all’innalzamento tecnologico delle produzioni, perciò si deve puntare sulla qualità di questi e sulla qualità del lavoro. Bisogna lavorare affinché le imprese investano in nuove tecnologie, per innalzare anche il livello della competittività, avviando un rapporto sinergico con l’Università. Come sindacato ci battiamo da tempo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e sulla formazione. Su quest’ultima c’è tanto da investire nella nostra Regione: meno del 13% della forza lavoro viene coinvolta da percorsi di formazione o riqualificazione. In un mondo del lavoro sempre più digitalizzato la formazione assume un valore strategico nella consapevolezza che nel breve periodo alcune professionalità andranno a scomparire mentre altre stanno aumentando rapidamente. Le nuove generazioni cambieranno lavoro in media dodici volte nell’arco della carriera lavorativa, cioè più del doppio rispetto alle precedenti. Il mercato del lavoro diventa sempre più fluido e il rischio dell’aggravarsi del cosiddetto fenomeno skill mismatch, cioè il divario tra le competenze richieste dalle aziende e quelle offerte dalla forza lavoro mette a repentaglio non solo l’occupazione ma la competitività del tessuto produttivo.

Per attutire tale fenomeno è opportuno intervenire da subito con politiche attive del lavoro, che pongono al centro la persona, la sua formazione, la crescita e la partecipazione attiva alla vita dell’impresa e sulla redistribuzione equa dei risultati economici, in termini anche di riconoscimento professionale. La crisi pandemica in corso ha messo in evidenza i limiti del Sistema sanitario regionale, a partire dalla forte carenza di personale che lo sta mettendo a dura prova. Fondamentale in questo difficile momento dare risposte certe ed immediate al personale sanitario, stremato da 22 mesi di lavoro, talvolta anche a rischio di vita. Necessitano assunzioni ed incentivi per tutti coloro che a parole vengono definiti eroi, senza che poi vi siano adeguati interventi tesi alla valorizzazione del lavoro svolto. Considerata l’attuale situazione di mancanza di personale sanitario, chiediamo alla Regione di sottoscrivere, quanto prima, la convenzione con l’Università degli studi di Perugia affinché si possa prendere in seria considerazione l’utilizzo dei tirocinanti del Dipartimento di Medicina. Il nuovo Piano sanitario e le risorse del Pnrr devono essere l’occasione per migliorare le relazioni sindacali, affrontare l’emergenza Covid e impostare la nuova sanità umbra per il futuro.

Segretario regionale Cisl Umbria

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