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giovedì 30 giugno - Aggiornato alle 21:19

Pd, parla Cardinali: «Al partito serve una costituente. Ci siamo staccati da una parte di popolo»

L’ex senatrice: «Parole d’ordine pluralità e collegialità. Correnti non sono più il modo di stare insieme»

Valeria Cardinali

di Daniele Bovi

Una «costituente» che, volendo usare un gioco di parole, possa fungere da ricostituente per un Pd tramortito dalla batosta del 4 marzo. Una «costituente alimentata da forze e competenze per capire cosa è successo, dato che ora serve una discussione vera e collegiale». A chiederla è la senatrice uscente Valeria Cardinali che torna a parlare dopo il caos liste (dalle quali l’ex assessore all’urbanistica di Perugia è stata esclusa) e il ko di domenica.

Cardinali, non si può non partire dalla notte del Nazareno che ha lasciato strascichi pesantissimi anche in Umbria.

«Quella notte, drammatica, è l’emblema di come è stato gestito il partito. Le liste sono state fatte a immagine e somiglianza del segretario; il metodo ha pesato molto. Quelle scelte hanno lacerato i territori e in Umbria non abbiamo riunito la direzione per dare indicazioni al segretario regionale».

In Umbria una direzione c’è stata.

«Lì è stato dato solo un giudizio positivo sugli uscenti. Abbiamo toccato con mano quanto nella gestione del partito siano mancati pluralismo e collegialità».

Non è certo la prima volta che succedono queste cose riguardo alla formazione delle liste.

«Sì ma la violenza di questa volta non si era mai vista».

Quali sono state a suo avviso le motivazioni di questa sconfitta così pesante?

«Intanto la sconfitta era prevedibile, ma non certo in questi termini. Hanno pesato due temi come sicurezza e immigrazione, oltre a quello del lavoro. Il governo ha fatto un ottimo lavoro su temi come i diritti civili e non solo, ma non è stato percepito anche se la comunicazione non c’entra. Penso ad esempio al pubblico impiego che ci ha voltato le spalle: cerchiamo di capire che risposte abbiamo dato dopo aver tagliato i ponti con i corpi intermedi. Di sicuro però ci siamo staccati da una parte di popolo, ma non si può ricondurre tutto alle politiche degli ultimi 3-4 anni e non è che ora togli Renzi hai risolto il problema. Altrettanto certamente abbiamo rappresentato un partito privo di identità e quindi i cittadini le risposte, anche a temi come sicurezza e solitudine, le hanno cercate altrove».

Una signora perugina di 83 anni a Repubblica domenica ha scritto che ai suoi tempi la sinistra rappresentava un orizzonte di speranza. Oggi no.

«Vero. Noi abbiamo provato a rispondere col passato, con quello che avevamo fatto, e poco con quello che avremmo voluto fare. Come se non avessimo più una funzione storica. Dobbiamo riappropriarci di temi come l’uguaglianza, la rappresentanza o la redistribuzione del reddito; oggi le persone hanno dei bisogni primari e la ripresa non ha fatto sentire i suoi effetti».

Quali specificità umbre ci sono nel risultato di domenica? Che impressione le hanno fatto le prime reazioni?

«Che tutti abbiamo delle responsabilità è vero – e io ovviamente mi prendo la mia parte – ma non possono essere ripartite in modo uguale. Non funziona neanche dire che abbiamo ottenuto il terzo miglior risultato d’Italia. Penso che a livello regionale dobbiamo aggiustare il tiro, ascoltando tutti e parlando di nuovi modelli, dallo sviluppo economico alla sanità, senza discutere dei nomi che li governano. Non dimentichiamo poi i dati sulla povertà».

Lì il governo regionale intanto è intervenuto con il reddito di inclusione.

«Sì però abbiamo bisogno di politiche di sistema. Guardi, bisogna rivedere le politiche di sviluppo, parlare di rimpasto sì o no è sbagliato».

Lei direbbe sì o no a un governo con il Movimento 5 stelle?

«Io non voglio un’alleanza, non tanto e non solo per gli insulti bensì perché abbiamo differenti programmi e obiettivi. Sono troppo diversi da noi, però evitiamo l’Aventino».

Lei conosce bene Perugia: come influiranno questi risultati sul percorso che porterà la città alle comunali del 2019?

«Intanto alcuni dati: il Movimento 5 stelle non cresce, Forza Italia, il partito del sindaco, ha perso molto mentre la Lega stravince e questo potrebbe anche influire sul governo cittadino. Per noi indipendentemente da ciò si apre uno spazio per ragionare. Da parte nostra è arrivato il momento di dire con chiarezza qual è la visione di città, dire cosa vogliamo fare noi dato che loro hanno più che altro portato avanti cose avviate da altri».

