mercoledì 17 luglio - Aggiornato alle 03:33

Pd, i 104: «Vogliamo solo confronto, se non ci buttano fuori rimaniamo. No a caminetti di nominati»

Prosegue lo scontro su chi controlla il partito verso le regionali: «Non abbiamo ammazzato nessuno. Lista autonoma? Non siamo sull’uscio»

Chiacchieroni, Cristofani e Ciliberti

di Daniele Bovi

«Non poniamo date né diamo le 48 ore, ma se è vero che si vuole individuare un candidato entro la fine di luglio, è la logica che impone di fare presto». Chiedono una risposta in tempi brevi al commissario del Pd Walter Verini i 104 membri dell’assemblea regionale, per la maggior parte marinian-bocciani, che sabato mattina hanno parlato per bocca di Sauro Cristofani, Franco Ciliberti e Gianfranco Chiacchieroni, capogruppo dem in consiglio regionale. Lo scontro – feroce – è deflagrato venerdì quando i 104 sono tornati alla carica del commissario, provocando così la reazione dei vertici nazionali sullo scioglimento dell’assemblea che, secondo i 104, «è nel pieno delle funzioni». «Non abbiamo rubato, non abbiamo ammazzato – dice accorato Cristofani rispondendo alle domande dei giornalisti – o violentato bambini. Se l’assemblea va sciolta ce lo diranno gli organismi interni».

L’ATTACCO E LA REAZIONE DI ROMA

Chi guida? Nella sede di via Bonazzi ci sono l’ex deputato Giampiero Giulietti, le consigliere comunali Elena Ranfa ed Erika Borghesi, l’assessore regionale Fernanda Cecchini, l’ex consigliere comunale Alvaro Mirabassi, Diego Pierotti (segretario provinciale dei Giovani democratici), Mario Rosi da Umbertide, Martina Guido da Corciano e Simone Berrettini. I 104 in realtà, tra i quali c’è anche Nicola Mariuccini, sono un po’ meno perché alcuni si sono sfilati mentre gli ascaniani, giovedì sera, si sono dissociati dal duro comunicato con cui veniva convocata la conferenza stampa. Lo scontro totale, come sottolineato più volte negli ultimi giorni, è su chi controllerà linea politica e candidature in vista delle regionali; il tutto reso ancora più incandescente dalla prospettiva di una sconfitta, che garantirebbe l’elezione di non più di 3 o 4 consiglieri.

Lo scontro Da una parte ci sono il commissario e i suoi sostenitori che giudicano l’assemblea (frutto di liste bloccate) un organismo politicamente defunto viste le dimissioni del segretario e dove, su 41 sindaci eletti, ne rimangono 11; dall’altra i 104 secondo i quali «Verini rappresenta una parte. C’è un organo eletto da più di 20 mila persone, che ha questa forza e che non può essere delegittimato perché frutto di un’altra epoca o, magari, perché si pensa che sia frutto di voto di scambio o clientelismo; a oggi per noi è l’organo che rappresenta il dibattito del Pd». Un muro contro muro. «Ieri – attacca ancora Cristofani – Roma ha spiegato che sono state avviate le pratiche per lo scioglimento, quindi il 12 giugno quando abbiamo fatto la nostra richiesta l’assemblea era nella pienezza delle sue funzioni. C’è una minoranza che cerca di non tenere conto delle dialettiche interne e dei rapporti di forza». E le stesse «fonti vicine alle segreteria nazionale» sabato pomeriggio fanno sapere che la lettera per lo scioglimento è stata inviata e che sarà celebrato «in un tempo congruo il congresso regionale, mettendo il Pd umbro nelle condizioni di rivolgersi alla società regionale con il necessario grado di discontinuità».

Vogliamo il confronto La richiesta di fondo è quella di dare vita a «un momento di confronto e di partecipazione vero e ampio dentro il Pd, dato che a oggi non c’è un luogo per discutere», e la proposta messa sul tavolo negli ultimi giorni di trattativa sull’asse Perugia-Roma, cioè quella di dare vita a un organismo ampio, rappresentativo di tutte le anime con dentro consiglieri regionali, sindaci, parlamentari e segretari, non piace: «Non capiamo perché – dice Cristofani – si debbano costituire organi di nominati dai quali non ci sentiamo rappresentati; il consenso è una cosa seria, la comunità umbra si è espressa a dicembre e quello mi sembra tanto un caminetto. Noi siamo pronti a congresso e primarie». Vista la profondità della frattura, più d’uno pensa ormai che i 104 potrebbero anche dire addio prendendo le mosse dalle vicende delle ultime settimane e presentare una propria lista: «Il Pd è casa nostra – risponde Cristofani – e ci offende sentir dire che siamo sull’uscio, noi abbiamo vinto il congresso». «Se non ci buttano fuori – gli fa eco Ciliberti – noi siamo qui». Lo battaglia interna sulle macerie fumanti del partito va avanti.

La risposta di Cardinali «È ora di farla finita – ha risposto nel pomeriggio Valeria Cardinali, membro della Direzione nazionale dem – con le polemiche interne che interessano solo pochi intimi. Il vertice nazionale del Pd, che ha tentato di lavorare con il Commissario per far cessare polemiche pretestuose e dannose, confermando ciò che era chiaro fin dal primo momento: l’assemblea regionale è decaduta, lo sono tutti gli organismi del pd umbro eletti congiuntamente al segretario Bocci». L’ex senatrice parla di discussione «dannosa e incomprensibile» e spiega che sarà formato un organismo ampio, rappresentativo, plurale, aperto nel quale verranno prese le decisioni insieme al Commissario. Ci saranno segretari Pd delle città, sindaci, parlamentari, consiglieri regionali, membri dell’assemblea nazionale, fondatori del Pd. Un luogo di garanzia per tutti. Per chi vuole guardare al futuro dell’Umbria, senza rimanere inchiodati a logiche e metodi che hanno arrecato fin troppi danni. Mi auguro che tutti vogliano dare una mano, senza ostacolare un Pd che vuole rigenerarsi e battersi per scrivere nuove pagine per il futuro di questa regione

Twitter @DanieleBovi

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