lunedì 16 settembre - Aggiornato alle 23:01

Pd, è rottura: i 104 tornano alla carica di Verini e Roma reagisce: «Assemblea regionale è sciolta»

Gli oppositori del commissario convocano una conferenza stampa: «Gestione dannosa e inadeguata». La reazione dei vertici dopo giorni di trattative

Walter Verini (foto U24)

di Daniele Bovi

La rottura arriva in un torrido venerdì, segnato dall’ennesima battaglia sulle macerie fumanti del partito e al termine di trattative andate avanti per giorni. Secondo le agenzie «fonti vicine alla segreteria nazionale fanno sapere che si stanno predisponendo gli atti per lo scioglimento dell’Assemblea regionale del partito». Le stesse fonti che più tardi preciseranno che «la volontà espressa con il commissariamento coinvolgeva tutti gli organismi a partire dell’Assemblea regionale del partito. Al commissario il compito di gestire questa fase in modo collegiale e largo». Un messaggio lanciato non a caso venerdì dato che qualche ora prima i 104 membri dell’assemblea (nella quasi totalità marinian-bocciani) che con l’ormai arcinota lettera avevano chiesto a Verini la convocazione dell’organismo e un congresso straordinario, erano pesantemente tornati alla carica del commissario.

L’attacco Per sabato mattina è stata convocata una conferenza stampa nella sede del partito con un comunicato molto duro: «Prima che sia troppo tardi, riteniamo di dover dissociare le nostre responsabilità di dirigenti del Pd dell’Umbria – scrivono – da coloro che, pur avendo la possibilità di attivare le procedure per ripristinare la piena vita democratica del partito, persistono nel sostenere una inadeguata, dannosa e inconcludente gestione commissariale». «Ci preoccupa inoltre – aggiungono – che gli stessi organismi dirigenti nazionali non valutino appieno le conseguenze negative che possono derivare dal mantenimento di una gestione commissariale -proprio in una delle regioni di più antica capacità di governo della sinistra e del centrosinistra – che delegittima l’azione politica del partito difronte alle altre forze politiche e a tutte le componenti economico – sociali della comunità regionale». Parole dalle quali in queste ore anche alcuni dei 104 si stanno dissociando.

Tensione altissima Righe che hanno fatto salire la tensione nel partito umbro a livelli di guardia, e che hanno provocato la reazione dei vertici nazionali fatta filtrare attraverso le agenzie. Il colpo viene battuto dopo giornate segnate da lunghe e complesse trattative tra i due fronti. Al centro di tutto c’è un tema tutto sommato semplice: chi controlla il partito da qui alle regionali di fine novembre? Chi decide le candidature e sulla base di quali criteri? Lo scontro è tutto qui: da una parte c’è il commissario che ha messo sul tavolo un gruppo di lavoro (una sorta di segreteria) e un organismo largo per discutere di tutto e, dall’altra, i 104 secondo i quali l’assemblea (per la quale in condizioni normali sarebbero passate le decisioni più rilevanti) è pienamente operativa, tanto da aver preso carta e penna chiedendo lumi alla Commissione nazionale di garanzia.

Le trattative Uno scontro reso ancora più feroce dalla prospettiva di una sconfitta che potrebbe garantire ai dem un massimo di 3-4 posti in consiglio regionale. Gli ultimi giorni sono stati segnati dalle trattative andate avanti sull’asse Perugia-Roma, con un confronto che ha coinvolto anche Andrea Orlando e Donatella Porzi. Il commissario e il nazionale si erano detti disponibili a creare le condizioni per dare vita a un organo anche più ampio dell’assemblea, garantendo pluralismo e collegialità, purché venisse sgombrato il campo dalla presenza di un organismo che, al di là dei formalismi, viene giudicato politicamente morto. Un’offerta respinta 48 ore fa e finita in un cassetto dopo il comunicato di venerdì; e ora c’è pure chi scorge all’orizzonte il rischio di una scissione in vista delle regionali.

Ascani si smarca A smarcarsi dai 104 è anche l’area che fa riferimento ad Anna Ascani: «Ci dissociamo – dicono – dalla conferenza stampa di cui non eravamo a conoscenza». Anche se questo ovviamente non significa mettere da parte le critiche: «Siamo stati i primi subito dopo la nomina del commissario Verini – scrivono – a esprime perplessità ma lo abbiamo fatto nelle sedi opportune. Così come a più riprese sia da componenti della segreteria regionale che successivamente ci siamo espressi per chiedere a gran voce di tornare a discutere, a parlare a confrontarci chiedendo la convocazione dell’assemblea regionale. Lo abbiamo fatto per rispetto dei nostri iscritti, lo abbiamo fatto consapevoli della gravità del momento e delle necessità di confrontarci nelle sedi opportune e dar modo anche a chi non ne ha avuto la possibilità, di dare un proprio contributo

Twitter @DanieleBovi

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