lunedì 27 gennaio - Aggiornato alle 02:53

Pd, Bottini ritira le dimissioni ma nel partito si è aperto il congresso: tregua fino alle elezioni

Bottini ha ritirato le dimissioni (foto F.Troccoli)

Bottini ha ritirato le dimissioni (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi
Twitter @DanieleBovi

Con largo anticipo rispetto alla tabella di marcia, nel Pd umbro è di fatto iniziata la fase congressuale. Effetto anche del risultato delle parlamentarie che hanno messo ko un segretario Bottini che sabato mattina, dopo tre ore di una direzione regionale a tratti molto aspra, ha accettato di ritirare le dimissioni. Una fiducia accordatata all’unanimità dai membri della direzione ma a tempo: ora, fino alla fine di febbraio, serve una guida al partito per portarlo alle elezioni tra i marosi della campagna elettorale; ma dal giorno dopo i tanti temi messi sul tappeto sabato mattina dovranno tutti essere discussi. Di fatto, è l’apertura di un congresso fatta da una sala, quella del Pd di piazza della Repubblica, stracolma e attenta. L’altro tema del giorno, quello caldissimo della formazione delle liste, ha l’esito previsto: si spedisce a Roma semplicemente il risultato delle primarie, poi ci penserà Largo del Nazareno a compilarle ma con una richiesta, ovvero che i nomi imposti siano tre e non quattro. Non se ne farà niente probabilmente, ma il segnale è stato lanciato.

Parla Bottini A dare il la è il segretario che ribadisce il successo delle primarie, parla «di qualche linearità politica e di qualche passaggio che è saltato», di «meccanismi di selezione perfettibili» e poi va al motivo di scontro coi 40enni, ovvero «il rapporto tra politica e istituzioni che deve essere sempre corretto: serve collaborazione per operare al meglio. Le istituzioni sono fragili a causa di molti problemi e anche il sistema politico deve mostrare reciprocità e comprensione, senza prevaricazioni». E poi c’è il tema «del rinnovamento». Rossi e Giovanetti sostengono che il segretario lo ha fatto, Bottini lo rivendica e Boccali spiega che «la ruota ha girato in tutta Italia, non solo in Umbria» mentre il segretario sostiene che da solo il rinnovamento non basta: «Occorre tradurlo in cambiamento». Da ultimo un accenno alle dimissioni, «giuste da fare dopo un risultato che parla in modo chiaro». Insomma, una relazione di ricucitura apprezzata dalla stragrande maggioranza della direzione.

Congresso Il primo a pronunciare la parola «congresso» è il sindaco di Perugia Wladimiro Boccali, secondo il quale andrebbe costruito non tanto su una resa dei conti o su una spaccatura tra il livello politico e quello amministrativo («siamo tutti dirigenti del partito, io sono uno di questi momentaneamente prestato alla amministrazione») ma sulla «voglia di cambiamento emersa chiaramente il 25 novembre». «A Lamberto dico però attenzione a non usare – osserva il sindaco – gli argomenti della destra contro gli amministratori. Non è che prima eravamo quattro ragazzotti e ora all’improvviso potenze che spostano migliaia di voti». D’accordo sull’aprire «una discussione vera» dopo le elezioni Piero Mignini, Franco Parlavecchio, Alfio Todini e la presidente Marini: «C’è una serie di temi da discutere – ha detto nell’intervento che ha chiuso la mattinata – ma non oggi. Servono i tempi adeguati. Ora pensiamo alle elezioni di febbraio che andranno non vinte bensì stravinte».

Bracco attacca Nel suo duro intervento di cui si dirà anche più avanti, Fabrizio Bracco mette sul tavolo anche il problema della «debolezza strutturale del partito: mancano luoghi di sintesi e di crescita». Un partito debole secondo Mario Giovanetti «anche perché spesso gli amministratori non danno una mano». Ma a scuotere la platea è ancora Bracco che fa entrare in sala il convitato di pietra dei ricorsi e dei sospetti di brogli: «Non possiamo far finta di nulla o altrimenti mostriamo poco rispetto verso gli elettori. Siamo tornati – dice riferendosi ai sospetti di firme in stampatello e “X” in quel di Gualdo Cattaneo – agli analfabeti che firmano con le croci o siamo una regione evoluta? Spetta ai segretari provinciali dirci che è tutto normale e fare chiarezza, ma non ci si può limitare a stendere un velo pietoso. In questo caso avrebbe ragione Parlavecchio: la prossima volta non ci fideremmo più l’uno dell’altro». Quel Parlavecchio che riferendosi ai sospetti su alcuni risultati di Perugia dice chiaro e tondo che «a farmi prendere per il culo non ci sto».

