martedì 19 novembre - Aggiornato alle 22:00

Pd, scoppia puntuale la battaglia per la segreteria regionale: «No ai robottini teleguidati»

Dopo la disfatta del patto civico si apre il capitolo del congresso. Zingaretti non ne esclude uno straordinario nel 2020

Militanti dem durante un comizio di Zingaretti

di Daniele Bovi

Prevedibile come la pioggia a novembre, un minuto dopo la chiusura delle urne in cui si è consumata la disfatta del patto civico giallorosso, nel Pd umbro esplode la battaglia sulle macerie tra veleni vecchi di mesi, accuse, gattopardismi, cinismo, transumanze verso Italia viva magari dopo non essere riusciti a ottenere ciò che si voleva dentro il Pd, rabbia ma anche voglia di voltare radicalmente pagina. È in questo contesto che va inserito il rullare di tamburi che annuncia la guerra per il post commissariamento. La parola d’ordine è una: congresso, ma il problema è capire quando si farà. Walter Verini è stato nominato da Zingaretti ad aprile, poche ore dopo l’esplosione dell’inchiesta sui presunti concorsi truccati che ha decapitato partito e Regione, e lo statuto dem spiega che gli organi vanno rinnovati entro un anno.

CONGRESSO REGIONALE, ADDIO PRIMARIE

Congresso a tesi A cambiare lo scenario sono state le parole di Zingaretti che mercoledì – seppur con una certa freddezza – ha aperto alla possibilità di tenere un congresso a tesi all’inizio del 2020: «Non lo escludo» ha risposto ai microfoni di Radio Capital, per poi aggiungere che il 17 novembre in assemblea sarà cambiato lo statuto sulla base di quanto stabilito giorni fa, compreso il fatto che a scegliere il nuovo segretario regionale saranno esclusivamente gli iscritti, senza ricorrere alle primarie. «Dopo 12 anni – ha detto – rientra nello statuto il concetto di congresso a tesi. Non rinunciamo ai gazebo, il congresso non dura 9 mesi ma 100 giorni, sarà basato su tesi politiche, sarà aperto alla società italiana e aprirà la più importante rivoluzione organizzativa di questa fase storica. Quel mix tra confusione modernista e modello novecentesco è stato uno fallimento». In ballo potrebbe esserci anche un cambio del nome: «Daremo vita a un nuovo partito che si chiamerà Partito democratico o quello che decideremo»; il tutto precisando che «non bisogna cadere nell’errore di cambiare tutto per non cambiare nulla».

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PREFERENZE, LE PERFORMANCE DEI PARTITI

Dimissioni Dentro il partito a sostenere l’ipotesi di un un congresso straordinario sono in parecchi, compreso il vicesegretario Andrea Orlando: «Il Pd – osserva – ha bisogno di riposizionarsi rapidamente in una fase completamente diversa dalla precedente». Di fronte a un possibile scenario di questo tipo, più d’uno spiega che un congresso regionale nel giro di brevissimo tempo non avrebbe molto senso; tutto si potrebbe trasformare nel solito regolamento di conti, figlio di quanto successo negli ultimi mesi tra inchiesta, dimissioni di Catiuscia Marini e psicodramma su alleanze e lista. E in più c’è il problema del tesseramento, di fatto fermatosi negli ultimi mesi. Se si optasse per l’inizio del 2020, magari in coincidenza con il congresso nazionale, c’è chi sostiene che comunque questa fase di interregno non potrebbe essere guidata da Verini, del quale vengono chieste le dimissioni. «Verini deve sparire subito» ha intimato il sindaco di Gualdo Tadino Massimiliano Presciutti con un’espressione decisamente forte, forse troppo.

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La battaglia L’uscita del sindaco bocciano, che potrebbe essere uno dei papabili per la segreteria, ha fatto saltare sulla sedia in molti dentro il partito, dove il sospetto è che i bocciani vogliano riprendere il controllo del partito. Su Facebook, unico circolo aperto tutto il giorno, il dibattito impazza. L’ascaniano tuderte Andrea Vannini, reduce da una buona performance comunque non sufficiente per essere eletto, fiutata l’aria sbotta e, oltre a chiedere le dimissioni di Verini, spiega: «A tre giorni dalla più grande sconfitta subita in Umbria dal Pd i deus ex machina (si fa per dire) del nostro partito (cioè i maggiori responsabili della nostra sconfitta) già pensano – invece di fare la cosa più ovvia cioè andare a casa (traduzione di sparire) e pensare alla famiglia – a calare i loro robottini teleguidati per fargli fare il nuovo (!?) segretario regionale». A muovere, nelle prossime settimane, potrebbe essere la generazione dei 30-40enni, o almeno quella che è rimasta in piedi dopo l’uragano e che non traslocherà con Renzi.

Sereni Della necessità di un «congresso vero» parla anche l’umbra Marina Sereni, responsabile Enti locali della segreteria Zingaretti: «Serve una stagione completamente nuova, ripartiamo da chi ha sulle spalle meno anni e meno zavorre rispetto al passato». Secondo la franceschiniana bisogna «aprire porte e finestre a persone che hanno voglia di impegnarsi per ricostruire una forza di centrosinistra radicata nelle nostre comunità. Bisogna tornare a parlare con il popolo che ci ha girato le spalle e dobbiamo farlo in modo organizzato. Alla base della vittoria della Lega – anche in Umbria – c’è un lavoro sul territorio che non nasce ieri. Noi abbiamo pensato invece che il partito sopravvivesse comunque anche di fronte all’incuria, ai personalismi esasperati, alle divisioni interne che abbiamo conosciuto negli ultimi anni. E oggi semplicemente il Pd va ricostruito dalle fondamenta». La cosa certa è che i prossimi mesi non saranno un pranzo di gala.

Twitter @DanieleBovi

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