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sabato 2 luglio - Aggiornato alle 20:23

Pd, ‘club dei non allineati’ per rompere schema correntizio e ripartire. Per la reggenza anche Verini

Domenica a Perugia l’assemblea convocata da un gruppo di sindaci: «Non siamo un ‘partito’, serve discutere». Parlerà anche Boccali

Il simbolo del Pd (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Più che il partito dei sindaci, come è stato sbrigativamente chiamato, una sorta di ‘club dei non allineati’, di quelli che si sono già tirati fuori – o che hanno l’intenzione di farlo – dalle guerre correntizie. Sono loro ad aver cominciato a far circolare da qualche ora, tra Whatsapp, Facebook e altri social media, il volantino che invita a partecipare all’iniziativa programmata per domenica alle 10 al circolo Acli di Sant’Andrea d’Agliano. Le firme sono di alcuni sindaci dem come Alfio Todini (Marsciano), Nando Mismetti (Foligno), Andrea Pensi (Gualdo Cattaneo), Francesco De Rebotti (Narni), Massimiliano Presciutti (Gualdo Tadino), Federico Gori (Montecchio) e Giuseppe Germani (Orvieto). Nomi in passato e in alcuni casi tuttora ascrivibili a vario titolo a questa o a quella corrente e che ora hanno l’intenzione in primis di battere un colpo dopo il pesantissimo ko di domenica.

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Anche Boccali «Non è una sconfitta elettorale – scrivono citando un passaggio dell’articolo di Michele Serra uscito nei giorni scorsi su Repubblica – sono le anime senza corpo della sinistra che non c’è». L’invito è rivolto a tutti, dagli elettori ai simpatizzanti; in sala ci saranno probabilmente pezzi di sindacato e dell’associazionismo e l’invito è stato mandato pure all’ex sindaco di Perugia Wladimiro Boccali che, libro-intervista a parte, tornerà dopo anni a parlare in pubblico per dire alcune cose: in primis che lui è impegnato in altro e poi che c’è la necessità di discutere più di come ricostruire la barca comune democratica che di persone. L’iniziativa di domenica doveva nascere in un primo momento come una sorta di autoconvocazione dal basso, senza mettere al centro questo o quel nome.

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L’8 settembre Poi, complice anche il caos di queste ore, sono spuntati mano a mano i sindaci che vogliono evitare quello che qualcuno chiama «un 8 settembre per il Pd». Un’assunzione di responsabilità collettiva e l’avvio di una discussione per dire alcune cose, come la necessità dell’uscita di scena del gruppo dirigente nazionale e lo stop alla guerriglia tra i maggiorenti umbri (vedi, in primis, il dualismo Bocci-Marini). «Domenica – dicono – è stato spazzato via tutto; la discussione non è più tutta interna a un esercito vincitore, dentro il quale ognuno spostava le proprie truppe». I segnali come quelli arrivati da un’intervista dell’assessore alla sanità Luca Barberini preoccupano in tal senso. Serve il disarmo e la rottura dello schema correntizio, dei personalismi e dei leaderismi.

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La reggenza Altri sottolineano l’esigenza di una discussione vera, che non c’è stata, dal ko di Perugia del 2014 al referendum fino al caso che ha attanagliato Terni, e non solo. L’assemblea di domenica però dovrà schivare il rischio di trasformarsi in uno sfogatoio per scaricare i malumori e le recriminazioni. Il programma è semplice: introduzione affidata a uno tra De Rebotti o Todini per chiarire il senso dell’iniziativa e poi microfono aperto a tutti. Meno semplice sarà capire come traghettare il partito dopo le dimissioni del segretario Giacomo Leonelli anche se uno schema c’è ed è quello di una reggenza a più voci, rappresentativa del partito e dei diversi ruoli, dai parlamentari (Verini?) agli amministratori (De Rebotti o Todini?) senza cadere nel gioco delle correnti.

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Congresso e ruoli L’altra variabile da tenere in considerazione è quella che guarda al prossimo congresso, con la discesa in campo del presidente del Lazio Nicola Zingaretti (sullo sfondo c’è anche l’ipotesi Carlo Calenda) che di certo scalderà il cuore di parecchi dem umbri; gli stessi che avrebbero voluto una mossa simile ben prima dell’arrivo del ciclone Renzi, senza aspettare che la vecchia guardia desse loro il permesso di prendere il timone del partito. In questo quadro ci sono anche quelli che per i futuri ruoli apicali del partito umbro chiedono uno stop «alle controfigure» di questo o di quello: dovranno essere i pezzi da 90 a farsi carico del governo del partito. E su tutti incombe un ciclo elettorale tostissimo: amministrative a maggio con, tra le altre, Terni, Spoleto, Umbertide e Corciano, Perugia e un’altra cinquantina di Comuni nel 2019 e le regionali nel 2020 dove il centrodestra potrebbe anche schierare l’artiglieria pesante, cioè Andrea Romizi o Donatella Tesei.

Twitter @DanieleBovi

Una replica a “Pd, ‘club dei non allineati’ per rompere schema correntizio e ripartire. Per la reggenza anche Verini”

  1. Maria grazia ha detto:

    Onestà intellettuale zero, il civismo chi l ha decantato non sa neanche dove sta di casa, i circoli sono diventati salottini a fini propri, si pensa solo e soltanto al proprio reddito ed io, coloro che hanno combattuto per ideali ed eguaglianza si staranno girando nelle tombe, troppe tessere sono e saranno riconsegnate, i caminetti più di prima e meglio di prima vergogna, la débâcle è ancora troppo sottile

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