Rossi sulla graticola Sulla graticola così finisce Dante Andrea Rossi, dato sempre più in bilico. Bracco lo azzanna: «Non accetto la sua conferenza stampa, ci vuole una faccia di bronzo per venire ad insegnare a me l’autonomia del partito. E poi non capisco come si possa tranquillamente dire “io ho il mio candidato”. Da segretario questo non l’ho mai fatto». E poi sono bordate sulle accuse rivolte agli staff degli amministratori che avrebbero fatto campagna elettorale: «Quelli del segretario la possono fare e quelli degli amministratori no? Hai detto cose di una scorrettezza assoluta». Boccali rincara sostenendo «che non si può far finta di nulla e che servono più regole e più trasparenza», Todini parla di «affermazioni sgradevoli: il mio territorio, insieme ad altri, andrebbe processato in base al mancato rispetto di un accordo che non si sa chi ha sottoscritto e quando?».

La difesa La risposta è no e Rossi tenta la difesa: «Non ho accusato gli amministratori – dice – e il rinnovamento è un po’ merito anche del partito». In tema di trasparenza sostiene che «è stata garantita quella massima» e l’oggetto dei suoi rimbrotti sono quei giovani (quelli intorno a Valeria Cardinali) che hanno «alimentato la polemica da sabato notte: tutti possono contestare, ma l’immagine del partito e la sua dignità non può essere messa in discussione». Da ultimo disegna primarie che assomigliano più a un congresso: «E’ uscita – ha detto – una maggioranza diversa rispetto a quella che ha eletto il segretario». Todini non gradisce troppo: «Non mi sento del tutto rassicurato da Rossi». La discussione, come detto,è stata chiusa dalla presidente mentre tutti i parlamentari ascoltano e, in fondo alla sala, Bocci e Lorenzetti sono in ultima e penultima fila tra risate e qualche battuta.

Parla la presidente La Marini nel suo intervento ha ricordato che la campagna elettorale contro i centristi sarà «molto serrata» e che anche il partito «deve risposizionarsi verso l’esterno». Il fatto poi che una 25enne (Anna Ascani) sia stata più votata di alcuni uomini per lei «è un grande risultato politico e non un fattore di debolezza». E dopo aver mostrato apprezzamento per la «scelta di apertura» delle primarie, Marini ha ringraziato i parlamentari per il lavoro svolto e si è sganciata dal coro unanime di quelli che chiedono a Roma di imporre 3 nomi e non 4 (numero considerato una «sproporzione inaccettabile» da Giovannetti): «Attenzione – ha detto la presidente – al messaggio che diamo all’esterno. Se il partito ritiene che ci sono parlamentari che possono stare nella quota bene così. Non usiamo le quote per risolvere i nostri problemi interni». I nomi sono quelli che girano da giorni, con le indiscrezioni che parlano di Ermete Realacci e quindi dello spostamento di Nadia Ginetti in Toscana. Per il resto, spazio a Verini, Marina Sereni e Silvano Rometti. Da ultimo però la presidente ha parlato anche di rinnovamento guardando a quello che accade fuori dal partito: «Vedremo cosa succederà dentro l’Università di Perugia ma intanto, per esempio, sindacati e associazioni che cosa stanno facendo per favorire il rinnovamento?».

4 risposte a “Pd, Bottini ritira le dimissioni ma nel partito si è aperto il congresso: tregua fino alle elezioni”

  1. […] umbro non fosse ancora stato percorso dalle polemiche che hanno portato alle dimissioni (poi ritirate) del segretario Bottini. Insomma, che il mondo fosse un […]

  2. […] riconsidereremo il ruolo politico tenuto finora in questa regione». E per il Pd umbro, dopo la tregua interna rischia di aprirsi un altro […]

  3. […] I Re Magi umbri sono quattro e non tre e portano non oro, incenso e mirra bensì la richiesta partorita dalla direzione regionale di sabato: i nomi imposti da Roma devono essere tre e non quattro. Numero che il segretario provinciale della […]

  4. […] I Re Magi umbri sono quattro e non tre e portano non oro, incenso e mirra bensì la richiesta partorita dalla direzione regionale di sabato: i nomi imposti da Roma devono essere tre e non quattro. Numero che il segretario provinciale della […]

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