mercoledì 23 ottobre - Aggiornato alle 23:53

Pd, dopo l’appello di Di Maio parte il dibattito sulle condizioni. I punti: dal presidente alle liste

A poche ore dalla lettera si accende il confronto tra i dem. Bori e il renziano Preiti chiedono di azzerare le candidature

Walter Verini

L’appello di Luigi Di Maio ha scombussolato totalmente il quadro del centrosinistra, in vista delle elezioni regionali. Praticamente tutte le forze politiche hanno detto di sì, ma l’attenzione ovviamente si concentra sul Pd e sulle condizioni poste da Di Maio per sostenere una coalizione. Di certo, la questione sarà sotto i riflettori nei prossimi giorni. Il commissario del Pd umbro, Walter Verini ha commentato: «Di Maio offre un terreno di confronto con alcuni punti certamente condivisibili e da noi già da tempo acquisiti e altri sui quali confrontarci». E proprio sul chiarimento di questi punti si è già acceso il dibattito.

Le condizioni Per avere l’adesione del M5s, Di Maio sostiene che ogni partito dovrà «con il proprio simbolo in sostegno di un presidente civico e con un programma comune. Ma senza pretendere nulla sulla composizione della giunta e sulle dinamiche del governo regionale». Seconda condizione che i partiti «mettano fuori dalle liste quei candidati che hanno avuto a che fare con il passato di questa regione e gli impresentabili». Stabilito ciò, si chiede a tutti che «sottoscrivano insieme a noi un appello ai cittadini, proponendo alle migliori risorse di questa regione di farsi avanti» per arrivare a un governo di «super-competenti».

Candidato presidente Sulla rinuncia a un proprio presidente, il Pd ha già deciso da tempo. Per il ruolo di candidato presidente, in campo c’è l’ex presidente di Confcoooperative regionale Andrea Fora. Un civico, che quindi potrebbe guidare la coalizione immaginata da Di Maio. Da chiarire c’è per quali ruoli si debba avanzare l’appello a farsi avanti. Particolare che verrà chiarito negli incontri operativi che ci saranno nei prossimi giorni.

La lista C’è poi la questione delle liste. Nel Pd, dopo lungo dibattito, finora era prevalsa l’idea di un mix tra facce nuove e candidati al secondo mandato. Chi sono quelli che «hanno avuto a che fare con il passato e gli impresentabili»? Chi è rimasto implicato in Concorsopoli o l’interpretazione è più ampia? Intanto c’è chi, prendendo a pretesto le parole di Di Maio, torna alla carica. Ad esempio l’ex consigliere comunale di Perugia, Tommaso Bori, che vorrebbe un posto in lista a Perugia, magari a discapito dell’uscente Giacomo Leonelli. «Lasciare che la partita del rinnovamento e del cambiamento sia giocata fuori dal Partito democratico sarebbe un grave errore per il Pd locale e nazionale – scrive Bori su Facebook -. Dobbiamo esserne pienamente protagonisti, non subire le richieste della società umbra e di altre forze politiche, ma fare scelte consapevoli e necessarie. La ricetta è una ed una sola: energie nuove, idee nuove e volti nuovi (ma non inventati). Non si chiede un passo indietro a nessuno, ma un elegante passo di lato che consenta a tutti di aprire una nuova stagione in Umbria».

Preiti: «Resettiamo le liste» Anche Nicola Preiti, coordinatore di uno dei Comitati civici azione civile di stampo renziano lo chiede. Definendo la proposta di Di Maio «molto generosa» dice che che «il Pd non la può rifiutare» perché farla naufragare «sarebbe una responsabilità troppo grande per tutti». Sulle condizioni, per Preiti «trovano largo consenso nel popolo del Pd e del centrosinistra e quindi per noi, del tutto condivisibili e da accogliere». Dunque «con coraggio il Pd dell’Umbria accolga tutte le richieste, resetti le liste che stava malamente costruendo senza condivisione, con le consuete modalità e sulla base del vecchio criterio di spartizione (come se non fosse successo niente). Si metta al tavolo, senza egoismi, con i 5S e tutte le forze civiche e contribuisca al progetto per dare un prospero futuro all’Umbria».

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