Nell’ottica di una possibile coalizione il Pd in città ha un problema notevole: la quasi completa sparizione delle forze alla sua sinistra.

«È chiaro che c’è un problema visti i risultati e quindi bisogna fare molta attenzione prima di rompere quello che c’è. Il centrosinistra va ricostruito, un contenitore di tutte le forze di centrosinistra credo sia utile. Bisogna riannodare tutti i fili ed essere inclusivi a partire dalla leadership. Troviamo i punti che ci uniscono, non quelli che ci dividono. Bene l’apertura alla società civile, ma il civismo non può sostituire i partiti e ci vuole quello vero, non come quello del governo perugino».

Attenzione però a Perugia a confondere i risultati di Forza Italia con le potenzialità del candidato Andrea Romizi, che è un ‘partito’ a sé stante.

«Anche questo è vero, tanto che ci ha fatto dimenticare a tutti di esserne stato il coordinatore provinciale. Nel governo c’è un po’ di civismo ma si tratta di una giunta di centrodestra e a farla da padrona ora è la Lega. Domenica comunque la spinta elettorale del sindaco, così come quella di FdI, non si è vista».

L’assemblea dei sindaci in Umbria è stata una prima reazione dopo la disfatta. Come può ripartire il Pd?

«Innanzitutto di fronte a un fatto straordinario pure la reazione dovrà essere straordinaria. Dobbiamo ripartire dalle ceneri e non possiamo farlo iniziando dai nomi, serve una costituente con forze e competenze per capire cosa è successo; una discussione vera e collegiale, su chi siamo e chi vogliamo rappresentare, cioè quello che non è successo dopo il 4 dicembre. Quanto ai congressi non ci devono essere scorciatoie, si deve discutere senza pensare alle rivincite e diffido di chi ha le ricette in tasca. Di fronte alla nostra gente disorientata ricominciamo dall’abc, dimissioni della segreteria e azzeramento delle apicalità sono atti dovuti. La classe dirigente si è dimostrata inadeguata, per questo le dimissioni sono giuste. A Roma come in Umbria il criterio per stare nella “stanza dei bottoni” non può essere quello di essere “l’amico del capo”. Pensiamo all’organizzazione del partito, che conta, rimettendo in moto i circoli. Quanto all’incontro dei sindaci ben vengano, chi si è arrovellato per decidere se venire o no o ha pensato più a chi ha l’organizzato sbaglia ancora una volta. E poi non cerchiamo sempre di cavare gli occhi a chi ha votato altri partiti: spesso è gente nostra e denigrare le risposte che hanno dato loro le altre formazioni politiche è un errore. Da ultimo voglio dire una cosa: smettiamola a tutti i livelli di fare i tifosi; riguardo alle correnti, non sono più il motore per stare insieme anche perché vorrei ricordare che non c’è più niente da spartire. Saranno le prime risposte a dire se abbiamo capito o no quanto successo il 4 marzo».

Twitter @DanieleBovi

Una replica a “Pd, parla Cardinali: «Al partito serve una costituente. Ci siamo staccati da una parte di popolo»”

  1. Tancredi boco ha detto:

    Ciao Valeria , condivido molto di quello che dici ma ci sono altrettante cose che non capisco . Le correnti chi le ha create ? ?
    C’e il tifo perché qualcuno ha creato le correnti e gruppi chiusi . Le correnti servono ?? Avete deciso voi politici di crearle e come usarle e non è da oggi ma santissimi anno questo succede !
    Si è perso il contatto con la base ! Anche questo è da molti anni che si è persa !
    GLI ELETTORI DEL PD NON SONO PIÙ QUELLI DI 30 anni fa , cercate di capire chi sono e che apporto danno .
    Perugia non presentatevi con la stessa squadra che abbiamo perso 4 anni fa sarebbe ridicolo . La politica nei territori si fa tutti i giorni . I circoli bisogna frequentarli per essere votati .
    Abbiamo perso ma non per le candidature sbagliate , ma per le grandi litigate e divisioni continue che ci sono state questi ultimi 5anni . Abbiamo perso la nostra identità perché abbiamo continuamente appoggiato i governi degli altri , quelli di transizione e quelli tecnici ! Abbiamo perso perché in parlamento siamo noi del PD CHE VOTAVSMO CONTRO LE LEGGI CHE NOI STESSI FACEVAMO . Valeria ti voglio bene ma è ora passata per un confronto vero nei territori , ma dentro i CIRCOLI !
    Grazie s te e a tutti i politici del PD che intenderanno con noi BASE costruire una relazione VERA !!

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